Christopher Nolan ha ammesso di voler girare un film horror, ma non ha ancora trovato l’idea capace di convincerlo davvero. Il regista, impegnato nella promozione di The Odyssey, è tornato su un desiderio che i fan gli sentono ripetere da anni: prima o poi gli piacerebbe affrontare il genere in modo diretto. Solo che, per Nolan, non basta dire “voglio fare paura”. Serve una storia che lo prenda alla gola, un concetto forte, una ragione cinematografica precisa.
Parlando con Fred Asquith durante il press tour di The Odyssey, Nolan ha spiegato che farebbe volentieri un horror, ma che per lui “è tutta una questione di idea”. Non vuole entrare nel genere solo perché oggi l’horror funziona al botteghino o perché sarebbe curioso vedere il suo nome su un progetto del genere. Nolan cerca sempre una struttura, un’ossessione, una domanda. Senza quella scintilla, il film non parte.
La cosa interessante è che Nolan non si sente del tutto estraneo all’orrore. Anzi, ha ricordato che Oppenheimer, in un certo senso, può essere letto come un horror. Non un horror con mostri, case infestate o assassini nell’ombra, ma un film dominato da una paura enorme: quella dell’uomo davanti alla propria capacità di distruggere il mondo. Tre ore dentro la nascita della bomba atomica, dentro il peso morale della scienza e della guerra, non sono certo una passeggiata rassicurante.
Il regista ha fatto anche un altro esempio: The Odyssey. Il poema di Omero, nella sua versione originale, contiene già elementi spaventosi. Mostri, divinità crudeli, trasformazioni, incantesimi, marinai divorati, creature che mettono alla prova il corpo e la mente di Ulisse. Nolan ha detto di aver cercato di abbracciare quei lati più inquietanti nel suo adattamento. Non significa che The Odyssey sarà un horror puro, ma che il film potrebbe avere momenti molto più oscuri e viscerali di quanto qualcuno immagini.
Per Nolan, il genere horror è profondamente cinematografico. La sua forza sta nel far sentire allo spettatore ciò che provano i personaggi. Paura, ansia, perdita di controllo, percezione alterata del tempo e dello spazio. A pensarci bene, sono elementi che attraversano già molti suoi film. Memento lavora sulla paura di non potersi fidare della propria memoria. Insomnia racconta un detective logorato dal senso di colpa e dalla mancanza di sonno. The Prestige è pieno di ossessione, morte, corpi duplicati e sacrifici terrificanti. Interstellar mette l’uomo davanti al vuoto cosmico. Dunkirk trasforma la sopravvivenza in una tensione quasi fisica.
Il salto verso un horror dichiarato, quindi, non sarebbe così strano. Nolan non dovrebbe reinventarsi da zero. Dovrebbe solo spostare in primo piano qualcosa che nel suo cinema esiste già: il terrore dell’ignoto, la perdita di controllo, la sensazione che una scelta razionale possa trasformarsi in un incubo.
Il problema, semmai, è capire che tipo di horror potrebbe interessargli. Difficile immaginarlo alle prese con uno slasher classico, almeno non nel modo più tradizionale. Più facile pensare a un horror psicologico, a una storia di ossessione, a un incubo fantascientifico o a un film in cui la paura nasce da una struttura narrativa complessa. Un horror di Nolan, probabilmente, non punterebbe solo sullo spavento improvviso. Cercherebbe qualcosa di più profondo, magari più freddo, più cerebrale, ma comunque fisico.
Il momento sarebbe anche favorevole. Negli ultimi anni l’horror ha dimostrato di essere uno dei generi più vitali del cinema. Costa spesso meno dei grandi blockbuster, genera discussione, porta pubblico in sala e permette agli autori di rischiare. Da una parte ci sono i film più piccoli e disturbanti, dall’altra produzioni capaci di diventare eventi pop. Un nome come Nolan, dentro questo panorama, farebbe esplodere l’attesa in modo immediato.
C’è però un dettaglio da non sottovalutare: Nolan non sembra un regista disposto a scegliere un genere solo perché il mercato lo chiede. Dopo Oppenheimer, diventato un caso mondiale, e con The Odyssey in arrivo come kolossal mitologico girato per il grande schermo, il suo potere creativo è enorme. Potrebbe probabilmente proporre quasi qualsiasi progetto a uno studio importante. Se non ha ancora fatto un horror, quindi, non è perché gli manchi la possibilità. È perché non ha ancora trovato la storia giusta.
Ed è forse questo a rendere la sua risposta così interessante. Molti registi avrebbero usato una frase del genere per creare hype. Nolan, invece, sembra quasi mettere un freno. Sì, gli piacerebbe. No, non lo farà solo per curiosità. Il film deve nascere da un’idea che lo costringa a girarlo.
Intanto, The Odyssey potrebbe essere il punto più vicino a un horror nolaniano in questa fase. Nel viaggio di Ulisse ci sono mostri, streghe, divinità, tempeste e corpi messi alla prova. Samantha Morton interpreta Circe, figura magnetica e inquietante del mito, mentre Matt Damon veste i panni di Odisseo in un racconto che promette grande spettacolo ma anche zone più dure e perturbanti.
Per i fan, però, il pensiero resta lì: cosa succederebbe se Nolan decidesse davvero di fare paura senza filtri? Un horror girato in IMAX, costruito con il suo senso del tempo, della tensione e della colpa, potrebbe diventare uno degli eventi cinematografici più discussi degli anni prossimi. Ma conoscendo Nolan, la paura non arriverebbe da una porta che sbatte. Arriverebbe da un’idea impossibile da togliersi dalla testa.
E tu cosa ne pensi: ti piacerebbe vedere Christopher Nolan alle prese con un horror vero e proprio, oppure preferisci quando inserisce elementi inquietanti dentro thriller, fantascienza e kolossal? Scrivilo nei commenti e dimmi la tua.


