Il conto alla rovescia è iniziato. Il 23 settembre 2025 Chiara Ferragni si presenterà davanti alla terza sezione penale del tribunale di Milano per l’udienza predibattimentale più attesa dell’anno. L’accusa è pesante: truffa continuata e aggravata per il famoso caso Pandoro Balocco e le uova di Pasqua Dolci Preziosi. Un processo che arriva dopo oltre un anno di indagini, multe milionarie e accordi extragiudiziali che sembravano aver chiuso la questione. Invece no, la giustizia italiana ha deciso di andare fino in fondo.
Con lei sul banco degli imputati ci saranno anche l’ex braccio destro Fabio Damato, l’amministratrice delegata Alessandra Balocco e l’imprenditore Francesco Cannillo. Ma è chiaro che tutti gli occhi saranno puntati su di lei, l’influencer più potente d’Italia che rischia di vedere la sua immagine dorata definitivamente appannata dalle aule di tribunale. La domanda che tutti si fanno è una sola: può davvero finire in carcere? La risposta, per quanto sorprendente, è tecnicamente sì. Ma andiamo con ordine.
La riforma Cartabia ha introdotto questa tipologia di udienza predibattimentale, una sorta di ultimo confronto che può concludersi con un proscioglimento o, al contrario, con l’avvio del processo vero e proprio. Per Chiara, che attraverso i suoi legali Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana ha sempre respinto ogni accusa (“Credevo sinceramente che non fosse necessario celebrare un processo per dimostrare di non aver mai truffato nessuno”), si tratta dell’ultimo scoglio prima di un potenziale processo mediatico devastante. Un processo che, nonostante tutti i tentativi di contenimento del danno, potrebbe rivelarsi un game over definitivo per la sua carriera.
Le accuse: quando il marketing di beneficenza diventa truffa
Per capire quanto sia grave la situazione, bisogna analizzare nel dettaglio le contestazioni della Procura di Milano. L’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli hanno ricostruito un sistema consolidato di comunicazione ingannevole che avrebbe fruttato alle società collegate alla Ferragni un ingiusto profitto di oltre 2,2 milioni di euro.
Le operazioni sotto la lente sono due: il “Pandoro Balocco Pink Christmas, Limited Edition Chiara Ferragni” del Natale 2022 e le “Uova di Pasqua Chiara Ferragni – sosteniamo i Bambini delle Fate” del 2021 e 2022. In entrambi i casi, secondo l’accusa, i consumatori sarebbero stati indotti a credere che acquistando i prodotti avrebbero contribuito direttamente alle iniziative benefiche pubblicizzate.
La realtà, sempre secondo la Procura, era ben diversa. Per il pandoro, Balocco aveva già destinato 50mila euro all’ospedale Regina Margherita di Torino sei mesi prima del lancio del prodotto, indipendentemente dalle vendite. Le società di Ferragni, invece, avevano incassato poco più di un milione di euro per pubblicizzare l’iniziativa su Instagram. Il pandoro veniva venduto a 9,37 euro invece dei 3,68 euro del prodotto tradizionale, e ne sono stati venduti almeno 362.577 esemplari.
Per le uova di Pasqua il meccanismo era simile: la promozione lasciava intendere un collegamento diretto tra acquisti e donazioni, ma i 36mila euro destinati all’associazione “I Bambini delle Fate” erano stati versati da Dolci Preziosi in modo dilazionato e scollegato dalle vendite effettive.
Cosa rischia davvero: dal carcere teorico alla multa probabile
Dal punto di vista strettamente giuridico, la truffa aggravata in Italia è punita con la reclusione da 2 a 7 anni e una multa che può arrivare fino a 1.549 euro. Nel caso di Ferragni, l’aggravante deriva dall’utilizzo del mezzo informatico (i social media) che configura la cosiddetta “minorata difesa” dei consumatori, impossibilitati a verificare preventivamente la veridicità delle informazioni.
Ma andiamo al sodo: Chiara Ferragni finirà davvero in carcere? Gli esperti sono praticamente unanimi: no. Per diversi motivi. Primo, non ha precedenti penali. Secondo, ha già avviato una serie di azioni riparatorie che potrebbero essere considerate attenuanti significative: la donazione di un milione di euro all’ospedale Regina Margherita, l’accordo con il Codacons per risarcire i consumatori con 150 euro a testa e ulteriori 200mila euro in beneficenza.
Come spiega l’avvocato Paolo Di Fresco a Fanpage: “Andrebbe in carcere solo se, alla fine dei tre gradi di giudizio, la pena inflitta fosse pari o superiore a 4 anni. Se la pena fosse inferiore, potrebbe sempre chiedere l’affidamento in prova”. E considerando le attenuanti, “se inferiore a due anni sarebbe oltretutto coperta dalla sospensione condizionale”.
Le strategie della difesa: memoria scritta e fiducia nella magistratura
La strategia legale di Ferragni è già chiara: niente interrogatorio, ma una memoria difensiva corposa che verrà depositata nei prossimi giorni. Una scelta tattica precisa per evitare dichiarazioni che potrebbero essere usate contro di lei e per mettere nero su bianco tutti gli argomenti a discolpa.
