Buon compleanno Daniele Silvestri: oggi, 18 agosto 2026, il cantautore romano compie 58 anni. Una buona occasione per riascoltare Salirò, Le cose in comune, Cohiba, La paranza o A bocca chiusa, ma anche per raccontare qualche episodio meno conosciuto di una carriera iniziata più di trent’anni fa.
Perché Silvestri è uno di quegli artisti che sembrano essere sempre stati lì. Non ha mai avuto bisogno di trasformarsi nel personaggio del momento e difficilmente lo abbiamo visto inseguire una moda soltanto perché funzionava. È passato dal pop al funk, dal rock all’elettronica, ha scritto canzoni politiche, sentimentali, ironiche e arrabbiate, mantenendo soprattutto una caratteristica: la sua ossessione per le parole.
E forse non poteva andare diversamente.
In un’intervista al Corriere della Sera, Silvestri ha raccontato che già a quattro anni parlava in rima. Molto prima di Sanremo, dei dischi e dei concerti, quindi, qualcosa aveva già cominciato a prendere forma.
Per avere una tastiera inventò un piano degno di una sua canzone
Uno degli aneddoti più divertenti riguarda la sua adolescenza.
Silvestri desiderava una Yamaha DX7, una tastiera digitale diventata leggendaria negli anni Ottanta e tutt’altro che economica. Il problema era convincere il padre a comprarla.
Così escogitò una strategia.
Per circa un anno continuò a chiedere un motorino, pur sapendo che il padre non avrebbe voluto regalarglielo. Poi arrivò la proposta alternativa: se proprio il motorino era impossibile, avrebbe potuto accontentarsi della tastiera.
Il padre, probabilmente sollevato all’idea di non vedere il figlio girare in scooter, accettò.
Silvestri ottenne esattamente ciò che voleva dall’inizio.
A ripensarci oggi, sembra quasi la prima dimostrazione pratica di quella capacità di costruire un percorso attraverso le parole che sarebbe diventata una delle sue caratteristiche artistiche.
Prima di diventare cantautore suonava i Duran Duran
Anche gli inizi musicali sono piuttosto lontani dall’immagine del cantautore romano impegnato che molti associano immediatamente a Silvestri.
Durante gli anni del liceo entrò infatti in una cover band ispirata ai Duran Duran. La sua formazione non nasce quindi soltanto ascoltando i classici della canzone d’autore italiana, ma anche dentro il pop e le sonorità elettroniche degli anni Ottanta.
Prima della carriera solista fece inoltre esperienza suonando come tastierista e passando attraverso diversi gruppi. Il debutto discografico arrivò nel 1994 con l’album semplicemente intitolato Daniele Silvestri.
Partenza niente male: vinse subito la Targa Tenco come migliore opera prima.
Un anno dopo arrivò Sanremo Giovani e poi il Festival con L’uomo col megafono. Nello stesso periodo Le cose in comune vinse la Targa Tenco come miglior canzone.
La carriera aveva ormai preso una direzione piuttosto chiara.
Salirò arrivò quattordicesima a Sanremo. Sì, quattordicesima
Uno degli episodi più curiosi della storia recente di Sanremo riguarda proprio Silvestri.
Nel 2002 presenta Salirò.
Oggi è probabilmente una delle prime canzoni che vengono in mente pronunciando il suo nome. Fu un enorme successo radiofonico, divenne uno dei singoli italiani più riconoscibili di quegli anni e ancora oggi basta far partire le prime note perché qualcuno cominci a cantarla.
Al Festival, però, arrivò quattordicesima.
Una di quelle classifiche che, viste a distanza di anni, ricordano quanto Sanremo e la vita successiva di una canzone possano raccontare storie completamente diverse.
Salirò vinse comunque il Premio della Critica e il Premio della Sala Stampa Radio e TV, prima di conquistare altri riconoscimenti agli Italian Music Awards.
A renderla ancora più memorabile contribuì Fabio Ferri, amico di Silvestri e protagonista del balletto surreale visto sul palco dell’Ariston durante la finale. Quella coreografia apparentemente improvvisata diventò praticamente inseparabile dalla canzone.
Provate a pensare a Salirò senza ricordare almeno uno di quei movimenti.
Difficile.
Gino e l’Alfetta diventò un inno del Pride
Silvestri ha spesso utilizzato l’ironia per parlare di argomenti che, trattati frontalmente, sarebbero potuti diventare molto più pesanti.
Un esempio perfetto è Gino e l’Alfetta, pubblicata nel 2007.
Dietro il ritmo leggero c’è una canzone che parla di omosessualità e del rapporto di un uomo con la propria identità. Il brano venne scelto come inno ufficiale del Gay Pride di Roma del 2007.
Anche il videoclip aveva due protagonisti decisamente conosciuti: Valerio Mastandrea e Daniele Liotti, nei panni di due poliziotti in borghese.
Silvestri partecipò poi al Pride a bordo dell’Alfetta color senape utilizzata per il progetto.
E poi c’è Lucio Dalla
Tra le persone importanti nella vita artistica di Silvestri c’è stato anche Lucio Dalla.
Il loro legame aveva origini quasi familiari: Silvestri ha raccontato che Dalla suonava il clarinetto con sua madre, che da giovane cantava. Dopo una delle sue partecipazioni a Sanremo, Dalla gli inviò persino un telegramma di complimenti.
Anni dopo, Silvestri avrebbe dedicato a lui l’album Acrobati, pubblicato nel 2016. Il disco gli regalò anche un risultato curioso: dopo oltre vent’anni di carriera, fu il primo suo album a raggiungere il primo posto nella classifica italiana degli album.
Non era successo con Salirò, né con Il mio nemico, né nel periodo di massima esposizione televisiva.
È successo molto dopo.
Forse è anche questo uno degli aspetti più belli della sua carriera.
A 58 anni continua a essere difficile da mettere in una casella
Silvestri ha partecipato più volte a Sanremo senza mai comportarsi come se vincere fosse l’unico motivo per andarci.
Nel 2019 con Argentovivo, insieme a Rancore e con Manuel Agnelli nella serata dei duetti, arrivò sesto ma si portò a casa tre riconoscimenti: Premio della Critica Mia Martini, Premio della Sala Stampa Lucio Dalla e Premio Sergio Bardotti per il miglior testo.
In fondo è una fotografia piuttosto precisa del suo percorso.
Non sempre le sue canzoni sono quelle che arrivano prime. Spesso, però, sono quelle che rimangono.
A 58 anni Daniele Silvestri può guardare indietro e trovare più di trent’anni di musica, Sanremo, colonne sonore, teatro, collaborazioni e canzoni capaci di affrontare politica, amore, precarietà e società senza perdere la voglia di giocare con una rima.
Pensare che una parte di questa storia sia cominciata con un ragazzino che fingeva di desiderare disperatamente un motorino soltanto per riuscire a farsi comprare una tastiera rende il compleanno ancora più simpatico.
Buon compleanno Daniele Silvestri. E grazie per averci insegnato che si può anche arrivare quattordicesimi a Sanremo e scrivere comunque una delle canzoni più ricordate di quell’edizione.
Qual è la canzone di Daniele Silvestri alla quale siete più legati? Scrivetecelo nei commenti.


