Se non hai mai visto C’era una volta il West, hai una buona notizia. Se lo hai già visto e vuoi rivederlo, ne hai un’altra ancora migliore. Il capolavoro di Sergio Leone del 1968 è tornato disponibile in streaming su Prime Video attraverso il canale “C’era una volta…” di Leone Film Group – e la cosa più interessante è che puoi vederlo gratis per sette giorni sfruttando la prova gratuita, senza pagare nulla se poi decidi di non continuare l’abbonamento.
Parliamo di uno dei film italiani più influenti della storia del cinema mondiale. Non è un’esagerazione. Il 96% di gradimento su Rotten Tomatoes – uno dei punteggi più alti mai raggiunti da un western – dice qualcosa. Ma i numeri raccontano solo una parte della storia. Quello che C’era una volta il West ha lasciato nel cinema, nei registi che sono venuti dopo, nella cultura popolare, è qualcosa che va ben oltre le statistiche.
La storia del film: come e perché nasce
Era il 1966 quando Sergio Leone aveva concluso la sua Trilogia del dollaro – Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono il brutto il cattivo – e aveva già in testa il progetto che gli stava veramente a cuore: un grande film sui gangster americani, ambientato negli anni Trenta, che sarebbe diventato molti anni dopo C’era una volta in America. Non aveva intenzione di fare un altro western. Poi arrivò Paramount Pictures con un’offerta difficile da rifiutare: un budget all’altezza delle sue ambizioni e, nel cast, Henry Fonda. Leone accettò.
La prima cosa che fece fu cercare di coinvolgere gli attori con cui aveva lavorato nella trilogia precedente. Voleva che i tre personaggi che il pubblico aveva amato – il Buono, il Brutto e il Cattivo – comparissero nella scena d’apertura del film e vi morissero, come un addio simbolico a quel ciclo. Eli Wallach era disponibile. Lee Van Cleef non era libero. E Clint Eastwood non era interessato.
Il rapporto tra Leone e Eastwood merita una precisazione che spesso viene trascurata: Leone aveva sempre preferito Charles Bronson come attore. Gli aveva offerto il ruolo nei tre film della trilogia del dollaro prima ancora di pensare a Eastwood, e Bronson aveva sempre declinato per impegni o per il compenso richiesto. Eastwood era diventato la star di quella trilogia quasi per esclusione, non come prima scelta assoluta. Ora che si trattava di C’era una volta il West, Leone gli offrì il ruolo di Armonica – il misterioso pistolero che suona l’armonica invece di parlare. Eastwood rifiutò, ritenendo il progetto troppo simile a quello che aveva già fatto. Come ha raccontato lui stesso, quando Leone gli descrisse la lunghissima sequenza di apertura nei minimi dettagli, la sua reazione fu di perplessità: “Leone ci mise quindici minuti solo per superare quella parte”. La visione di Leone era sempre più orientata verso il grande spettacolo epico, mentre Eastwood cercava qualcosa di diverso.
Il ruolo andò quindi a Charles Bronson, che aveva sempre affascinato Leone fin dai tempi de I magnifici sette. E Bronson lo portò sullo schermo in modo indimenticabile.
Il team creativo: Bertolucci, Argento e la musica di Morricone
C’è un dettaglio che rende la storia di questo film straordinaria anche dal punto di vista della sua genesi. La storia originale non era stata concepita solo da Leone – era stata ideata insieme a due nomi che negli anni successivi avrebbero lasciato un segno enorme nel cinema italiano e mondiale: Bernardo Bertolucci e Dario Argento. Il futuro regista de L’ultimo tango a Parigi e il futuro maestro dell’horror italiano avevano lavorato con Leone nell’ideazione del soggetto, prima che la sceneggiatura vera e propria venisse scritta da Leone insieme a Sergio Donati. Una collaborazione che vista con gli occhi di oggi sembra quasi impossibile da credere, ma che in quegli anni di fermento creativo del cinema italiano era la norma più che l’eccezione.
E poi c’è Ennio Morricone. La colonna sonora di C’era una volta il West non è semplicemente una delle più belle mai scritte per un western – è una delle più belle mai scritte per qualsiasi film. Morricone aveva composto i temi musicali ancora prima che le riprese cominciassero, e Leone li aveva fatti ascoltare agli attori sul set durante le scene per guidarne le emozioni. Il tema dell’armonica, il tema di Jill, il leitmotiv di Frank – sono melodie che entrano nella memoria e non escono più. Così radicate nella cultura popolare che molti le riconoscono senza sapere esattamente da dove vengono.
La scelta rivoluzionaria di Henry Fonda
Il cuore del film, dal punto di vista della costruzione narrativa, è Henry Fonda nei panni di Frank – il villain della storia. E qui Leone aveva fatto qualcosa di semplice e brutalmente efficace. Fonda non era un attore da cattivi. Era il simbolo dell’eroe americano classico, il volto della giustizia e della rettitudine, l’uomo che il pubblico associava istintivamente ai personaggi buoni. Leone lo sapeva perfettamente. E lo aveva scelto proprio per questo.
