Immagina di essere Christopher Reeve. Hai interpretato Superman, sei uno degli attori più famosi di Hollywood. Arrivi al provino per quello che diventerà uno dei film romantici più amati degli anni ’90. Ti aspetti di trovare Julia Roberts per vedere se funzionate bene insieme. Invece ti mettono davanti la direttrice del casting che legge le battute senza nemmeno alzare lo sguardo. Cosa fai? Christopher Reeve strappò il copione a metà e se ne andò sbattendo la porta.
Questa è la storia vera di come Reeve perse il ruolo di Edward in Pretty Woman, il film del 1990 diretto da Garry Marshall. Il film costò solo 14 milioni di dollari ma ne incassò 463 milioni in tutto il mondo, trasformando Julia Roberts in una delle star più pagate di Hollywood. Roberts ricevette la sua seconda candidatura agli Oscar per il ruolo di Vivian, la prostituta dal cuore d’oro, e la chimica tra lei e Richard Gere divenne leggendaria.
La storia racconta di Vivian, una prostituta di Hollywood che viene pagata dal ricchissimo Edward per accompagnarlo a eventi eleganti come partite di polo e opere liriche. Durante quella settimana insieme, i due si innamorano. Ma il loro amore può essere vero se lei è stata pagata? Edward è davvero il principe azzurro o solo un altro cliente? Il film funziona proprio perché Gere e Roberts sono così convincenti insieme da farti dimenticare tutti questi problemi.
Ma torniamo al provino disastroso di Reeve, perché quello che successe ci racconta molto su come funziona Hollywood.
Richard Gere non era la prima scelta
Quando pensi a Pretty Woman, pensi subito a Richard Gere. Ma Gere non era la prima scelta per il ruolo. Il regista Garry Marshall fece provini a tantissimi attori famosi: Daniel Day-Lewis, Kevin Kline, Denzel Washington. Anche Al Pacino ha raccontato di aver fatto il provino con Julia Roberts presente, ma di aver rifiutato. Il ruolo di Edward non piaceva a nessuno: lo rifiutarono anche Sylvester Stallone, Burt Reynolds, Sam Neill e Charles Grodin.
Christopher Reeve aveva appena finito di girare “Switching Channels” quando andò al provino. Julia Roberts era già stata scelta, quindi Marshall cercava qualcuno che funzionasse bene con lei. Reeve prendeva il suo lavoro molto sul serio e voleva proprio testare quella chimica, sapendo che avrebbe dovuto recitare con lei. Ma quando arrivò, Roberts non c’era.
Il provino con la direttrice del casting
Al posto di Julia Roberts, Reeve trovò Dianne Crittenden, la direttrice del casting del film. Crittenden era una professionista rispettata, ma non era un’attrice. E questo fu il problema. Nella sua autobiografia “Still Me”, Reeve racconta che fu un’esperienza umiliante.
“Ho dovuto recitare le scene con la direttrice del casting, che teneva il naso nelle pagine e leggeva malissimo, come una scartata da un teatro amatoriale”, scrisse Reeve. “A metà della seconda scena, rabbia e frustrazione hanno avuto la meglio. Ho strappato le pagine a metà, le ho buttate per terra, ho detto a Garry Marshall e ai produttori che non avevano diritto di trattare così un attore, e sono uscito”.
Il ragionamento di Reeve era semplice: se devi valutare la chimica tra due attori, devi farli recitare insieme. Fargli recitare con qualcuno che legge le battute in modo meccanico è inutile, oltre che umiliante. E aveva ragione.
La strana coincidenza con Richard Gere
Reeve continuò la sua carriera, e Gere ottenne il ruolo. Ma c’è un dettaglio interessante: Gere aveva già preso altri due ruoli che Reeve aveva rifiutato. Nel 1980, Reeve aveva fatto il provino per “American Gigolo”, e nel 1982 per “Ufficiale e gentiluomo”. Entrambi andarono a Gere. Una coincidenza davvero curiosa.
La storia solleva una domanda: quanto conta il provino quando l’attore principale è già stato scelto? Nel caso di Pretty Woman, Roberts era già confermata, quindi Marshall cercava qualcuno che funzionasse con lei. Ma se non li fai recitare insieme, come fai a capire se quella chimica c’è?
La risposta è: non puoi. E forse è per questo che tanti attori rifiutarono il ruolo. Oppure semplicemente pensarono che Edward fosse un personaggio poco interessante.
Il successo che cambiò tutto
Alla fine, Pretty Woman divenne un enorme successo proprio perché Gere e Roberts funzionavano perfettamente insieme. La loro chimica era autentica e naturale. Riuscirono a trasformare una storia complicata – un uomo ricco che “salva” una prostituta – in una commedia romantica brillante. I critici lodarono proprio questo: la capacità dei due di rendere credibile la storia d’amore senza affrontare i problemi reali del lavoro sessuale.
Oggi è difficile immaginare altri attori in quei ruoli. Gere porta la giusta vulnerabilità sotto l’apparenza di ricchezza, mentre Roberts illumina lo schermo. Se Reeve avesse ottenuto il ruolo, avremmo visto un film completamente diverso – probabilmente più serio e meno leggero.
Forse quello che sembrava un provino umiliante per Christopher Reeve fu una fortuna. Lui continuò con altri progetti, Gere ottenne uno dei ruoli migliori della sua carriera, e oggi abbiamo Pretty Woman esattamente come doveva essere.
E tu cosa ne pensi? Credi che Christopher Reeve avrebbe fatto un buon Edward in Pretty Woman? Pensi che abbia fatto bene a strappare il copione e andarsene? Raccontaci nei commenti se secondo te aveva ragione o se avrebbe dovuto essere più professionale.
