C’è un momento preciso in cui capisci che una cantante non è lì per caso. Per Ditonellapiaga quel momento è arrivato venerdì sera, quando ha vinto la serata delle cover di Sanremo 2026 con una versione di The Lady Is a Tramp insieme a TonyPitony che ha lasciato il pubblico dell’Ariston senza fiato. Poi è arrivata la finale, e lei si è fermata al terzo posto della classifica generale. Il pubblico del televoto ha premiato altri, e fa un certo effetto doverlo scrivere, perché tra tutti e trenta i cantanti in gara quest’anno lei era quella che aveva qualcosa di davvero diverso da dire.
Ma andiamo con ordine, perché la storia di Margherita Carducci – questo il suo vero nome – merita di essere raccontata per bene.
Nata a Roma il 5 febbraio 1997, Acquario, Margherita cresce in una famiglia che con la musica non ha nulla a che fare. Il padre Claudio e la madre Costanza sono entrambi insegnanti di basket. Lei stessa ha praticato lo sport da bambina, e in qualche modo si vede: c’è una disciplina nel modo in cui costruisce i suoi brani, una precisione nel colpire il punto giusto al momento giusto che non si improvvisa. Poi però arriva la musica, e il basket passa in secondo piano per sempre.
Le prime note non arrivano da un talent show, non arrivano da un provino, non arrivano da un corso di canto privato. Arrivano dagli scout. Margherita inizia a cantare nelle attività del gruppo scout a cui appartiene da bambina, in mezzo ad altri ragazzini romani con le stesse voglie e gli stessi sogni vaghi. È lì che capisce che la voce è qualcosa che vuole portarsi appresso per tutta la vita.
Finito il liceo linguistico a Roma, si iscrive al DAMS di Bologna con indirizzo teatrale. Una scelta che potrebbe sembrare strana per chi vuole fare la cantante, ma che in realtà spiega moltissimo della sua estetica: quella cura maniacale per la performance, per l’immagine visiva, per ogni dettaglio del modo in cui si presenta sul palco. Ditonellapiaga non sale su un palco e canta. Ditonellapiaga costruisce una scena ogni volta.
E il nome? Il nome è probabilmente la prima cosa che colpisce di lei, e ha una storia che vale la pena sentire. Margherita cambiava nickname su Instagram ogni mese, cercando qualcosa che la rappresentasse davvero. Ha valutato decine di opzioni, tra cui – e lei lo racconta con evidente divertimento – “Settespaghetti”. Poi un amico le ha fatto notare che Ditonellapiaga funzionava: era incisivo, ironico, un po’ provocatorio, e allo stesso tempo descriveva perfettamente il suo modo di scrivere. Lei lo ha tenuto. La nonna, però, non lo ha mai digerito del tutto.
C’è un’altra storia legata alla nonna che dice molto su chi è Margherita fuori dal palco. Quando ha dovuto scegliere la copertina per il suo primo album “Camouflage”, invece di affidarsi a un fotografo di moda o a uno studio, ha usato una foto scattata durante la festa di compleanno della nonna Ludovica. La ritrae mentre balla con le amiche, circondata da persone care. In un’industria musicale che spinge i giovani artisti a costruire un’immagine sempre più patinata e distante, lei ha messo sua nonna in copertina. Non è un dettaglio piccolo.
La svolta professionale arriva nel 2020, e come per tanti altri ha il paradosso di coincidere con il lockdown. Bloccata a casa durante la pandemia, Margherita si dedica completamente alla musica anche come autrice, e quella concentrazione forzata produce risultati che in condizioni normali avrebbero richiesto anni. Ad ottobre di quell’anno firma con Dischi Belli/BMG Italy. Il treno è partito.
Ma la storia più bella è quella che la lega a Donatella Rettore. Da bambina, Margherita aveva il poster di Rettore appeso in camera. La ammirava, la studiava, la considerava un modello di libertà artistica che poche cantanti italiane avevano avuto il coraggio di incarnare. Anni dopo, quando ha scritto il brano “Chimica”, lo ha fatto ispirandosi proprio a quell’energia. E poi è successa una cosa che nella vita reale capita raramente: Rettore ha sentito quella canzone, ha capito qualcosa, e ne è nata una collaborazione. Le due hanno portato “Chimica” a Sanremo 2022 insieme, con quarant’anni di differenza anagrafica e zero di distanza artistica. Rettore, in seguito, ha detto di lei: “Delle volte è molto più saggia di me.” Il poster in camera aveva visto lungo.
Quel Sanremo 2022 le vale anche la Targa Tenco come miglior opera prima con “Camouflage”, battendo tra gli altri anche Blanco. Un riconoscimento di critica che il grande pubblico fatica a vedere ma che nel mondo della musica significa qualcosa di preciso: sei una di quelle che durano.
A Sanremo 2026 ci arriva con il brano “Che fastidio!” e con una polemica già in corso prima ancora che il Festival inizi. Il nuovo album si chiama “Miss Italia” e l’organizzazione del concorso di bellezza ha già annunciato azioni legali, ritenendo il titolo lesivo della dignità delle concorrenti. Lei ha risposto con la stessa chiarezza con cui scrive i suoi testi: “Parlo di me, nessuno ha insultato nessuno.” Fine della discussione.
Durante la settimana ha confermato di essere una delle poche artiste in gara con una visione precisa di cosa vuole fare e come. La serata delle cover ha consacrato quello che molti sapevano già: quando Ditonellapiaga decide di interpretare qualcosa, lo trasforma in qualcosa di suo. The Lady Is a Tramp con TonyPitony ha vinto quella serata perché non era un omaggio nostalgico, era una reinterpretazione con una personalità propria.
Poi è arrivata la classifica finale. Terzo posto, dietro a Sal Da Vinci e Sayf. Due risultati costruiti dal televoto, che come sempre premia la popolarità più che la qualità. Ditonellapiaga era la nostra preferita tra i tre sul podio, e probabilmente lo era anche per chi ascolta musica con una certa attenzione. Peccato che la classifica generale non rispecchi quello che ha dimostrato durante tutta la settimana.
Il terzo posto però non cambia niente di quello che è. Il suo terzo album “Miss Italia” uscirà il 10 aprile, scritto interamente insieme ad Alessandro Casagni e nato, come ha raccontato lei stessa, da un momento di smarrimento personale e dal desiderio di restare fedele a se stessa in un sistema che spesso chiede il contrario.
Di stili così, nel pop italiano, ce ne sono pochi. E quando ne arriva uno, vale la pena tenerlo d’occhio.
Pensate che Ditonellapiaga avrebbe meritato di vincere anche la classifica generale? Lasciate un commento e diteci la vostra.



San Remo, ha una sua liturgia quasi impossibile da scalfire, per cui pur preferendo “che fastidio” va bene così. Meglio un Sal che la scuderia di Amici.