Maria Vera Ratti è la protagonista di Roberta Valente – Notaio in Sorrento, la fiction di Rai 1 che l’ha portata al centro della scena televisiva italiana. Interpreta una giovane notaia precisa, testarda, brillante, con un bisogno quasi fisico di mettere ordine nella vita degli altri e nella propria. E forse il motivo per cui il pubblico la sta notando così tanto è proprio questo: Maria Vera Ratti non ha l’aria della star costruita a tavolino. Arriva in scena con eleganza, misura e una presenza che cresce puntata dopo puntata. Ti sembra tranquilla, poi ti accorgi che sta reggendo tutto il racconto sulle spalle.
Nata ad Avellino il 26 settembre 1994 e cresciuta a Napoli, Maria Vera Ratti è una delle attrici più interessanti della nuova fiction italiana. Non è proprio una debuttante, anzi. Molti spettatori l’hanno già amata nei panni di Enrica Colombo ne Il commissario Ricciardi, dove aveva il ruolo delicatissimo dell’amore silenzioso e quasi impossibile del protagonista interpretato da Lino Guanciale. Ma con Roberta Valente il passo è diverso: qui non è più la figura romantica che vive accanto al mistero del protagonista. Qui è lei il centro.
E la differenza si vede.
Roberta Valente è un personaggio costruito su contrasti molto televisivi, ma non banali. È una donna giovane, competente, con una professione associata alla precisione e alla responsabilità. Una notaia, appunto. Però dietro la compostezza c’è un passato che pesa: la perdita dei genitori, il ritorno a Sorrento, i segreti di famiglia, un matrimonio da organizzare e una serie di casi professionali che la costringono a uscire dal suo schema mentale. Roberta vuole controllare tutto, ma la vita, come sempre, le fa ciao con la manina e decide di scompaginarle il tavolo.
Maria Vera Ratti funziona bene perché non trasforma Roberta in una “perfettina” antipatica. Le dà rigidità, sì, ma anche fragilità. Le dà spigoli, ma anche calore. E in una fiction del pomeriggio emotivo ma da prima serata, questa è una qualità importante. Perché il rischio era creare una protagonista troppo fredda, troppo impostata, troppo “sono brava e ve lo dimostro”. Invece lei la rende più umana. Anche quando Roberta sbaglia, anche quando si irrigidisce, anche quando sembra voler risolvere la vita come se fosse un atto notarile da firmare.
La curiosità più bella su Maria Vera Ratti è che il suo percorso non nasce in modo lineare. Prima di diventare attrice ha studiato tutt’altro. Si è laureata in Scienze Politiche, Studi Russi e dell’Asia Centrale all’Università di Leiden, nei Paesi Bassi. Ha fatto anche un tirocinio al Parlamento Europeo e ha vissuto un periodo a Berlino. Insomma, non proprio il classico percorso “da bambina sognavo solo il set e non ho mai pensato ad altro”. La sua strada sembrava più vicina alla diplomazia, alle istituzioni, all’estero, alle lingue.
Poi, come succede nelle storie migliori, è arrivata una deviazione.
Su suggerimento di un’amica, Maria Vera Ratti ha partecipato a un workshop di recitazione. Da lì è scattato qualcosa. A 22 anni è stata ammessa al Centro Sperimentale di Cinematografia, una delle scuole più importanti per chi vuole fare questo mestiere in Italia. Si è diplomata e ha iniziato a costruire una carriera passo dopo passo, senza bruciare le tappe in modo rumoroso.
Questa formazione internazionale si porta dietro anche una dote non da poco: Maria Vera parla inglese, francese, spagnolo e russo. Una cosa che nel mercato audiovisivo di oggi pesa, perché le produzioni sono sempre più aperte, miste, internazionali. E infatti nel suo curriculum ci sono progetti italiani, ma anche titoli dal respiro più ampio.
Il primo ruolo televisivo importante arriva con Rosy Abate – La serie, dove interpreta Nina Costello. Poi la vediamo in vari progetti: Don Matteo, Mina Settembre, Leonardo, I bastardi di Pizzofalcone, Sabato, domenica e lunedì, La vita bugiarda degli adulti e, appunto, Il commissario Ricciardi. Al cinema ha partecipato a Miss Marx di Susanna Nicchiarelli e poi è stata protagonista dell’horror internazionale Deliver Us.
E qui vale la pena fermarsi un secondo. Perché Maria Vera Ratti non sembra scegliere ruoli tutti uguali. Passa dalla fiction Rai al dramma storico, dalla Napoli letteraria di Elena Ferrante all’horror religioso, dalla serie in costume al legal drama sentimentale. Questo la rende una faccia molto riconoscibile ma non ancora intrappolata in un solo tipo di personaggio. E per un’attrice giovane è oro.
