Bridgerton 5 arriverà nel 2027, ma la notizia vera non è solo la data. Netflix ha deciso che la nuova stagione metterà al centro la storia d’amore tra Francesca Bridgerton e Michaela Stirling, trasformando di fatto il percorso romantico raccontato da Julia Quinn nel romanzo When He Was Wicked. E qui il dibattito è servito, perché nei libri il grande amore di Francesca non è Michaela, ma Michael Stirling. Non una differenza da poco, non un dettaglio laterale, non un cambio di pettinatura. È una modifica enorme.
La serie Netflix, quindi, non sta semplicemente adattando il romanzo. Lo sta riscrivendo in un punto molto delicato. Michael Stirling, nei libri, è il cugino di John Stirling e diventa una figura centrale nella vita di Francesca dopo la morte del marito. Nella versione televisiva, invece, Michael diventa Michaela, interpretata da Masali Baduza, e la quinta stagione racconterà una relazione queer tra lei e Francesca. Netflix ha già presentato la scelta come un passaggio storico per la serie, la prima stagione di Bridgerton costruita attorno a una coppia dello stesso sesso.
Ora, diciamolo senza girarci troppo intorno: per una parte dei fan questa non è inclusione naturale, ma una scelta fatta per inseguire una direzione molto “woke”. E il problema non è raccontare una storia queer. Il problema è prendere una storia già esistente, amata da milioni di lettrici e lettori, e cambiarne il cuore romantico per mandare un messaggio contemporaneo.
Perché Bridgerton non parte da zero. Non è una serie originale in cui gli sceneggiatori possono inventare tutto da capo senza urtare aspettative precise. È tratta da romanzi con coppie, archi narrativi e dinamiche già scolpite nell’immaginario dei fan. Francesca e Michael hanno una storia molto specifica, fatta di lutto, desiderio, colpa, rinascita, maternità mancata e seconde possibilità. Cambiare Michael in Michaela non significa solo cambiare genere a un personaggio. Significa cambiare inevitabilmente il tipo di conflitto, il tipo di tensione, il contesto sociale e il senso stesso di alcuni passaggi.
Ed è qui che la scelta rischia di sembrare più politica che narrativa. La showrunner Jess Brownell ha spiegato che voleva raccontare una storia queer dentro Bridgerton e che Francesca le sembrava il personaggio giusto per farlo. Ha parlato di desiderio trattenuto, rappresentazione e possibilità di vedere anche l’amore queer dentro una grande fantasia romantica. Tutto legittimo, per carità. Ma resta una domanda: era necessario riscrivere proprio questa storia?
Perché Bridgerton aveva mille strade possibili. Poteva creare un nuovo personaggio. Poteva dare più spazio a un arco narrativo secondario. Poteva costruire una storia queer parallela senza toccare una delle coppie più attese dai lettori. Invece ha scelto la strada più rumorosa: prendere un romanzo amatissimo e modificarlo nel suo nucleo. E quando fai una cosa del genere, non puoi stupirti se una parte del pubblico si sente tradita.
Il rischio, infatti, è che la discussione divori la stagione ancora prima dell’uscita. Invece di parlare di Francesca, del suo dolore, della sua evoluzione e del suo nuovo amore, molti parleranno solo del cambio da Michael a Michaela. E questo è un peccato anche per le attrici, perché Hannah Dodd e Masali Baduza finiranno inevitabilmente dentro una polemica che nasce molto prima delle loro interpretazioni.
C’è anche un altro aspetto da considerare. Bridgerton ha sempre giocato con una fantasia storica molto libera: cast inclusivo, musica pop riarrangiata, estetica moderna, regole sociali rilette in chiave contemporanea. Quindi nessuno pretende un documentario sulla Reggenza inglese, ci mancherebbe. Però una cosa è aggiornare il mondo intorno ai personaggi, un’altra è cambiare l’identità di una storia d’amore già scritta. La prima scelta può ampliare l’immaginario. La seconda può far pensare a una sostituzione.
E qui arriva la critica più forte: Netflix sembra voler dire ai fan dei libri “la vostra versione non basta più”. Come se una storia romantica eterosessuale, per essere interessante oggi, dovesse essere corretta, aggiornata, resa più allineata al presente. Ma non tutto ha bisogno di essere ricalibrato per diventare moderno. A volte basta raccontare bene quello che c’è già.
Poi magari Bridgerton 5 funzionerà. Magari Francesca e Michaela avranno chimica, intensità, scrittura solida. Magari molti spettatori, anche scettici, si faranno conquistare. Però resta il punto di partenza: questa non è la storia dei libri. È una reinterpretazione pesante, molto voluta, molto ideologica nella percezione di tanti fan, e Netflix dovrà accettare anche le critiche senza liquidarle come semplice chiusura mentale.
Perché amare una storia significa anche volerla vedere rispettata. E non tutti quelli che criticano questa scelta stanno criticando una storia queer. Molti stanno criticando il fatto che la storia di Francesca e Michael sia stata trasformata in altro.
Tu cosa ne pensi: Netflix ha fatto bene a cambiare Michael in Michaela o Bridgerton 5 sta forzando troppo la mano per inseguire una scelta woke? Scrivilo nei commenti e dimmi la tua.


