Se hai ancora il cuore intatto dopo “Estranei” e “Challengers”, preparati a vederlo definitivamente frantumato. MUBI ha appena rilasciato il primo trailer di “The History of Sound”, il dramma romantico che vede protagonisti Paul Mescal e Josh O’Connor in quella che sembra essere destinata a diventare la performance più devastante della stagione cinematografica.
Il film, diretto da Oliver Hermanus (“Living”) e basato sul racconto pluripremiato di Ben Shattuck, è già candidato alla Palma d’Oro a Cannes 2025 e ha fatto letteralmente scoppiare in lacrime la critica internazionale durante le prime proiezioni. La sinossi ufficiale promette una storia d’amore ambientata durante la Prima Guerra Mondiale, ma il trailer suggerisce qualcosa di molto più profondo: un melodramma intimista che utilizza la musica folk americana come linguaggio emotivo universale.
Non è solo l’ennesimo period drama LGBTQ+: stiamo parlando di un progetto che Paul Mescal ha voluto così disperatamente da diventare produttore esecutivo per la prima volta nella sua carriera. Un investimento personale che lo ha portato a perdere 26 chili per abbandonare la muscolatura da gladiatore e tornare alla vulnerabilità che lo ha reso celebre. Il film arriverà nei cinema americani il 12 settembre, mentre per l’Italia la distribuzione Universal promette un’uscita nel corso del 2025, probabilmente in piena stagione Oscar.
La chimica esplosiva di due generational talents
La casting chemistry tra Mescal e O’Connor era già evidente nei loro progetti precedenti, ma qui raggiunge livelli da screen legend. Nel trailer vediamo Lionel (Mescal) che confessa di “vedere” la musica fin da bambino, una sinestesia emotiva che diventa metafora perfetta per l’intensità del sentimento che nascerà con David (O’Connor).
Il character development promesso dal footage è quello di un coming-of-age al contrario: due giovani che si conoscono nel 1917 al Conservatorio di Boston, vengono separati dalla guerra, e si ritrovano nel 1920 per un road trip attraverso il New England rurale. La loro missione ufficiale è registrare canzoni folk tradizionali, ma quella vera è ricucire un legame emotivo che la storia e la società dell’epoca rendono impossibile da vivere apertamente.
La supporting cast include nomi di peso come Chris Cooper, Raphael Sbarge e Molly Price, suggerendo una produzione mainstream che non ha paura di affrontare tematiche LGBTQ+ con la serietà e il budget che meritano.
Oliver Hermanus e la regia dell’invisibile
Oliver Hermanus si è già dimostrato maestro nel gestire emozioni sottotraccia con “Living”, l’adattamento di Kurosawa che ha valso a Bill Nighy una candidatura all’Oscar. Qui la sua signature style sembra perfetta per una storia che vive di non-detti e sguardi trattenuti.
Il production design ricrea con precisione maniacale l’America del primo dopoguerra, mentre la cinematografia sembra puntare su palette naturalistiche che enfatizzano l’intimità dei protagonisti contro i paesaggi del New England. La post-production è ancora in corso, ma dalle prime immagini emerge già una direzione artistica da contender Oscar nelle categorie tecniche.
Il sound design promette di essere protagonista assoluto: non solo per la natura musicale della storia, ma per come la registrazione delle ballate folk diventa linguaggio cinematografico. Le tracking shots che seguono i protagonisti mentre documentano i canti tradizionali sembrano costruite per creare un ritmo ipnotico che rispecchia la cadenza delle melodie folk.
Paul Mescal produttore: evoluzione di una strategia creativa
La decisione di Mescal di diventare produttore esecutivo per la prima volta rappresenta un turning point nella sua strategia carrieristica. Dopo il blockbuster success de “Il Gladiatore II”, l’attore irlandese ha scelto deliberatamente di tornare al cinema indipendente, il territorio che considera il “centro della sua carriera”.
La physical transformation richiesta dal ruolo ha significato abbandonare completamente la muscle mass acquisita per Ridley Scott, un commitment method acting che dimostra quanto Mescal creda in questo progetto. La sua dichiarazione che questa è “la sceneggiatura che mi ha spezzato di più il cuore” tra tutte quelle lette non è marketing: è un artistic statement preciso.
Il producing credit apre la strada alla casa di produzione che Mescal sta pianificando: “piccolissima e guidata dagli autori”, con focus su “libri poco conosciuti” e progetti a budget contenuto. Una strategia che ricorda quella di Brad Pitt con Plan B Entertainment, ma con un approccio più arthouse-oriented.
Le aspettative per la awards season
Le prime industry reactions da Cannes parlano di un film che “ti fa scoppiare in lacrime” e che rappresenta “un’opera con il DNA dei classici”. La nomination alla Palma d’Oro è già un quality stamp importante, mentre la distribuzione MUBI negli USA suggerisce una strategia awards-focused piuttosto che commercial.
Il timing di rilascio (settembre in America, fine 2025 in Italia) è perfetto per la Oscar campaign, mentre la durata di 127 minuti indica un pacing contemplativo che potrebbe sfidare l’audience mainstream ma conquistare i voting members dell’Academy.
Le technical categories sembrano già in cassaforte: Cinematografia, Sound Design, Original Score e Production Design hanno tutti i presupposti per essere contenders. Per le acting categories, molto dipenderà dalla market reception, ma la chemistry Mescal-O’Connor potrebbe sorprendere nelle supporting invece che lead.
La Best Picture nomination non è impossibile, soprattutto considerando la recente apertura dell’Academy verso LGBTQ+ themes e period pieces ben confezionati. Tutto dipenderà dalla capacità del film di trovare quel equilibrio emotivo tra intimismo autoriale e accessibilità mainstream che ha reso vincenti film come “Call Me by Your Name” e “Moonlight”.
“The History of Sound” non è solo l’ennesimo film con due belle facce che si amano: è il possibile game changer che potrebbe definire la prossima fase della carriera di due degli attori più promettenti della loro generazione. E se il trailer mantiene le promesse, preparati a portare fazzoletti in sala.
Che ne pensi? Questo trailer ti ha convinto che potremmo essere di fronte al prossimo “Call Me by Your Name”? Raccontaci le tue aspettative nei commenti.


