C’è un tipo di cliente che ogni avvocato penalista vorrebbe evitare. Non perché sia colpevole – la colpevolezza, nel diritto, è un’altra storia – ma perché difenderlo ti mette contro tutto e tutti: l’opinione pubblica, i colleghi, a volte persino la tua stessa coscienza. Nel terzo episodio di Avvocato Ligas, in onda su Sky venerdì 13 marzo 2026, Lorenzo Ligas ne incontrerà uno di quelli: un bodybuilder dalla mascolinità tossica, accusato in un caso che ruota attorno a un uomo trovato con la testa spaccata all’interno di uno spogliatoio.
Partiamo dal fatto. Uno spogliatoio – quasi certamente quello di una palestra – diventerà la scena di quello che, in apparenza, è un omicidio. Un uomo viene trovato a terra con una ferita alla testa. La ricostruzione sembra lineare, le prove sembrano parlare chiaro, e il sospettato ha tutto contro: un fisico imponente costruito a forza di anni sotto i pesi, un atteggiamento che non aiuta, e un profilo che è già una condanna prima ancora di entrare in aula.
Ligas arriverà, guarderà la scena, ascolterà la versione dell’accusa – e qualcosa non lo convincerà. Non è un dettaglio secondario, non è una sensazione vaga: è quel fiuto che ha affinato dopo anni passati a smontare ricostruzioni che sembravano inattaccabili. Sa benissimo che difendere un uomo del genere davanti a una giuria – e davanti ai media, e davanti all’opinione pubblica – è una battaglia in salita. Sa anche che perdere questa causa non farebbe bene alla sua reputazione, ancora fragile dopo il licenziamento dallo studio legale che gli ha fatto perdere tutto nei primi episodi. Eppure accetterà lo stesso.
Questo è il punto che rende Ligas un personaggio diverso dagli avvocati che siamo abituati a vedere in televisione. Non sceglie i clienti in base alla simpatia o alla facilità della difesa. Li sceglie in base a una convinzione: che la verità sia sempre più complicata di come viene presentata, e che qualcuno debba avere il coraggio di andarla a cercare anche quando non conviene a nessuno farlo. Il bodybuilder dalla mascolinità tossica non è un personaggio facile da amare. È il tipo di uomo che probabilmente non ti piacerebbe incontrare, con una visione del mondo che Ligas stesso non condivide. Ma questo, per lui, non cambia nulla. La difesa non è un premio per i simpatici.
C’è qualcosa di deliberato nella scelta degli autori di costruire questo terzo episodio attorno a un cliente così scomodo. Dopo i primi due episodi – in cui il banco degli imputati era occupato da Jack Zero, ex pop star caduta in disgrazia, un personaggio su cui era quasi naturale proiettare una certa empatia – la serie alza la posta. Mette Ligas di fronte a qualcuno che non genera simpatia automatica, qualcuno per cui il pubblico a casa non farà il tifo istintivamente. E in questo modo costringe anche lo spettatore a fare lo stesso ragionamento che fa l’avvocato: la difesa non dipende da chi sei, dipende da cosa è davvero successo.
Dal punto di vista narrativo, l’episodio si muoverà su due piani contemporaneamente. Da una parte il caso nello spogliatoio, con Ligas che dovrà trovare una chiave per smontare un’accusa che in superficie sembra solida. Dall’altra tutto quello che succede fuori dal tribunale: lo scontro ancora aperto con Michele Petrello, il suo ex capo e socio che si rifiuta di riconoscergli la liquidazione dopo il licenziamento, e la vita privata che continua a reclamare spazio. Ligas è un padre affettuoso e profondamente legato alla figlia, e il rapporto complicato con l’ex moglie Patrizia – avvocata anche lei, donna tutt’altro che disposta a fare passi indietro – attraversa ogni episodio come un filo che non si spezza mai del tutto.
Anche Marta, la giovane praticante interpretata da Marina Occhionero, porterà in questo terzo episodio il peso di una sottotrama che cresce piano: la sua relazione clandestina con Emilio, un ex docente universitario, è una di quelle situazioni che prima o poi esplodono, e la serie non sembra avere fretta di risolverla.
Avvocato Ligas è il primo legal drama Sky Original, tratto dal romanzo postumo di Gianluca Ferraris – giornalista investigativo e autore noir scomparso nel 2022, che non ha fatto in tempo a vedere il suo personaggio prendere vita sullo schermo. Il debutto della serie, il 6 marzo, ha superato il milione di spettatori medi, con una permanenza del 73% seconda solo all’ultima stagione di Gomorra. Numeri che raccontano un pubblico che non cambia canale. Con un cliente come il bodybuilder di questo terzo episodio, è facile capire perché non lo farà neanche venerdì.
Ti aspettiamo nei commenti dopo la messa in onda: il bodybuilder sarà colpevole o no?


