Interpretare un serial killer non è come recitare in una commedia romantica. E Charlie Hunnam lo sa benissimo. Dopo vent’anni di relazione con Morgana McNelis, l’attore ha imparato che riportare a casa l’oscurità dei personaggi che interpreta può distruggere una relazione. Così, quando ha accettato il ruolo di Ed Gein nella terza stagione di Monster su Netflix, la sua compagna gli ha dato un ultimatum chiaro: “Vai, fai il tuo lavoro, sii egoista quanto serve, ma prenditi del tempo per tornare in te. Quando rientri a casa devi essere pronto a stare con me”. E francamente, è una richiesta più che ragionevole quando il tuo partner passa mesi nei panni di un profanatore di tombe e assassino.
In un’intervista, Hunnam ha raccontato come Morgana abbia assistito negli anni al peso psicologico che questi ruoli hanno avuto su di lui. “Si è stancata di vedermi tornare svuotato dopo certi lavori”, ha ammesso l’attore di Sons of Anarchy. La regola stabilita circa dieci anni fa è diventata il loro accordo: lui può immergersi completamente nel personaggio, ma poi deve prendersi il tempo necessario per tornare se stesso prima di riprendere la vita di coppia.
E con Ed Gein, quella pausa è stata più necessaria che mai. Hunnam ha raccontato di essere andato in Wisconsin, dove Gein ha vissuto e commesso i suoi crimini, per visitare la sua tomba. “Ho passato del tempo lì, è stato un modo per chiudere davvero e dire addio al personaggio”, ha spiegato. Pensa: finisci di girare una serie su un serial killer e poi vai letteralmente al suo cimitero. Non è esattamente il modo in cui la maggior parte delle persone si rilassa dopo il lavoro.
Il sostegno di Morgana e la psicologia dell’ombra
Nonostante la regola ferrea del “devi tornare te stesso”, Morgana ha comunque sostenuto la scelta del compagno di accettare questo ruolo. Il motivo è interessante: è appassionata di psicoanalisi e comprende il valore del “lavoro sull’ombra”, quel processo psicologico di confrontarsi con i propri lati oscuri per conoscersi meglio.
“La mia compagna era convinta che questo fosse qualcosa di importante da fare”, ha raccontato Hunnam. “Lei capisce il valore di guardare nell’abisso e confrontarsi con l’oscurità molto più di me. Mi ha dato un sostegno incredibile, dicendomi: ‘Devi solo andare a fare questa cosa, devi entrare nella caverna e affrontare il drago'”.
E il drago l’ha affrontato davvero. Hunnam si è immerso non solo nel personaggio di Ed Gein, ma anche nella psicologia dietro le sue azioni. “Sentivo una responsabilità enorme perché era una persona reale che aveva commesso crimini terribili”, ha spiegato il 45enne. “Volevo trovare la verità. Fin dalle prime conversazioni con Ryan Murphy, eravamo meno interessati a cosa aveva fatto e più concentrati sul capire perché l’aveva fatto”.
Il dilemma morale di raccontare il male
Hunnam ha ammesso di non amare affatto l’horror e le storie oscure. “Ho davvero lottato con la responsabilità morale di accettare questo ruolo”, ha confessato. Ma alla fine ha trovato una ragione che lo ha convinto: raccontare storie sul male può avere senso se fatto in modo responsabile e attraverso la lente della psicologia.
“Credo che raccontare storie ci aiuti a capire noi stessi. E il male e l’oscurità fanno parte dell’esperienza umana”, ha detto. “Raccontare queste storie e darci un modo per affrontare le nostre paure ha valore. Se fatto responsabilmente, se fatto per esplorare davvero la psicologia umana, allora ha senso”.
È un ragionamento in linea con quello che Ryan Murphy e Ian Brennan hanno cercato di fare con Monster: non glorificare il killer, ma capire come un essere umano diventa un mostro.
Come lasciare andare il personaggio
Ma veniamo alla parte pratica: come si fa a liberarsi di un personaggio così pesante? Hunnam ha sviluppato un metodo preciso negli anni. “Mi prendo almeno una settimana, o quanto tempo mi serve dopo aver finito”, ha spiegato. Ma con Ed Gein è andato oltre.
Essere a Chicago durante le riprese, vicino al Wisconsin dove Gein ha vissuto, gli ha permesso di fare quel viaggio simbolico alla tomba del serial killer. È stata la sua pausa più intensa, un modo per chiudere simbolicamente quel capitolo e separarsi dal personaggio. “È stato terapeutico, un modo per dire addio”, ha ripetuto.
Questa attenzione alla salute mentale è rara a Hollywood, dove gli attori spesso si vantano di quanto si siano “persi” nei loro ruoli. Hunnam invece ha capito, probabilmente grazie a Morgana, che preservare se stesso è più importante di qualsiasi performance.
E tu cosa ne pensi? Credi che gli attori debbano prendersi tempo per tornare se stessi dopo ruoli così intensi? Hai visto Monster: La Storia di Ed Gein e ti è sembrato che Hunnam abbia fatto un buon lavoro? Raccontaci nei commenti se secondo te questa attenzione alla salute mentale dovrebbe essere più diffusa a Hollywood.


