Niente rapimenti ma sfruttamento sistematico di minorenni vulnerabili: ecco come il pedofilo miliardario sceglieva le vittime perfette (e perché le famiglie spesso non sapevano nulla).
La domanda che molti si pongono guardando le foto appena rilasciate dal caso Jeffrey Epstein è sempre la stessa, inquietante: ma queste ragazze venivano rapite dalla strada? Oppure i loro genitori sapevano e erano complici? La risposta è molto più complessa e scomoda di quanto si pensi, e racconta un sistema di sfruttamento perfettamente studiato che non aveva bisogno né di rapimenti né di complicità familiari per funzionare.
Dopo aver analizzato migliaia di pagine di documenti FBI, deposizioni delle vittime e testimonianze raccolte negli anni, emerge un quadro preciso: Jeffrey Epstein non rapiva nessuno. Non ne aveva bisogno. Il finanziere pedofilo aveva capito che esisteva una categoria di ragazze che poteva manipolare senza rischiare denunce immediate: minorenni povere, senza famiglia stabile, spesso già traumatizzate, che nessuno avrebbe cercato con troppa insistenza.
Il profilo perfetto della vittima: povere, sole e già ferite dalla vita
Julie K. Brown, la giornalista del Miami Herald che per prima ha riaperto il caso Epstein nel 2018 dopo anni di silenzio, ha intervistato oltre 80 sopravvissute. E da tutte le testimonianze emerge un denominatore comune agghiacciante.
“Molte di loro avevano vite molto difficili”, ha spiegato Brown in un’intervista a NPR. “Alcune vivevano in case famiglia. I loro genitori erano tossicodipendenti. Provenivano da situazioni di ogni tipo. Ma il filo conduttore era che non avevano una vita familiare solida a casa. E lui lo sapeva. Le studiava. Faceva loro domande sulla loro vita. Scopriva esattamente quale fosse il loro tallone d’Achille, le loro vulnerabilità.”
Virginia Roberts (poi Giuffre), una delle vittime più conosciute del caso, è l’esempio perfetto di questo meccanismo. A 11 anni aveva subito molestie sessuali. A 13 era nel sistema delle case famiglia. A 14 viveva per strada come una senzatetto e finì sotto il controllo di un trafficante di esseri umani a Miami. Quando il trafficante venne arrestato, Virginia si trasferì a West Palm Beach dove suo padre le trovò un lavoro al Mar-a-Lago, il club di Donald Trump. Lì incontrò Ghislaine Maxwell, che la reclutò per Epstein.
Courtney Wild aveva 14 anni e l’apparecchio ai denti quando incontrò Epstein nel 2002. Era “praticamente senza casa”, come ha raccontato lei stessa al Miami Herald. In cambio di soldi, finì per reclutare “70-80 ragazze che avevano tutte 14 e 15 anni”. Epstein pagava centinaia di dollari.
Jennifer Araoz aveva 14 anni quando una giovane donna – forse sui 20 anni – la avvicinò fuori dalla sua scuola superiore a New York e la invitò a conoscere un uomo ricco, gentile e di mezza età. La sua famiglia non aveva molti soldi. Suo padre era morto di AIDS quando era piccola. Araoz è stata violentata da Epstein quando aveva 15 anni.
Le famiglie sapevano? Nella maggior parte dei casi, no
Qui arriviamo al punto centrale: i genitori di queste ragazze erano complici? La risposta, nella stragrande maggioranza dei casi documentati, è no. E non lo erano per un motivo semplice: o non c’erano più (genitori morti, tossicodipendenti, assenti), oppure le ragazze nascondevano tutto.
Come facevano Epstein e la sua rete a convincere ragazze di 14-15 anni a non dire nulla ai genitori? Con una combinazione micidiale di manipolazione psicologica e denaro.
