Oggi 14 gennaio 2026 è arrivata la sentenza che tutti aspettavano: Chiara Ferragni è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata nel processo sul Pandoro Gate e sulle uova di Pasqua. Il giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, ha disposto il proscioglimento per estinzione del reato dopo aver riqualificato l’accusa da truffa aggravata a truffa semplice. Ma cosa significa esattamente? E perché Ferragni è stata assolta?
La questione è più tecnica di quanto sembri. Il giudice non ha riconosciuto l’aggravante contestata dai pm della “minorata difesa dei consumatori o utenti online”, che rendeva il reato di truffa procedibile d’ufficio anche senza querela. Questa aggravante era fondamentale per l’accusa: secondo i pubblici ministeri Eugenio Fusco e Cristian Barilli, i consumatori online sarebbero stati particolarmente vulnerabili perché raggiunti attraverso i social da una figura con oltre 30 milioni di follower, che faceva leva sulla fiducia dei fan. Ma il giudice Mannucci non ha condiviso questa tesi e ha fatto cadere l’aggravante, riqualificando il reato in truffa semplice.
Ed è qui che entra in gioco la riforma Cartabia: per il reato di truffa semplice, infatti, la riforma ha introdotto l’obbligo di querela della parte offesa. E visto che il Codacons circa un anno fa aveva ritirato la querela in seguito a un accordo risarcitorio con Ferragni, il reato è risultato improcedibile e quindi estinto. Il proscioglimento ha riguardato anche i co
mputati di Chiara Ferragni: Fabio Damato, ex braccio destro dell’influencer, e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia (gruppo a cui fa capo Dolci Preziosi).
Ma facciamo un passo indietro: cosa aveva fatto esattamente Chiara Ferragni? Secondo l’accusa, tra il 2021 e il 2022 l’influencer avrebbe ingannato follower e consumatori con due operazioni commerciali. La prima riguardava il “Pandoro Pink Christmas” di Balocco del Natale 2022, venduto a oltre 9 euro rispetto ai circa 3,70 euro della versione tradizionale. La seconda riguardava le “Uova di Pasqua Chiara Ferragni – sosteniamo i Bambini delle Fate” di Dolci Preziosi della Pasqua 2021 e 2022. In entrambi i casi, secondo la Procura, Ferragni avrebbe fatto credere che acquistando quei prodotti i consumatori avrebbero contribuito a iniziative benefiche. Nel caso del pandoro, sembrava che l’acquisto avrebbe aiutato l’ospedale Regina Margherita di Torino. In realtà, la donazione di 50mila euro era già stata fatta dalla sola Balocco nel maggio 2022, mesi prima del lancio dell’iniziativa avvenuto a novembre 2022. Le società di Ferragni avevano incassato oltre 1 milione di euro dall’operazione senza versare nulla all’ospedale. Uno schema analogo era stato contestato per le uova di Pasqua.
Il caso era esploso nel dicembre 2023 quando l’Antitrust aveva multato le società di Ferragni (Fenice e TBS Crew) per un totale di 1,075 milioni di euro e Balocco per 420mila euro per pratica commerciale scorretta. Dopo alcuni giorni di silenzio, Ferragni aveva pubblicato un video su Instagram in cui, visibilmente provata e quasi in lacrime, aveva ammesso “un errore di comunicazione” e annunciato che avrebbe donato 1 milione di euro all’ospedale Regina Margherita. La donazione è stata effettivamente versata nel dicembre 2023 e incassata dall’ospedale. Successivamente, Ferragni ha raggiunto accordi risarcitori anche con il Codacons e altre associazioni di consumatori, per un totale di circa 3,4 milioni di euro tra risarcimenti e donazioni.
La difesa di Ferragni, rappresentata dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, ha sempre sostenuto che non c’è stato alcun dolo, ovvero alcuna volontà di raggirare i consumatori. Secondo i legali, si è trattato al massimo di un caso di pubblicità ingannevole, dovuto a errori di comunicazione, e per questo fronte amministrativo Ferragni ha già pagato. “Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato”, aveva dichiarato l’influencer in aula durante le dichiarazioni spontanee. I pm invece avevano chiesto una condanna a un anno e 8 mesi senza attenuanti, sostenendo che ci fossero stati “ingiusti profitti per circa 2,2 milioni di euro” e che Ferragni avrebbe avuto un “ruolo preminente” nelle campagne commerciali.
“È finito un incubo, sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta”, ha dichiarato Chiara Ferragni ai cronisti che l’attendevano fuori dall’aula del tribunale di Milano, visibilmente commossa. “Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”, ha aggiunto l’imprenditrice digitale, sommersa da telecamere e fotografi.
Il Pandoro Gate ha segnato l’inizio della stagione più buia per Chiara Ferragni, che solo tre anni fa veniva definita dal New York Times come la “Kardashian italiana” e “una delle influencer più famose nel mondo”. Dopo lo scandalo sono arrivate la separazione e il divorzio da Fedez, la fuga di molti brand che collaboravano con lei, la chiusura di negozi e licenziamenti nelle sue società, e un crollo drastico della sua immagine pubblica. Oggi, con questa assoluzione, Ferragni chiude almeno il capitolo penale di questa vicenda, anche se le conseguenze sulla sua reputazione e sul suo impero imprenditoriale restano evidenti.
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