Charli xcx ha pubblicato il nuovo singolo “Rock Music” con relativo video, e in meno di due minuti è già riuscita a fare quello che le viene meglio: far discutere tutti. Dopo l’uragano “Brat”, ogni sua mossa viene letta come un indizio, un cambio di rotta, una provocazione o magari tutte queste cose insieme. E stavolta il tema è semplice solo in apparenza: Charli sta davvero facendo rock oppure sta prendendo in giro l’idea stessa di “fare rock”?
La risposta, almeno guardando le reazioni dei fan, sembra essere questa: sì. È rock, non è rock, è Charli che gioca con il rock, è elettronica vestita da rock, è indie sleaze passato nel frullatore xcx. Insomma, chiamalo come vuoi, ma la gente ha già deciso che vuole sentirne molto di più.
Il pezzo dura appena 1 minuto e 55 secondi, una durata quasi offensiva se ti prende bene al primo ascolto. E infatti tra i commenti è spuntata subito la lamentela più prevedibile: “Solo 1:55?”. Come dargli torto, onestamente. Perché “Rock Music” arriva, sporca la stanza, butta giù qualcosa dalla finestra e se ne va prima ancora che tu riesca a capire se stai ascoltando un singolo vero, un teaser travestito da canzone o una specie di manifesto post-Brat scritto con il fumo delle sigarette.
Il titolo, già da solo, sembra una piccola trappola. “Rock Music” è una promessa? Una battuta? Una provocazione? Nei giorni scorsi Charli aveva acceso il dibattito dicendo che, secondo lei, il dancefloor è morto e che quindi ora si fa rock music. Poi, quando il meme “Charli goes rock” ha iniziato a correre da solo, ha corretto il tiro con una frase perfettamente charliana: non ha mai detto di stare facendo un album rock. E adesso, con questo brano, tutto è più chiaro. Cioè, più o meno.
Musicalmente, infatti, il pezzo non si butta davvero nel rock classico. Non aspettarti chitarre enormi, assoli, batteria da garage band e sudore da sala prove. Il suono resta molto più vicino al suo mondo elettronico, nervoso, sintetico, tagliato con quell’energia digitale che Charli sa usare senza sembrare mai una turista nel suo stesso stile. Però c’è un’attitudine diversa. C’è una voglia di sporcare il pop, di farlo inciampare, di renderlo meno lucido. E quello, alla fine, è molto rock.
Anche il modo in cui viene pronunciato il titolo dentro la canzone ha già fatto nascere il suo piccolo tormentone. Quel “rock music” spezzettato, ripetuto, quasi inceppato, sembra una frase passata in una macchina impazzita: ro-ro-ro-ro-rock music. Non è il grido di una band che sale sul palco con le chitarre accordate. È più il suono di un computer che prova a immaginarsi punk e, stranamente, ci riesce.
Il video, diretto da Aidan Zamiri, amplifica benissimo questa ambiguità. Si apre con Charli che fuma da una finestra alta di un edificio e poi sorride alla camera mentre spinge un vecchio televisore giù verso la strada. Ecco, se volevi un gesto rock vecchia scuola, servito. Sembra quasi una citazione volutamente esagerata di tutta quella mitologia da rockstar casinista: hotel, televisori, sigarette, caos e pessime decisioni prese con grande stile.
Poi il video continua tra immagini quasi tutte in bianco e nero, un sacco di fumo, Charli che spegne una sigaretta nel pasto del servizio in camera di un uomo, montagne di cicche, strade, Times Square, pose da star e una band che suona o forse “suona”, con tutte le virgolette del caso. È un’estetica sporca, costruita, sfacciata. Non fa finta di essere naturale. Anzi, sembra divertirsi proprio nel mostrarsi come un’idea di rock filtrata dal pop, dalla moda, da Internet e da una certa voglia di rompere le scatole.
Nel finale, quando la musica sembra incastrarsi in una specie di corto circuito digitale, l’immagine statica di Charli viene sfondata da un gruppo di ragazzi che sembrano portare un mosh pit direttamente fuori dallo schermo. È probabilmente il momento più chiaro del video: il rock, qui, non è tanto un genere con regole precise. È una collisione. Una spinta. Una cosa che rompe una superficie e si prende spazio.
I fan hanno risposto subito, e con quel linguaggio meravigliosamente caotico che solo Internet riesce a produrre. C’è chi parla di “hyperock”, chi tira fuori l’era MySpace di Charli, chi sente un ritorno a certe vibrazioni di “Sucker”, chi definisce il brano una versione xcx dell’indie sleaze. Tradotto: nessuno è davvero d’accordo sulla definizione, ma quasi tutti sembrano d’accordo sull’effetto. Funziona.
E forse è proprio questo il passaggio più interessante della fase post-Brat di Charli xcx. Dopo un disco diventato fenomeno culturale, tormentone estetico e carburante per meme, lei avrebbe potuto fare la cosa più comoda: ripetere la formula. Invece pare intenzionata a spostare il bersaglio, anche a costo di confondere qualcuno. O di far arrabbiare chi voleva un altro giro sulla stessa giostra.
“Rock Music” non chiarisce del tutto dove andrà il prossimo album. Forse non vuole farlo. È un assaggio storto, breve, nervoso, più interessato a creare una reazione che a rassicurare. E in questo senso sì, ha qualcosa di rock. Non perché suoni come un disco dei Clash, ma perché sembra fregarsene abbastanza delle aspettative.
E tu che ne pensi: Charli xcx ha davvero trovato una nuova forma di rock o sta solo giocando con noi? Scrivilo nei commenti.