“Volevamo solo soldi per i vestiti della scuola, per le scarpe”, ha raccontato una donna al Miami Herald, che all’epoca dei fatti aveva 14 anni. “Ricordo di aver indossato scarpe troppo strette per tre anni di fila. Non avevamo famiglia e nessuna guida, e ci dissero che saremmo dovute solo stare sedute in una stanza a seno nudo e che lui ci avrebbe solo guardate. Sembrava così semplice, e sarebbero stati soldi facili per stare solo sedute lì.”
Epstein sapeva esattamente cosa dire. Prometteva di aiutarle a diventare modelle. Diceva che le avrebbe sostenute economicamente negli studi. Mostrava loro le foto con Bill Clinton e altri personaggi potenti appese alle pareti della sua villa, facendo credere che poteva davvero aprire loro delle porte.
“Le convinceva a credere che le avrebbe tirate fuori dalla miseria delle loro vite”, spiega Julie Brown. “Non avevano una vita familiare forte a casa, un’ancora solida nelle loro vite – e lui diventò quell’ancora per loro.“
Il sistema piramidale dell’orrore: vittime che reclutavano altre vittime
Uno degli aspetti più disturbanti del caso Epstein è che molte vittime finirono per diventare reclutatori. Ma questo non le rende complici: erano ancora bambine manipolate da un adulto ricco e potente.
Il detective Joseph Recarey della polizia di Palm Beach, ora deceduto, disse nel 2016 di aver intervistato circa 33 donne. “Ogni vittima che andava a casa veniva invitata a portare le proprie amiche. Alcune accettavano, altre no”, spiegò Recarey. Solo due delle ragazze intervistate, che erano più grandi, avevano esperienza di massaggi. La maggior parte aveva meno di 18 anni.
Ma perché queste ragazze portavano le amiche in quella situazione? Camille Cooper, vicepresidente delle politiche pubbliche del RAINN (Rape, Abuse & Incest National Network), spiega: “Pensano che passando dalla posizione di chi subisce l’abuso a chi recluta le faccia uscire dalla situazione di abuso, quando in realtà le spinge più in fondo nella tana del coniglio. Il loro cervello vuole solo che l’abuso finisca, e si aggrappano al reclutamento come un modo per fermare l’abuso.“
In alcuni documenti FBI appena rilasciati, emerge un dettaglio raccapricciante: un testimone ha descritto di aver sentito Epstein litigare con una delle sue reclutatori perché gli aveva portato “una ragazza scura” – che a lui non piaceva. Poco dopo, il testimone ha visto Epstein chiedere altre 10 ragazze, specificando che dovevano avere tutte meno di 18 anni e che “avevano sbagliato a portargli ragazze più grandi”.
L’unico caso documentato di un genitore che denunciò subito
C’è un’eccezione che conferma la regola: nel marzo 2005, una donna denunciò alla polizia di Palm Beach che la sua figliastra quattordicenne era stata molestata da un uomo ricco di nome Jeff. Questo innescò l’indagine che portò al primo arresto di Epstein nel 2006.
Ma questo caso è l’eccezione, non la norma. La donna che denunciò era una matrigna attenta che si accorse di qualcosa di strano. La maggior parte delle famiglie delle vittime di Epstein erano invece:
- Assenti (genitori tossicodipendenti, morti, in carcere)
- Inconsapevoli (le ragazze nascondevano tutto)
- Incapaci di proteggere (povertà estrema, famiglie disfunzionali)
Un altro caso emblematico emerge dai nuovi documenti: quello della ragazza del Mar-a-Lago. Secondo il libro “Filthy Rich” del 2016, la figlia adolescente di un membro del Mar-a-Lago raccontò a suo padre che, mentre si rilassava al club, era stata avvicinata e invitata a casa di Epstein. La ragazza disse di esserci andata e che Epstein aveva cercato di farle togliere i vestiti. Il padre andò direttamente da Trump, che – secondo le testimonianze – disse a Epstein in termini inequivocabili che era bandito dal Mar-a-Lago.
Questo è l’unico caso noto in cui un genitore presente e attento riuscì a intervenire prima che fosse troppo tardi. Ma quante ragazze non avevano un padre del genere?
