Christopher Nolan ha raccontato una delle influenze più sorprendenti dietro la sua Odissea: il primo Star Wars di George Lucas. Non per le battaglie, non per le creature e neppure per costruire Odisseo come una specie di Luke Skywalker dell’età del bronzo. L’idea che Nolan ha preso in prestito riguarda qualcosa di molto più semplice: come preparare lo spettatore a entrare in un mondo nel quale deve accettare regole diverse dalle nostre.
Parlando con il regista Park Chan-wook, Nolan ha ricordato quanto lo avesse segnato da bambino l’inizio di Star Wars, con quella frase diventata leggendaria: «Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…». Poche parole che, secondo lui, facevano immediatamente capire al pubblico come guardare il film. Non servivano venti minuti di spiegazioni. Lucas ti avvisava semplicemente che stavi entrando altrove.
Nolan ha cercato di ottenere lo stesso effetto con Odissea.
«Era un’epoca di magia apparente»
Il film si apre infatti con una breve frase: «Era un’epoca di magia apparente».
Cinque parole.
E dentro quelle cinque parole c’è praticamente il contratto che Nolan propone allo spettatore.
Stiamo entrando nell’età del bronzo. Le persone non possiedono gli strumenti scientifici moderni per spiegare ogni fenomeno naturale e l’universo viene percepito attraverso dèi, presagi, mostri e interventi soprannaturali. Nolan voleva che il pubblico affrontasse quello che avrebbe visto senza chiedersi continuamente se ogni evento fosse “reale” oppure “magico”.
La scelta della parola “apparente” è tutt’altro che casuale.
Il regista ha spiegato che gli interessava immaginare la prospettiva di una persona vissuta nell’età del bronzo. Ciò che oggi potremmo spiegare attraverso la scienza, allora poteva sembrare magia. Di fronte a qualcosa di incomprensibile si costruivano racconti, miti e interpretazioni fantastiche.
Poi, naturalmente, nel film c’è anche un Ciclope alto una ventina di metri.
Quello diventa leggermente più difficile da attribuire a un temporale particolarmente strano.
Nolan non ha eliminato gli elementi fantastici di Omero
Prima dell’uscita del film c’era una domanda che tornava continuamente.
Come avrebbe fatto Christopher Nolan con dèi, mostri e magia?
Il regista di Oppenheimer, Dunkirk e Interstellar ama costruire immagini fisiche, girare su pellicola e limitare il più possibile gli effetti digitali. Era quindi facile immaginare una sua Odissea completamente razionalizzata, nella quale Polifemo sarebbe diventato magari un uomo enorme e Circe una semplice manipolatrice particolarmente convincente.
Non è andata così.
Il soprannaturale rimane.
Atena, interpretata da Zendaya, compare davanti a Odisseo. La scena può lasciare qualche margine all’interpretazione, ma altre sequenze sono molto più esplicite. Polifemo è gigantesco, mentre Circe trasforma gli uomini di Odisseo in maiali attraverso una metamorfosi fisica volutamente disturbante.
La differenza è nel modo in cui Nolan mostra queste cose.
Non vuole che sembrino effetti luminosi usciti da un videogioco.
Vuole che abbiano peso.
Materia.
Corpi.
Ed è probabilmente proprio questa scelta a rendere le creature ancora più inquietanti.
Star Wars gli aveva fatto scoprire cosa può fare il cinema
Il rapporto di Nolan con Star Wars va molto più indietro di questa singola frase.
Il regista aveva sette anni nel 1977, anno dell’uscita del film di George Lucas, e ha raccontato di averlo visto al cinema ben dodici volte. All’epoca non esisteva ancora la possibilità di tornare a casa e rivedere immediatamente un film in streaming o su VHS: se volevi rientrare in quel mondo, dovevi comprare un altro biglietto.
Nolan lo fece dodici volte.
Evidentemente il piccolo Christopher aveva già una certa determinazione.
Ciò che lo colpiva era soprattutto la sensazione che lo schermo potesse aprirsi e portarti in un luogo completamente diverso per alcune ore. Ha spiegato che parecchi dei suoi film, e Odissea in particolare, sono tentativi di recuperare quella stessa impressione: sedersi in sala e sentire che attraverso lo schermo possa succedere qualsiasi cosa.
Vista così, l’influenza diventa molto più comprensibile.
Omero e Star Wars sono meno lontani di quanto sembrino
C’è anche un’ironia bellissima in questa storia.
George Lucas costruì Star Wars utilizzando archetipi narrativi antichissimi, compreso il viaggio dell’eroe studiato da Joseph Campbell.
Nolan prende adesso una delle grandi storie che hanno contribuito a costruire proprio quegli archetipi e usa Star Wars per capire come riportarla al cinema.
Praticamente Omero influenza Lucas.
Lucas influenza Nolan.
Nolan torna a Omero.
Dopo quasi tremila anni abbiamo chiuso il cerchio.
Anche le due storie condividono qualcosa nel modo in cui vengono presentate. La vicenda di Luke Skywalker sembra gigantesca, ma percepiamo continuamente l’esistenza di una galassia ancora più vasta. Odissea funziona in maniera simile: il viaggio di Odisseo nasce da un mondo che esisteva già prima che il film cominciasse, con la guerra di Troia, gli dèi, altri eroi e una quantità enorme di storie che lo spettatore intravede senza dover ricevere ogni volta una lezione di mitologia.
«Una magia apparente» serve anche a Nolan per non scegliere
La frase iniziale gli permette inoltre di mantenere un’ambiguità interessante.
Dobbiamo credere che gli dèi esistano realmente?
Quello che Odisseo vede è soprannaturale?
Oppure stiamo osservando il mondo attraverso gli occhi di persone che interpretano come magia ciò che non comprendono?
Nolan non sembra interessato a consegnarci una risposta semplice.
La parola “apparente” gli permette di stare esattamente nel mezzo.
Un posto piuttosto comodo per uno che ha costruito mezza carriera facendo uscire gli spettatori dalla sala discutendo per mezz’ora su ciò che hanno appena visto.
In fondo Nolan voleva una cosa semplicissima
Al di là delle teorie, il suo obiettivo sembra essere stato molto diretto.
Farci dimenticare per qualche ora il mondo fuori dalla sala.
È ciò che Star Wars fece con lui quando aveva sette anni.
Ed è la sensazione che ha cercato di ricreare con Odisseo, Polifemo, Circe, Atena e un Mediterraneo nel quale il confine tra ciò che è possibile e ciò che sembra magia rimane volutamente incerto.
Da George Lucas a Omero passando per Christopher Nolan.
Non male per cinque semplici parole messe all’inizio di un film.
Voi avevate notato il richiamo a Star Wars nell’apertura di Odissea? Vi piace l’idea della “magia apparente” oppure avreste preferito che Nolan abbracciasse ancora di più la mitologia e il soprannaturale? Scrivetecelo nei commenti.