I legali puntano su diversi elementi: primo, l’assenza di dolo specifico. Secondo loro, non ci sarebbe stata alcuna intenzione di truffare i consumatori, ma solo una comunicazione marketing poco chiara su iniziative benefiche effettivamente esistenti. Secondo, il fatto che tutte le questioni controverse siano già state affrontate e risolte in sede di Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Terzo, e questo è l’asso nella manica, il comportamento post-scoperta. Ferragni non si è nascosta, non ha negato le evidenze, ma ha immediatamente avviato le procedure per risarcire i danni. Un atteggiamento che, dal punto di vista giuridico, può valere molto in termini di riduzione della pena.
Il precedente Antitrust: quando pagare non basta
Ma qui arriviamo al cuore del problema. Perché se tutto è stato già risolto con l’Antitrust, perché la Procura ha deciso di andare avanti? La risposta sta nella differenza tra illecito amministrativo e reato penale. L’Antitrust aveva sanzionato Ferragni per “pratica commerciale scorretta” con una multa di oltre un milione di euro. La Procura, invece, ipotizza che ci sia stato un vero e proprio raggiro ai danni dei consumatori.
La differenza non è solo semantica. Nel primo caso si tratta di una violazione delle regole del mercato, nel secondo di un crimine contro il patrimonio che lede la fiducia dei consumatori e distorce il meccanismo della libera scelta. È qui che si gioca la vera partita: dimostrare se esisteva o meno l’intenzione di ingannare.
Le email sequestrate dalla Guardia di Finanza negli uffici Balocco potrebbero essere decisive. Se dovessero emergere comunicazioni che dimostrano la consapevolezza dell’inganno, la posizione di Ferragni si farebbe molto più complicata. Al contrario, se i messaggi dovessero confermare una gestione superficiale ma in buona fede, le possibilità di assoluzione aumenterebbero sensibilmente.
L’aspetto reputazionale: il vero carcere di Chiara
Ma al di là degli aspetti penali, il vero dramma per Ferragni è quello reputazionale. Come sottolinea l’avvocato Giuseppe Di Palo: “Il danno all’immagine è chiaramente la sanzione più dura e pesante: una multa, quand’anche fosse confermata nell’originaria misura, è il male minore in una vicenda che ha avuto un’eco mediatico impressionante”.
E qui arriviamo al paradosso del caso Ferragni. Lei, che ha costruito il suo impero economico sulla fiducia del pubblico e sulla percezione di autenticità, si ritrova a dover dimostrare in tribunale di non aver mai voluto ingannare nessuno. Un processo che, indipendentemente dall’esito, lascerà comunque cicatrici profonde sulla sua immagine pubblica.
In Italia, dove il rapporto con le tasse e le donazioni benefiche è sempre stato complicato, il caso Ferragni rischia di diventare un precedente giudiziario importante. Non solo per lei, ma per tutto il mondo degli influencer e del marketing di beneficenza. La domanda di fondo è: fino a che punto è lecito usare il richiamo emotivo della solidarietà per vendere prodotti?
Le alternative processuali: patteggiamento e messa alla prova
Chiara Ferragni, comunque vada l’udienza del 23 settembre, ha ancora diverse carte da giocare. La prima è il patteggiamento: concordare una pena con il Pubblico Ministero evitando il processo. Considerando che ha già risarcito i danni e che non ha precedenti, potrebbe ottenere una sanzione simbolica.
La seconda è la messa alla prova: il processo verrebbe sospeso per permetterle di completare il risarcimento (già avviato) e prestare lavori di pubblica utilità. Se l’esito fosse positivo, il reato verrebbe dichiarato estinto. Una soluzione che le permetterebbe di uscire dalla vicenda con un sostanziale pareggio mediatico.
La terza, più rischiosa, è andare fino in fondo puntando sull’assoluzione. Una strategia che potrebbe riabilitarla completamente ma che, in caso di condanna, amplificherebbe il danno reputazionale.
Il contesto italiano: quando i potenti la scampano sempre
E qui arriviamo alla domanda che molti italiani si stanno facendo: anche questa volta tutto finirà con un nulla di fatto? Il nostro paese ha una lunga tradizione di processi eccellenti che poi si sgonfiano tra prescrizioni, assoluzioni tecniche e patteggiamenti al ribasso.
Nel caso Ferragni, però, la situazione è diversa. Non stiamo parlando di un politico o di un imprenditore tradizionale, ma di una celebrity digitale la cui forza sta proprio nell’immagine pubblica. Per lei, anche una condanna simbolica rappresenterebbe una sconfitta strategica enorme.
Inoltre, la Procura di Milano ha dimostrato negli ultimi anni di non fare sconti a nessuno quando si tratta di reati economici. E la pressione mediatica è tale che un’archiviazione tecnica verrebbe probabilmente interpretata come un due pesi e due misure inaccettabile.
La sensazione è che, stavolta, la giustizia italiana voglia mandare un messaggio chiaro: l’influencer economy non è una zona franca dove tutto è permesso. E Chiara Ferragni, volente o nolente, è diventata il simbolo di questo cambiamento di paradigma.
Il 23 settembre sapremo se l’impero Ferragni riuscirà a sopravvivere anche a questa tempesta o se, invece, il caso Pandoro segnerà davvero la fine di un’era. Una cosa è certa: qualunque sia l’esito, niente sarà più come prima.
Dimmi la tua nei commenti: credi che Chiara Ferragni meriti un processo vero o pensi che abbia già pagato abbastanza? E soprattutto, sei convinto che stavolta la giustizia farà davvero il suo corso?