Le employee adulte: le vere complici del sistema
Se le famiglie non erano complici, chi lo era? Le donne adulte che lavoravano per Epstein. E qui la questione diventa più chiara e più grave.
Ghislaine Maxwell, la complice principale di Epstein (condannata a 20 anni di carcere nel 2021), reclutava attivamente ragazze minorenni. Secondo le testimonianze, Maxwell:
- Avvicinava ragazze giovanissime in luoghi pubblici (Mar-a-Lago, scuole, centri commerciali)
- Le invitava a fare “massaggi” ben pagati
- Insegnava loro come comportarsi sessualmente con Epstein
- Organizzava i loro viaggi sulla sua isola privata
- Pagava in contanti dopo gli abusi
Secondo i documenti del tribunale, Maxwell e i dipendenti di Epstein davano alle vittime centinaia di dollari in contanti dopo gli abusi, e usavano questi pagamenti sia per mantenere il silenzio sia per far crescere la rete di vittime, pagando alcune di loro per reclutarne altre.
Un rapporto FBI del marzo 2011 descrive come “Epstein, insieme ai suoi complici, si ritiene abbia manipolato ragazze minorenni delle scuole superiori locali per eseguire massaggi e atti sessuali nella sua residenza. Le vittime venivano solitamente reclutate da altre ragazze minorenni e dopo aver compiuto vari atti venivano pagate somme di denaro tra i 200 e i 1000 dollari.“
Ma c’erano anche altre donne adulte nel sistema: la segretaria di Epstein che pagava le ragazze, una “madam” che insegnava loro il sesso e come compiacere gli uomini, e varie dipendenti che schedulavano gli appuntamenti e notificavano alle ragazze quando Epstein era in città.
Perché il sistema funzionava così bene: la vergogna e l’isolamento
Kate Price, ricercatrice associata al Wellesley Centers for Women, spiega che il caso Epstein è un classico esempio di trafficking di minori per quattro ragioni:
1. I perpetratori sono principalmente uomini bianchi, ricchi e potenti. Epstein era tra gli ultra-ricchi, certo, ma il potere è relativo. In una piccola città, la persona più potente potrebbe non essere un miliardario come Epstein, ma avere comunque un reddito disponibile e uno status socioeconomico alto per l’area.
2. Le vittime vengono disumanizzate. Ci sono trascrizioni di Maxwell che chiamava le ragazze “spazzatura”. Queste erano viste come bambine usa e getta, non degne di protezione. Questo victim-blaming crea una distrazione che cementa la capacità dei perpetratori di sfruttare e abusare di bambini senza paura di essere scoperti.
3. I trafficanti si isolano dalle accuse facendo reclutare le vittime da altre persone – spesso donne o ragazze – esattamente come faceva Epstein.
4. I trafficanti spesso pattegiano riducendo le accuse. Epstein fece esattamente questo nel 2008, quando accettò l’accordo del procuratore Alex Acosta di dichiararsi colpevole di due accuse statali minori di prostituzione invece di affrontare le molteplici accuse federali di traffico sessuale di minori.
Il ruolo della povertà e del sistema che ha fallito
Alexandra Lutnick, autrice di “Domestic Minor Sex Trafficking: Beyond Victims and Villains”, sottolinea che mentre non tutte le vittime di traffico sessuale domestico sono povere come quelle prese di mira da Epstein, sono sproporzionatamente ragazze di colore e ragazze che provengono da situazioni di vulnerabilità: povertà, senzatetto, sistema delle case famiglia, traumi estremi.
Il National Center for Missing and Exploited Children stima che 1 bambino su 7 che è scappato di casa nel 2018 sia probabilmente diventato vittima di traffico sessuale.
