L’attore irlandese premio Oscar confessa al Toronto Film Festival che per la prima volta in anni non sarà in un film del regista britannico e svela perché è contento di poterlo guardare da spettatore. Dopo sei collaborazioni cinematografiche che hanno segnato la storia del cinema contemporaneo, Cillian Murphy e Christopher Nolan si prendono una pausa artistica. L’attore irlandese, fresco vincitore dell’Oscar per “Oppenheimer”, ha confessato al Festival di Toronto di provare un misto di sollievo e curiosità nel non far parte del cast dell’attesissimo “The Odyssey”, il nuovo kolossal del regista britannico basato sull’epico poema omerico in uscita il 17 luglio 2026.
La dichiarazione di Murphy arriva mentre promuove il suo nuovo film “Steve”, un progetto intimista diretto da Tim Mielants che segna un cambio di rotta drastico rispetto alle produzioni billionarie di Nolan. Il film, basato sul romanzo “Shy” di Max Porter, vede Murphy nei panni di un preside di un istituto per ragazzi problematici che lotta con la propria salute mentale. Una scelta artistica che dimostra come l’attore dubliniese stia esplorando territori narrativi sempre più complessi e personali, lontani dai blockbuster che lo hanno reso famoso a livello mondiale.
La collaborazione Nolan-Murphy rappresenta uno dei sodalizi più longevi e fruttuosi del cinema contemporaneo, iniziata nel 2005 con “Batman Begins” quando Murphy fu scelto per interpretare lo Spaventapasseri dopo aver fatto un provino per Batman stesso. Da allora, l’attore ha partecipato a “The Dark Knight”, “Inception”, “The Dark Knight Rises”, “Dunkirk” e infine “Oppenheimer”, creando una filmografia condivisa che testimonia un rapporto artistico di estrema fiducia reciproca. Ora, per la prima volta dal 2017, i due artisti prendono strade diverse, aprendo interrogativi interessanti sul futuro delle loro carriere.
Il sollievo inaspettato di restare fuori
“Ho il SFAP: sollievo di non fare altro“, ha scherzato Murphy durante l’intervista, coniando un acronimo ironico che nasconde una verità più profonda. L’attore ha spiegato il suo stato d’animo con una sincerità disarmante: “Non vedo l’ora di vederlo. Se c’è un regista al mondo che può affrontare l’Odissea, quello è Christopher Nolan. Sono così emozionato di vederlo. È uno su un milione. È stato una parte enorme della mia vita come attore”.
Questa confessione rivela un aspetto inedito del rapporto tra i due artisti: la capacità di Murphy di godersi il lavoro del suo mentore cinematografico da semplice spettatore. In un’intervista precedente con Jimmy Kimmel del 2024, l’attore aveva già espresso un concetto simile, spiegando di essere contento di non essere nel cast perché così può “andare al cinema e godersi davvero il film” senza il disagio di vedersi sullo schermo.
La psicologia attoriale di Murphy emerge chiaramente in queste dichiarazioni: l’esperienza di guardare “Interstellar”, film di Nolan del 2014 in cui non appariva, gli era piaciuta proprio perché aveva potuto concentrarsi sulla narrazione senza essere distratto dalla propria performance. Una auto-riflessione che dimostra la maturità professionale dell’attore irlandese e la sua capacità di separare l’ego personale dall’apprezzamento artistico.
Il pattern nascosto delle collaborazioni
L’analisi della filmografia condivisa tra Murphy e Nolan rivela un pattern interessante: dal 2012, l’attore non ha mai partecipato a due film consecutivi del regista. Dopo “The Dark Knight Rises”, Murphy è stato assente da “Interstellar”, è tornato per “Dunkirk”, ha saltato “Tenet” ed è stato protagonista di “Oppenheimer”. Questa alternanza sembra essere diventata una caratteristica del loro rapporto professionale, forse per evitare la saturazione creativa o per permettere a entrambi di esplorare altre collaborazioni.
Il cast stellare di “The Odyssey” include Matt Damon come Ulisse, Tom Holland, Anne Hathaway, Zendaya, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o e Charlize Theron. Un ensemble di peso che dimostra come Nolan stia puntando su una produzione corals piuttosto che su un singolo protagonista, diversamente da “Oppenheimer” dove Murphy era il fulcro narrativo assoluto.
Steve: il cinema intimista dopo l’Oscar
Il nuovo progetto di Murphy rappresenta una scelta artistica coraggiosa: dopo il trionfo globale di “Oppenheimer”, l’attore avrebbe potuto puntare su altri blockbuster, invece ha scelto “Steve”, un film che il critico di Variety Peter Debruge ha definito come dimostrazione della “umiltà” dell’attore irlandese. La recensione sottolinea come “i piccoli film non sono assolutamente progetti per il compenso” e come Murphy abbia “ancora molto da offrire”.
Il film, che ha debuttato al Toronto International Film Festival il 5 settembre, vede Murphy interpretare un insegnante di un riformatorio, circondato da un cast di giovani attori sconosciuti. Una scelta stilistica che ricorda le opere prime di Ken Loach o dei fratelli Dardenne, dove l’autenticità emotiva prevale sugli effetti speciali e le star riconoscibili.
La collaborazione con il regista belga Tim Mielants, già suo partner in “Peaky Blinders” e “Small Things Like These”, dimostra come Murphy stia costruendo una rete di relazioni artistiche alternative al mondo Nolan, esplorando registri più intimisti e psicologicamente complessi.
Il futuro di Peaky Blinders e altri progetti
Interrogato sul film di Peaky Blinders, Murphy si è mostrato ermetico: “Oh, non posso dirti niente”. Il progetto cinematografico basato sulla serie cult che lo ha reso famoso a livello mondiale resta avvolto nel mistero, ma rappresenta sicuramente uno dei capitoli più attesi della sua carriera post-Oscar.
L’attore è anche in trattative per un progetto con Damien Chazelle al fianco di Daniel Craig, dimostrando come la vittoria dell’Oscar abbia aperto nuove possibilità collaborative con alcuni dei registi più interessanti di Hollywood. La strategia carrieristica di Murphy sembra puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità, privilegiando progetti autoriali rispetto ai blockbuster commerciali.
Il caso Murphy rappresenta un modello interessante per gli attori che raggiungono il successo mondiale: invece di sfruttare l’onda del momento per progetti sicuri e redditizi, l’irlandese sta usando la propria visibilità per esplorare territori narrativi più rischiosi e personali. Una filosofia artistica che potrebbe influenzare le scelte di molti colleghi della sua generazione.
Cosa pensi della scelta di Cillian Murphy di prendersi una pausa da Nolan per esplorare progetti più intimisti? Credi che gli attori dopo un Oscar dovrebbero puntare sui blockbuster o seguire l’esempio di Murphy privilegiando la qualità artistica? Raccontaci la tua opinione nei commenti.


