Christopher Nolan ha indicato Obsession e Backrooms come la prova che il pubblico giovane non ha perso la capacità di seguire film lunghi, complessi e poco convenzionali. Il regista ha anche criticato i contenuti prodotti in serie con l’intelligenza artificiale, difendendo gli effetti pratici e il lavoro artigianale. Un discorso condivisibile, soprattutto in un’industria ossessionata dalle formule. C’è però una contraddizione difficile da ignorare: mentre invita Hollywood a rispettare gli spettatori, Nolan presenta un’Odissea che prende parecchie libertà con Omero.
Il regista è partito dal successo di due produzioni indipendenti realizzate da autori molto giovani. Obsession e Backrooms hanno dimostrato che una buona idea può raggiungere un pubblico enorme anche senza appartenere a una saga già conosciuta. Nolan considera questi film una risposta a chi attribuisce alle nuove generazioni una soglia dell’attenzione ormai ridotta a pochi secondi.
Secondo lui, uno spettatore cresciuto con TikTok può seguire anche un’epopea greca di tre ore. Basta offrirgli immagini, personaggi e situazioni che meritino la sua attenzione. Il ragionamento è sensato. Il pubblico non rifiuta automaticamente la durata o la complessità: rifiuta più facilmente le opere che sembrano costruite da un consiglio di amministrazione, senza una personalità riconoscibile.
Nolan ha ragione sul pubblico giovane e sull’intelligenza artificiale
Nolan ha parlato anche della diffidenza dei ragazzi verso quello che viene ormai definito “materiale-spazzatura prodotto dall’intelligenza artificiale”. I più giovani, secondo il regista, riconoscono rapidamente immagini e video creati senza un’autentica intenzione artistica. Non sarebbero quindi consumatori passivi disposti ad accettare qualsiasi contenuto purché breve e rumoroso.
Backrooms rappresenta bene questo discorso. Il progetto nasce dal lavoro di Kane Parsons, che ha costruito il proprio immaginario attraverso ambienti vuoti, inquietanti e apparentemente ordinari. La forza delle immagini non dipende dalla perfezione. Dipende dall’atmosfera, dalla sensazione che dietro ogni inquadratura ci sia una scelta precisa.
Nolan collega questo tipo di cinema alla lezione di Ray Harryhausen, maestro dell’animazione a passo uno che ha creato alcune delle creature più famose del cinema fantastico. I suoi mostri non sembravano sempre realistici, ma avevano peso, materia e personalità. Lo spettatore poteva percepire il lavoro umano necessario per realizzarli.
Su questo terreno Nolan è coerente. Da anni preferisce costruire scenografie, far esplodere oggetti reali e girare in luoghi fisici anziché affidare ogni elemento alla grafica digitale. Anche Odissea, il suo progetto più costoso, è stato presentato come un kolossal girato in diversi Paesi e pensato per valorizzare la concretezza degli ambienti. Il film vede Matt Damon nei panni di Ulisse, Anne Hathaway in quelli di Penelope e Tom Holland nel ruolo di Telemaco.
Anche Nolan, però, dovrebbe rispettare maggiormente l’opera di Omero
La difesa dell’autenticità diventa meno convincente davanti ad alcune scelte compiute per Odissea. Nolan chiede a Hollywood di non trattare il pubblico come se fosse incapace di comprendere una storia, ma sembra allo stesso tempo convinto che il poema di Omero debba essere trasformato per adattarsi alle sensibilità e alle esigenze commerciali contemporanee.
La decisione di affidare a Lupita Nyong’o i personaggi di Elena di Troia e Clitennestra ha provocato una discussione molto accesa. L’attrice ha talento e non è lei il problema. La domanda riguarda la coerenza dell’operazione. Nolan sta proponendo una libera reinterpretazione della mitologia greca oppure un adattamento che vuole restituire la fisicità e il mondo culturale dell’opera originale?
Le due strade sono entrambe lecite, ma sarebbe più onesto dichiarare chiaramente quale si intende seguire.
Elena non è una persona realmente esistita di cui occorra ricostruire con precisione il volto. È una figura mitologica. Resta però profondamente legata all’immaginario, alla cultura e alla tradizione poetica della Grecia antica. Modificarne deliberatamente l’identità visiva non distrugge da sola il film, ma crea uno scarto evidente rispetto alla fonte, soprattutto se il regista insiste tanto sul realismo materiale e sull’autenticità.
La scelta diventa ancora più discutibile perché Nyong’o interpreta anche Clitennestra, sorella di Elena. Potrebbe esserci una spiegazione narrativa interessante dietro il doppio personaggio, ma rischia anche di sembrare un espediente costruito per attirare conversazioni e polemiche prima dell’uscita. Il film dovrà dimostrare che non si tratta di una decisione presa soltanto per aggiornare artificialmente il materiale o generare attenzione.
Anche Zendaya nei panni di Atena rientra in questa reinterpretazione molto libera. Nolan può certamente rileggere Omero secondo la propria sensibilità, ma non dovrebbe presentare ogni critica come il semplice rifiuto del cambiamento. Esiste una differenza tra gli attacchi rivolti agli interpreti per il colore della pelle e una domanda legittima sulla fedeltà culturale dell’adattamento.
Il rispetto per il pubblico vale anche nei confronti di chi conosce Omero
Nolan sostiene che gli spettatori giovani siano più intelligenti di quanto Hollywood creda. Proprio per questo dovrebbe accettare che una parte del pubblico possa conoscere il poema, la mitologia e le rappresentazioni tradizionali dei suoi personaggi. Non ogni obiezione nasce dal pregiudizio. Alcune critiche riguardano la tendenza del cinema americano a prendere opere appartenenti ad altre culture e rimodellarle secondo criteri moderni, aspettandosi poi che nessuno faccia domande.
Il regista ha ragione nel difendere gli effetti pratici, la creatività personale e i film capaci di rischiare. Ha ragione anche nel sostenere che i giovani non abbiano smesso di desiderare storie ambiziose. La sua lezione a Hollywood, però, sarebbe più forte se includesse un po’ di autocritica.
Rispettare lo spettatore significa anche non liquidare ogni dubbio sulle proprie scelte artistiche come una reazione arretrata. Odissea potrebbe rivelarsi uno spettacolo straordinario e il doppio personaggio di Lupita Nyong’o potrebbe avere un senso preciso. Fino all’uscita resta però legittimo chiedersi se Nolan abbia davvero adattato Omero o se abbia usato il poema come base per costruire qualcosa di molto diverso.
Secondo te Nolan ha il diritto di reinterpretare liberamente Omero oppure un’opera come Odissea dovrebbe conservare maggiormente la propria identità culturale? Scrivilo nei commenti e raccontaci da che parte stai.