Il grande pubblico, però, l’ha scoperta soprattutto con Enrica Colombo ne Il commissario Ricciardi. Un ruolo complicato, perché Enrica è un personaggio fatto di attese, sguardi, pudore, sentimenti non detti. In una tv spesso abituata a spiegare tutto a voce alta, lei doveva fare il contrario: trattenere. E Maria Vera è stata brava proprio lì. Nel non esagerare. Nel lasciare che il pubblico percepisse il sentimento senza doverlo sottolineare ogni tre secondi.
Con Roberta Valente – Notaio in Sorrento, invece, cambia marcia. La protagonista non può vivere solo di attese. Deve agire, decidere, sbagliare, indagare, amare, dubitare, entrare nei casi degli altri e fare i conti con il proprio passato. È un personaggio più dinamico e anche più esposto. Se Enrica era una figura romantica e trattenuta, Roberta è una donna che deve prendere in mano la scena.
E qui Maria Vera Ratti dimostra di poter reggere una fiction da protagonista.
Una delle ragioni per cui piace è la sua naturalezza. Non ha un modo di recitare troppo caricato, non cerca continuamente la frase a effetto. Ha un volto molto cinematografico, capace di passare dalla severità alla tenerezza senza grandi gesti. In Roberta Valente usa spesso lo sguardo come se il personaggio stesse sempre facendo due calcoli: quello professionale, da notaia, e quello emotivo, molto più complicato. E spesso il secondo vince sul primo, anche se lei non vorrebbe.
Poi c’è il legame con Napoli e con il Sud, che in questa fase della sua carriera conta parecchio. Maria Vera è nata in Campania e cresciuta a Napoli, ma non porta in scena un’identità regionale usata come etichetta. Non fa “la ragazza del Sud” in modo stereotipato. Porta piuttosto una sensibilità, un ritmo, un modo di abitare certi ambienti. In Roberta Valente, ambientata a Sorrento, questo aiuta. Perché il rischio di una fiction così sarebbe quello della cartolina. Mare, limoni, vicoli, terrazze e via andare. Lei invece tiene il personaggio ancorato alla concretezza.
Tra le sue curiosità meno note ci sono anche le passioni artistiche fuori dal set. Si è parlato del suo interesse per la fotografia, la pittura, il canto e anche dello sport, compreso lo sci praticato in modo agonistico. Dettagli che raccontano una persona abituata a muoversi tra discipline diverse, non chiusa solo nel perimetro della recitazione. E forse questa varietà si sente anche nei ruoli: Maria Vera dà l’impressione di osservare molto, di arrivare ai personaggi non solo con tecnica, ma anche con curiosità.
Sul piano privato, invece, mantiene un profilo abbastanza riservato. E questa, oggi, è quasi una rarità. Viviamo in un tempo in cui spesso l’attore deve diventare anche personaggio social, raccontare tutto, mostrarsi sempre, commentare ogni cosa. Maria Vera Ratti sembra invece procedere con più discrezione. C’è, lavora, promuove i progetti, ma non dà l’impressione di voler costruire una narrazione personale invadente. E forse anche questo la rende più interessante.
Perché alla fine il pubblico si affeziona ai volti, ma si fida degli attori che non sembrano divorati dalla voglia di piacere a tutti. Lei ha una bellezza evidente, certo. Ma non è solo quello. Ha una qualità più sottile: sembra sempre pensare qualcosa mentre recita. E questa cosa, in tv, buca.
Il successo di Roberta Valente – Notaio in Sorrento può diventare per lei un passaggio importante. Non solo perché la fiction è su Rai 1, quindi ha una platea ampia, ma perché la mette davanti a un pubblico molto trasversale: chi ama le storie sentimentali, chi segue le fiction familiari, chi cerca un giallo leggero, chi si affeziona ai personaggi ricorrenti. È una vetrina forte, ma anche una prova. Da protagonista non puoi nasconderti.
E Maria Vera Ratti sembra averla affrontata con la calma di chi sa di avere strumenti veri. Non urla “guardatemi”. Ti porta a guardarla.
È per questo che oggi possiamo definirla una delle attrici del momento della fiction italiana. Non perché sia ovunque in modo martellante, ma perché è arrivata a un ruolo che la espone e lo sta usando bene. Dopo Il commissario Ricciardi, molti la vedevano come Enrica. Ora possono iniziare a vederla come Maria Vera Ratti. Ed è un salto importante.
La sensazione è che il suo percorso sia appena entrato in una fase nuova. Ha già dimostrato di funzionare nei ruoli romantici, nei personaggi più trattenuti, nelle fiction popolari e nei progetti più particolari. Ora deve solo continuare a scegliere bene. E magari, perché no, osare ancora di più.
Perché Maria Vera Ratti ha una cosa che molte attrici cercano per anni: un volto che resta. E quando un volto resta, il pubblico comincia a voler sapere dove lo rivedrà dopo.
Secondo te Maria Vera Ratti è una delle nuove protagoniste più interessanti della fiction italiana e ti sta convincendo nei panni di Roberta Valente? Scrivilo nei commenti.


