Christopher Nolan ha spiegato una delle scelte più discusse di The Odyssey: nel suo kolossal su Ulisse, i personaggi non parleranno con un tono antico, solenne o teatrale. Useranno un inglese moderno, diretto, con accenti contemporanei. La decisione ha fatto discutere appena è arrivato il trailer, soprattutto per una battuta di Tom Holland: il suo Telemaco chiama Ulisse “Dad”, cioè “papà”, invece di usare un più formale “Father”.
Per molti spettatori è stato uno scarto inatteso. Da un film tratto dall’Odissea di Omero, diretto da Nolan e costruito come un grande evento cinematografico, ci si aspettava forse un linguaggio più alto, più distante, più vicino all’idea classica del poema epico. Nolan, invece, ha scelto un’altra strada. E l’ha fatto apposta.
In una nuova intervista, il regista ha spiegato di aver cercato un linguaggio con un significato emotivo immediato, non una lingua pensata per far sentire allo spettatore quanto sia antica la storia. In pratica, Nolan non voleva mettere una barriera tra il pubblico e i personaggi. Voleva che il dolore, la paura, l’attesa e il legame familiare arrivassero subito, senza il filtro di un dialogo troppo elegante.
La scelta può sembrare semplice, ma in realtà tocca un tema molto interessante: come si porta oggi al cinema un racconto vecchio di millenni? Se i personaggi parlano in modo troppo moderno, qualcuno grida all’anacronismo. Se parlano in modo troppo solenne, il rischio è l’effetto museo, con frasi belle da ascoltare ma poco vive. Nolan ha scelto la prima strada, accettando anche il rischio di dividere il pubblico.
The Odyssey racconta il viaggio di Ulisse dopo la guerra di Troia, il suo tentativo di tornare a Itaca, dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco. Matt Damon interpreta il protagonista, mentre Tom Holland veste i panni del figlio che aspetta il ritorno del padre. Nel cast ci sono anche Anne Hathaway, Zendaya, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Charlize Theron, Jon Bernthal, John Leguizamo ed Elliot Page.
Il film arriva dopo l’enorme successo di Oppenheimer, quindi l’attenzione è altissima. Nolan ha ormai un rapporto speciale con il pubblico: ogni suo nuovo progetto viene trattato come un evento. In questo caso, però, l’asticella sembra ancora più alta. Parliamo di un adattamento dell’Odissea, girato con una grande ambizione visiva, con un budget enorme e con un cast pieno di nomi forti.
Reuters ha riportato che Damon ha definito il film la lavorazione più difficile della sua carriera. Il motivo è legato anche al modo in cui Nolan ha girato: effetti pratici, navi vere, grandi scene dal vivo e riprese in sei Paesi, tra cui Grecia, Marocco e Islanda. Una produzione fisica, pesante, lontana dall’idea di un kolossal costruito soprattutto al computer.
La scelta del linguaggio moderno, quindi, sembra andare nella stessa direzione: togliere distanza. Rendere il mito più terreno, più umano, più vicino a chi guarda. Nolan non vuole che Ulisse sembri una statua. Vuole un uomo pieno di errori, stanchezza, orgoglio e desiderio di tornare a casa. Per questo Matt Damon, secondo il regista, era la scelta giusta: un attore capace di portare il pubblico accanto a un personaggio complesso, anche nei suoi sbagli.
Il caso del “Dad” pronunciato da Tom Holland resta comunque curioso. Una sola parola è bastata per aprire discussioni online su accenti, fedeltà storica e tono del film. Ma forse la reazione dice molto anche sulle nostre abitudini da spettatori. Siamo abituati a pensare che l’antichità al cinema debba parlare in un certo modo, spesso con accenti britannici e frasi solenni. Nolan sembra voler rompere quella convenzione.
Funzionerà? Lo capiremo davvero dal 17 luglio 2026, con l’arrivo del film nelle sale statunitensi. Le prime reazioni dalla première londinese sono state molto positive e parlano di un’opera enorme, visivamente potentissima, con un Matt Damon molto apprezzato. Naturalmente le prime reazioni non bastano per chiudere il discorso, ma aumentano l’attesa.
La cosa più interessante, stavolta, non è soltanto vedere come Nolan racconterà mostri, dèi e tempeste. È capire se riuscirà a far sembrare l’Odissea una storia vicina senza banalizzarla. Se quel “papà” suonerà strano anche dentro il film, oppure se diventerà naturale una volta entrati nel viaggio di Ulisse.
E tu cosa ne pensi: Nolan ha fatto bene a usare un linguaggio moderno per The Odyssey? Scrivilo nei commenti e dimmi la tua.


