La conferenza stampa di Sanremo regala sempre momenti imprevedibili, ma questa volta a rubare la scena è stato Can Yaman, co-conduttore della prima serata del Festival. L’attore, amatissimo dal pubblico italiano e internazionale, si è presentato davanti ai giornalisti con il sorriso di chi sa di essere osservato, ma anche con una spontaneità che ha subito rotto il ghiaccio. Bastano poche parole per far partire il chiacchiericcio in sala stampa. “Sono single”, dice, e poi aggiunge con ironia: “Perché, hai candidati e suggerimenti per me?”. Una battuta semplice, detta senza calcoli, che scatena risate e titoli.
Can Yaman sa come stare davanti ai riflettori, ma in questo caso non sembra recitare. Risponde alle domande con naturalezza, senza costruire personaggi. E forse è proprio questo che piace così tanto. Il suo ruolo a Sanremo non è marginale. Essere co-conduttore della prima serata significa entrare in una tradizione televisiva che per molti italiani è quasi sacra. Lui lo sa e non lo nasconde. Racconta infatti che, prima di trasferirsi in Italia, non conosceva molte cose della cultura italiana, nemmeno Sanremo o Sandokan. “Essendo turco, non conoscevo molte cose della cultura italiana, come Sandokan, Sanremo. Vivendo qua le ho scoperte”, spiega con sincerità.
Ed è proprio Sandokan che lo ha portato ancora di più al centro dell’attenzione. Can Yaman sarà il protagonista del remake Rai della storica serie e questo lo rende una figura simbolica, a metà tra passato e presente. Un attore straniero che interpreta un personaggio iconico per intere generazioni di italiani. Anche questo, in fondo, racconta molto del suo percorso. Un percorso fatto di adattamento, studio e curiosità verso un Paese che lo ha accolto con entusiasmo.
Quando si parla di futuro, Yaman non si sbilancia troppo. Dice che tra i suoi progetti c’è una sit com in Italia, ma chiarisce subito che è ancora tutto da definire. Nessun annuncio roboante, nessuna promessa a effetto. Solo la consapevolezza che qualcosa si muove, ma che serve tempo. Un atteggiamento che contrasta con l’immagine spesso costruita delle star sempre pronte a vendere certezze.
Ovviamente, a Sanremo non si può evitare il tema della musica. E anche qui Can Yaman sorprende. Lo dice chiaramente: “Non canto”. Nessuna ambiguità. Ma aggiunge subito una frase che fa sorridere: “Se mai dovrò interpretare un cantante, lo farò”. È una risposta intelligente, che separa il talento personale dal lavoro dell’attore. Non serve saper cantare per rispettare chi lo fa, e Yaman dimostra di capirlo bene.
Parlando di musica, rivela di conoscere Claudio Baglioni e di amare le canzoni tristi, quelle “che fanno soffrire”. Una confessione che lo rende ancora più vicino al pubblico, perché tocca una sensibilità condivisa. Tutti, almeno una volta, si sono riconosciuti in una canzone malinconica. E quando gli viene chiesto che tipo di cantante sarebbe stato, se avesse scelto quella strada, risponde senza esitazione: “Se fossi stato un cantante sarei stato Laura Pausini”.
È forse questa la frase che più di tutte colpisce. Non una scelta casuale. Can Yaman spiega di apprezzare molto Laura Pausini, di conoscere tutte le sue canzoni, anche le versioni in inglese e spagnolo. Precisa però, con onestà, che non le canta. Le conosce, le ascolta, le rispetta. È un omaggio sincero a un’artista che rappresenta l’Italia nel mondo, proprio come lui, in questo momento, rappresenta un ponte tra culture diverse.
Il pubblico in sala stampa ascolta, annota, sorride. Can Yaman non cerca lo scandalo, non forza le dichiarazioni. Eppure riesce a diventare uno dei personaggi più commentati della giornata. Forse perché mostra un lato umano, fatto di ironia, curiosità e anche un pizzico di timidezza. Anche quando parla della sua vita privata, non entra nei dettagli. Dice di essere single e si ferma lì. Il resto lo affida al gioco delle battute, senza trasformare tutto in gossip.
In vista della prima serata di Sanremo, la sua presenza accanto a Carlo Conti e Laura Pausini aggiunge un elemento diverso al racconto del Festival. Non è un cantante, non è un comico, ma un attore che ha imparato a conoscere l’Italia vivendoci. E forse è proprio questo sguardo esterno, ma ormai coinvolto, a renderlo interessante per il pubblico.
Sanremo, ancora una volta, non è solo musica. È racconto, personalità, incontri. E Can Yaman, con poche frasi ben dette, è riuscito a prendersi il suo spazio senza forzature. Ora resta da vedere come se la caverà sul palco dell’Ariston. Ma una cosa è certa: il pubblico è già curioso di ascoltarlo, osservarlo e commentarlo.
E tu cosa ne pensi delle parole di Can Yaman e del suo ruolo a Sanremo? Ti convince come co-conduttore? Scrivilo nei commenti e dicci la tua.


