Avevo sperato che Camp Rock 3 riuscisse a fare una cosa semplice ma complicata: riportarmi in quel mondo senza limitarsi a ricopiare ciò che aveva funzionato nei primi due film.
Invece la sensazione che mi è rimasta è quasi opposta.
Il film corre, accumula personaggi, canzoni, relazioni e citazioni del passato, ma raramente si ferma abbastanza a lungo da costruire qualcosa che abbia un peso proprio. E più va avanti, più sembra affidarsi al ricordo di quello che Camp Rock era stato, invece di provare a diventare qualcosa di nuovo.
La nuova generazione c’è, il talento anche. Liamani Segura funziona, ha presenza e una voce che regge bene il film. Il problema è che Sage sembra costruita in modo fin troppo evidente per essere una nuova Mitchie, mentre Fletch finisce per ricordare Shane senza avere lo stesso carisma.
A un certo punto diventa difficile non pensare: ma sto guardando davvero Camp Rock 3 o una versione aggiornata e un po’ più frettolosa del primo film?
La sceneggiatura sembra avere sempre fretta
Il difetto più evidente è proprio questo.
Succede tutto troppo velocemente.
Le amicizie si formano, i conflitti esplodono, le relazioni cambiano e la storia romantica procede senza che ci sia quasi mai il tempo di sentire davvero il peso di ciò che sta accadendo.
Sage e Fletch, per esempio, dovrebbero essere una delle coppie su cui poggia il film, ma il loro rapporto manca di tensione. Non c’è un ostacolo abbastanza forte, non c’è quel conflitto capace di farti chiedere se finiranno insieme oppure no.
La risposta sembra scritta sulla fronte dei personaggi dopo venti minuti.
E non aiuta una sceneggiatura piena di dialoghi molto semplici e battute che spesso sembrano pensate per un pubblico davvero molto giovane. Capisco perfettamente il target Disney, ma anche i primi Camp Rock erano prodotti per ragazzi e riuscivano comunque ad avere momenti più sinceri e personaggi più riconoscibili.
Il problema non sono gli attori.
Con dialoghi così poco naturali è difficile chiedere loro di costruire personaggi complessi.
Anche il cattivo sembra essersi perso per strada
Poi c’è una scelta che mi ha lasciato abbastanza perplesso.
In un musical come questo, l’antagonista dovrebbe avere presenza, personalità e possibilmente una canzone che faccia capire immediatamente con chi abbiamo a che fare.
Invece il personaggio che dovrebbe creare maggiore conflitto ha pochissimo spazio e finisce quasi schiacciato dai comprimari.
La cosa più strana è che non ha nemmeno un vero momento musicale tutto suo.
Per un film chiamato Camp Rock, è quasi un’impresa.
Ancora più curioso è Play It My Way, probabilmente uno dei pezzi con più carattere del film. È aggressivo, sicuro, dominante, quasi da villain. Solo che viene affidato a Lumi, un personaggio che sullo schermo ha tutt’altra energia.
La sensazione è straniante.
Sembra quasi una canzone scritta per qualcun altro e poi spostata perché serviva dare maggiore visibilità a un personaggio più facilmente spendibile.
Naturalmente è solo una sensazione, ma durante il film mi sono chiesto più volte perché una delle canzoni con maggiore personalità fosse completamente scollegata dal carattere di chi la canta.
Le canzoni nuove faticano a lasciare il segno
Ed eccoci al problema che per Camp Rock pesa più di tutti: la musica.
Non dico che le nuove canzoni siano brutte.
Alcune sono orecchiabili e One Beat Away è probabilmente quella che funziona meglio. Anche Liamani Segura dimostra di avere una voce importante.
Però quante di queste canzoni ricorderemo tra qualche anno?
I primi due film avevano un’identità musicale precisa. Alcuni brani ti rimanevano addosso già al primo ascolto. Nel terzo capitolo, invece, c’è spesso la sensazione che le canzoni finiscano prima ancora di aver avuto il tempo di decollare.
Sono tante, forse troppe, e alcune sembrano quasi frammenti.
La soluzione scelta dal film è allora quella più facile: tornare continuamente alle vecchie canzoni di Camp Rock.
Rifacimenti, richiami, citazioni.
All’inizio fa piacere.
Poi comincia a sembrare una stampella.
La nostalgia dovrebbe accompagnare il nuovo film, non sostituirlo.
I Jonas Brothers fanno quello che possono
Joe, Nick e Kevin Jonas sono tra gli elementi che funzionano meglio.