Kyra Doubek, una giovane madre di Seattle che è sopravvissuta al traffico sessuale da minorenne, ha raccontato la sua storia: “Instabilità, abusi, violenza domestica, povertà e dipendenze erano prevalenti nella mia casa. Dopo essere stata una teenager senzatetto, il mio allora ragazzo mi prese a pugni in faccia una notte. Disse che era così arrabbiato perché mi amava. Ero minorenne, e mi espose alla pornografia, mi violentò, mi picchiò, mi manipolò e smantellò la mia identità. Tutto aveva un prezzo.“
La risposta alla domanda: né rapimenti né famiglie complici
Quindi, per rispondere alla domanda iniziale: no, Jeffrey Epstein non rapiva le bambine. E no, nella stragrande maggioranza dei casi le famiglie non erano complici – semplicemente perché spesso non c’erano famiglie funzionanti, o perché le ragazze nascondevano tutto per vergogna, paura o perché erano state manipolate a credere che stessero facendo qualcosa di normale.
Il sistema di Epstein funzionava perché sfruttava una categoria di persone invisibili alla società: ragazze povere, traumatizzate, sole, che nessuno stava proteggendo. Ragazze che indossavano scarpe troppo strette per tre anni perché i genitori non potevano permettersi di comprarne di nuove. Ragazze che vivevano per strada. Ragazze in case famiglia. Ragazze i cui genitori erano dipendenti dall’eroina.
Come ha detto Brad Edwards, l’avvocato che rappresenta oltre 200 sopravvissute di Epstein: “Jeffrey Epstein era il protettore e il cliente. Era il suo cliente numero uno. Quasi tutto lo sfruttamento e l’abuso di tutte le donne era inteso a beneficiare solo Jeffrey Epstein e i desideri sessuali di Jeffrey Epstein.“
Le vere complici erano le donne adulte che lavoravano per lui – Maxwell in primis – e il sistema giudiziario che per anni ha chiuso un occhio, accettando patteggiamenti ridicoli e non ascoltando le vittime.
Il prezzo pagato dalle sopravvissute
Courtney Wild, quella ragazza con l’apparecchio che reclutò 70-80 ragazze, sviluppò un disturbo da abuso di sostanze a causa del trauma, iniziò a lavorare come spogliarellista per fare soldi e alla fine scontò tre anni di carcere per accuse legate alla droga. Come è possibile che il sistema giudiziario l’abbia punita per comportamenti chiaramente legati e risultanti dalla sua traumatica vittimizzazione?
Virginia Giuffre, dopo decenni di tormento per gli abusi subiti, si è tolta la vita all’inizio del 2025. “Gli incubi di essere trafficata non hanno mai lasciato nostra sorella, mai”, hanno detto i suoi fratelli in una dichiarazione.
E anche nella morte, la sua tragedia continua: le sue terribili esperienze nei primi anni 2000 sono state trascinate nello sforzo frenetico di Donald Trump di soffocare la controversia sulla sua passata amicizia con Epstein. Lei è diventata una foto nei telegiornali, è stata sminuita dal linguaggio irrispettoso del presidente, il suo nome viene trascinato in conferenze stampa rumorose.
La lezione che dovremmo imparare
Il caso Epstein non è solo la storia di un pedofilo miliardario morto in carcere. È la storia di un sistema di potere, denaro e abusi che ha coinvolto alcune delle persone più influenti del pianeta. Ma soprattutto, è la storia di decine – forse centinaia – di bambine che la società aveva già abbandonato prima ancora che Epstein le trovasse.
Come dice Yasmine Vafa, co-fondatrice di Rights4Girls: “Non esiste una cosa come una ‘prostituta bambina’. Sono tutte vittime.“
L’età mediana di ingresso nella prostituzione negli Stati Uniti è 13-14 anni, secondo il Dipartimento di Giustizia americano. Dobbiamo rifiutare l’idea che questi bambini – come le vittime di Epstein – siano “giovani sex worker” che “acconsentono” a vendere i loro corpi per sesso. Sappiamo tutti moralmente che nessun bambino dovrebbe essere comprato o venduto per sesso. I bambini non sono merci.
E voi cosa ne pensate? Pensavate che le famiglie fossero complici? Vi ha sorpreso scoprire il profilo delle vittime di Epstein? Secondo voi cosa si potrebbe fare per proteggere meglio le ragazze vulnerabili? Fatecelo sapere nei commenti!