Quando Fonda si presentò sul set, aveva le lenti a contatto scure e i baffi – voleva aiutare il pubblico ad accettare questa nuova versione di sé stesso come assassino. Leone lo fermò subito. Gli occhi azzurri di Fonda dovevano restare così come erano. La sua faccia doveva essere riconoscibilissima. Perché l’effetto che Leone voleva ottenere era esattamente quello: mostrare il volto più amato e rassicurante del cinema americano mentre compie qualcosa di impensabile. La prima scena in cui Frank compare nel film – il massacro della famiglia McBain, bambino compreso – è una delle sequenze più spiazzanti della storia del western proprio perché lo spettatore riconosce Henry Fonda e non riesce a credere a quello che sta vedendo. Come ha scritto il critico Andrew McGowan, quella scena comunica immediatamente due cose: questo non è un tipico ruolo di Fonda, e questo non è un tipico western americano.
L’influenza su Tarantino, Breaking Bad e il cinema moderno
Questo è il punto in cui il film smette di essere solo storia del cinema e diventa qualcosa di vivo e attuale. Quentin Tarantino ha citato C’era una volta il West come una delle influenze fondamentali del suo lavoro – e chiunque abbia visto Kill Bill o The Hateful Eight riconosce immediatamente il debito. La dilatazione del tempo, la tensione costruita nel silenzio, l’uso della musica come elemento narrativo autonomo, il ribaltamento delle aspettative sul genere: tutto questo viene in larga parte da Leone.
Ma c’è un’influenza che molti conoscono meno. Vince Gilligan, il creatore di Breaking Bad, ha dichiarato esplicitamente che il cinema di Leone – e C’era una volta il West in particolare – è stata una delle ispirazioni principali della serie. Non è un caso che Breaking Bad sia costruito come un western travestito da storia contemporanea: il deserto del New Mexico che sostituisce le praterie, il protagonista che si trasforma da uomo comune in fuorilegge spietato, la musica che scandisce i momenti di tensione come un duello al sole. Gilligan aveva capito che quello che Leone aveva fatto con il West – raccontare la natura umana attraverso la violenza e la sopravvivenza – poteva funzionare in qualsiasi ambientazione e in qualsiasi epoca.
Tra i registi che hanno dichiarato di essersi ispirati a questo film ci sono anche Martin Scorsese, George Lucas e John Carpenter. È uno di quei film che hanno cambiato il modo in cui i cineasti pensano al tempo, allo spazio e al silenzio come strumenti narrativi.
Il destino del film: bocciato, poi diventato un classico
C’era una volta il West ha avuto una storia peculiare. La versione italiana, quella voluta da Leone, durava 165 minuti. Paramount per la distribuzione americana tagliò il film di circa 20 minuti, portandolo a 145 minuti. Leone aveva combattuto quella decisione e aveva perso. Il film non ebbe successo al botteghino americano. La critica lo accolse in modo tiepido. Il famoso critico Roger Ebert lo stroncò nella sua recensione originale, salvo poi tornare sui suoi passi anni dopo e definirlo un capolavoro assoluto – una delle poche volte in cui un critico della sua statura ha fatto pubblicamente un’autocritica così netta.
Col tempo, il giudizio si era completamente capovolto. La versione italiana completa era diventata il riferimento, quella da vedere e da studiare. E il film aveva costruito la sua reputazione nel modo più solido possibile: attraverso le generazioni di spettatori e registi che lo avevano visto, amato e riportato in vita nelle proprie opere. Oggi C’era una volta il West ha il 96% su Rotten Tomatoes, un 8.5 su IMDb e viene citato regolarmente tra i migliori film della storia del cinema. È uno di quei film che si vede almeno due volte – la prima per la storia, la seconda per capire come Leone abbia costruito ogni singola inquadratura con una precisione quasi maniacale.
Come vederlo su Prime Video
Il film è disponibile su Prime Video tramite il canale “C’era una volta…” di Leone Film Group, dedicato ai grandi classici del cinema italiano. Per accedervi serve un abbonamento specifico al canale, che costa 5,99 euro al mese. Ma c’è la prova gratuita di sette giorni – il che significa che puoi vedere C’era una volta il West stasera senza spendere nulla, a patto di ricordarti di disdire prima della scadenza se non vuoi continuare. La disdetta si fa direttamente dall’app di Prime Video, nella sezione dei canali, ed è questione di pochi secondi.
Hai già visto C’era una volta il West o è uno di quei film che sai che dovresti vedere e non hai mai trovato il momento giusto? Scrivilo nei commenti – e se lo hai già visto, dicci qual è la scena che ti è rimasta impressa di più.