Hanno carisma, sanno perfettamente come stare davanti alla telecamera e ogni volta che entrano in scena il film acquista un minimo di sicurezza in più.
Il problema è che nemmeno loro possono sistemare una sceneggiatura così debole.
I Connect 3 avrebbero potuto essere usati anche per creare un rapporto più interessante tra vecchia e nuova generazione. Sarebbe stato bello vedere i personaggi originali diventare veri mentori, quasi dei consiglieri del campo.
Invece restano spesso a metà strada.
Ci sono abbastanza per richiamare i fan, ma non abbastanza per diventare parte davvero importante della storia.
Il ritorno di Mitchie è bello, ma anche frustrante
Poi arriva Demi Lovato.
E ammetto che il ritorno di Mitchie funziona immediatamente sul piano nostalgico.
Vederla di nuovo lì fa un certo effetto e, per qualche minuto, senti davvero il legame con i primi film.
Peccato che la sua presenza sia così breve.
Avrei preferito molto più spazio per Mitchie e magari un ruolo da vera figura adulta del campo. Non serviva trasformare Camp Rock 3 in un film su Mitchie e Shane, ma utilizzare meglio il vecchio cast avrebbe dato maggiore continuità alla storia.
Invece il film sembra quasi voler dire: eccola, l’avete vista? Bene, possiamo andare avanti.
E questo riassume abbastanza bene il modo in cui viene utilizzata la nostalgia.
Camp Rock 3 sembra una copia che ha dimenticato perché funzionava l’originale
Il problema della nuova generazione non è che sia incapace.
Anzi.
Liamani Segura è probabilmente il nome che esce meglio dal film e penso possa avere un futuro interessante. Anche gli altri ragazzi hanno energia e capacità.
Semplicemente vengono messi dentro personaggi troppo semplici, spesso costruiti come versioni aggiornate di quelli che conoscevamo già.
Sage è la nuova Mitchie.
Fletch è il nuovo Shane.
Arriva la nuova storia d’amore.
Arriva la competizione.
Arriva il problema tra amici.
Arrivano le vecchie canzoni.
E alla fine sembra quasi una checklist.
Manca soprattutto quella spontaneità un po’ ingenua dei primi due film. Erano imperfetti, certo, ma avevano una personalità immediatamente riconoscibile.
Questo terzo capitolo sembra invece progettato partendo dalla domanda: “Cosa ricordano le persone di Camp Rock?”
Poi mette quelle cose una dopo l’altra.
Non basta.
Camp Rock 3 è brutto? No. Ma mi aspettavo decisamente di più
Non siamo davanti a un film inguardabile.
Si lascia vedere, ha energia, è colorato e alcuni numeri musicali funzionano. I fan più giovani potrebbero anche innamorarsi di questa nuova generazione senza avere lo stesso rapporto con Mitchie e Shane che abbiamo noi.
Ma dopo sedici anni mi aspettavo un ritorno con un’idea più forte.
Mi aspettavo canzoni che provassero a diventare nuovi classici, personaggi nuovi che non sembrassero copie dei vecchi e soprattutto una sceneggiatura capace di dare un po’ più di tempo alle emozioni.
Invece Camp Rock 3 vive troppo spesso del passato.
E la cosa più ironica è che, mentre cerca disperatamente di ricordarti quanto amavi Camp Rock, finisce soprattutto per farti venire voglia di rivedere i primi due.
La Recensione
Camp Rock 3
Camp Rock 3 è un sequel nostalgico ma poco coraggioso. Liamani Segura è una buona protagonista e i Jonas Brothers regalano al film i momenti più solidi, ma la sceneggiatura è troppo frettolosa, i dialoghi sono deboli, il romanticismo è prevedibile e molte delle nuove canzoni non hanno abbastanza personalità. Il ritorno di Demi Lovato fa piacere, ma avrei voluto molto più spazio per Mitchie.
PRO
- Liamani Segura dimostra di avere talento e presenza.
- I Jonas Brothers restano la parte più naturale del film.
- Il ritorno di Demi Lovato farà piacere ai fan storici.
CONTRO
- La storia sembra troppo spesso una copia dei primi Camp Rock.
- Sage e Fletch ricordano fin troppo Mitchie e Shane.
- La componente romantica è debole e senza un vero conflitto.
- L’antagonista è poco sfruttata e incredibilmente priva di un vero pezzo musicale personale.
- I dialoghi sono spesso poveri e le battute molto infantili.


