Dal 12 luglio sono disponibili i primi due episodi de I Westies, la nuova serie crime targata MGM+ che porta lo spettatore nella New York dei primi anni Ottanta, tra cantieri edili, famiglie criminali rivali e una banda irlandese pronta a tutto pur di non perdere il controllo del proprio territorio. In Italia la serie è visibile tramite il canale MGM+ disponibile su Prime Video.
La vera storia dietro la serie
I Westies non sono un’invenzione degli sceneggiatori, ma una banda criminale realmente esistita, attiva a Hell’s Kitchen, quartiere sul lato occidentale di Manhattan, fin dagli anni Sessanta. La serie si concentra in particolare sul 1980, un momento di forte transizione per il gruppo, segnato da tensioni generazionali interne e da pressioni sempre più forti da parte delle famiglie della mafia italoamericana. Al centro della trama c’è la corsa per accaparrarsi i profitti legati alla costruzione del Jacob K. Javits Convention Center, il grande centro congressi che stava sorgendo proprio nel territorio controllato dalla gang, un’occasione economica enorme che finisce per accendere gli animi sia all’interno della banda sia nei rapporti con le Cinque Famiglie della mafia italiana.
Il creatore, già dietro Narcos e Godfather of Harlem
Dietro I Westies c’è Chris Brancato, sceneggiatore e produttore con una lunga esperienza nel racconto della criminalità organizzata, già co-creatore di Narcos e ideatore di Godfather of Harlem, la serie con Forest Whitaker premio Oscar. Insieme a lui, nella creazione dello show, figura anche Michael Panes. Per Brancato si tratta della terza collaborazione con MGM+, dopo Hotel Cocaine e proprio Godfather of Harlem, un percorso che conferma quanto l’emittente abbia deciso di puntare con decisione sul genere crime storico ambientato nella New York del passato.
Un cast di prim’ordine guidato da un premio Oscar
A guidare il cast c’è J.K. Simmons, vincitore del premio Oscar per Whiplash, nei panni di Eamon Sweeney, il capo carismatico ma spietato della banda, il cui fascino old style nasconde un’ambizione criminale feroce e calcolata. Al suo fianco troviamo Tom Brittney, conosciuto dal pubblico per Grantchester, nel ruolo di Jimmy Roarke, giovane gangster destinato a guidare la nuova generazione della banda, e Titus Welliver, il protagonista di Bosch, nei panni di Glenn Keenan, un agente della polizia di New York cresciuto proprio insieme ai Westies, combattuto tra la fedeltà alla legge e l’amore per il proprio figlio ribelle.
Completano il cast Jessica Frances Dukes, già vista in Ozark, nel ruolo di Birdie Polk, agente speciale dell’FBI a capo della task force incaricata di smantellare tanto la criminalità irlandese quanto quella italiana, Stanley Morgan nei panni di Mickey Flanagan, elemento impulsivo e imprevedibile della gang appena uscito da una struttura psichiatrica, e Sarah Bolger, conosciuta per Mayans M.C., nel ruolo di Bridget Walsh, agente dell’IRA con una propria agenda nascosta a New York. Nel cast figurano anche Allen Leech, Hamish Allan-Headley, Vincent Walsh e Hilary McCormack.
Quando la finzione incontra la storia vera
Uno degli elementi più interessanti della serie riguarda l’intreccio tra personaggi di finzione e figure realmente esistite. Tra i volti storici che compaiono nel racconto c’è infatti John Gotti, il celebre boss della famiglia Gambino, interpretato da Hamish Allan-Headley, insieme a riferimenti diretti a Paul Castellano, all’epoca a capo della stessa famiglia criminale. La serie racconta così un’alleanza fragile e tesa tra gli irlandesi di Hell’s Kitchen e una parte della mafia italiana, un equilibrio precario che nella realtà storica sarebbe finito per incrinarsi proprio negli anni successivi a quelli raccontati nello show.
La sottotrama della cocaina e lo scontro generazionale
Secondo quanto raccontato dagli stessi sceneggiatori, uno dei motori narrativi principali della stagione riguarda una frattura interna alla banda, causata dalla scelta dei membri più giovani di iniziare a trafficare cocaina, sostanza in forte espansione proprio in quegli anni. I membri più anziani della gang si oppongono con decisione a questa scelta, temendo che il traffico di droga possa attirare l’attenzione delle autorità o spingere qualcuno a collaborare con la giustizia per evitare il carcere. Questo conflitto generazionale, che si sviluppa progressivamente lungo l’intera stagione, si intreccia con le pressioni esterne della mafia italiana e con un’indagine dell’FBI sempre più stringente, creando una miscela di tensioni difficile da contenere.
Un dettaglio curioso sul rapporto numerico tra le bande
Una delle curiosità più citate a proposito della serie riguarda proprio la sproporzione numerica tra i Westies e le Cinque Famiglie della mafia italiana, stimata dagli stessi produttori in un rapporto di cinquanta a uno. Nonostante questa enorme inferiorità numerica, la fama di violenza spietata e imprevedibilità della gang irlandese avrebbe permesso al gruppo di ritagliarsi comunque un proprio spazio nella spartizione dei profitti criminali della città, grazie a una tregua tanto fragile quanto redditizia per entrambe le parti.
Perché la serie sceglie di raccontare gli irlandesi e non l’ennesima storia di mafia italiana
Lo stesso Chris Brancato ha spiegato pubblicamente la scelta editoriale alla base del progetto, sottolineando come il racconto della criminalità organizzata italoamericana abbia da decenni dominato il genere crime televisivo e cinematografico, lasciando invece ai margini altre realtà criminali altrettanto significative sul piano storico. Con I Westies, la produzione ha scelto di colmare proprio questa lacuna, portando al centro della narrazione un gruppo criminale meno raccontato nella cultura popolare contemporanea, pur muovendosi nello stesso genere di drammi storici in costume che ha reso celebri produzioni come Peaky Blinders, mescolando fatti realmente accaduti a personaggi ed episodi di finzione.
Girata in Canada, ambientata a New York
Un ultimo dettaglio curioso riguarda le location scelte per le riprese. Nonostante l’intera vicenda sia ambientata nella New York degli anni Ottanta, la serie è stata girata quasi interamente ad Hamilton e a Toronto, nella provincia canadese dell’Ontario, una scelta produttiva ormai piuttosto comune per le serie televisive americane di ampio respiro, che permette di contenere i costi mantenendo comunque una resa visiva credibile per l’ambientazione storica raccontata.
Un ulteriore filo narrativo, quello dell’IRA
Accanto allo scontro tra Westies e mafia italiana, la stagione introduce anche un ulteriore livello di complessità legato alla presenza dell’IRA, l’organizzazione paramilitare irlandese, rappresentata nella serie dal personaggio di Bridget Walsh, interpretata da Sarah Bolger. Il legame storico tra le comunità irlandesi emigrate negli Stati Uniti e le organizzazioni politiche e paramilitari attive in Irlanda durante quegli stessi anni è un aspetto spesso trascurato dal racconto popolare della criminalità newyorkese, e la scelta di inserirlo nella trama aggiunge alla serie una dimensione internazionale che va oltre il semplice conflitto locale tra bande rivali, intrecciando la storia di Hell’s Kitchen con vicende politiche che in quegli anni attraversavano l’Atlantico.
Le morti annunciate e il realismo cercato dagli autori
Proprio Michael Panes, co-ideatore della serie insieme a Brancato, ha anticipato che la stagione non risparmierà alcuni dei personaggi principali, spiegando che l’obiettivo della scrittura è stato quello di far percepire allo spettatore ogni morte come conseguenza naturale delle scelte compiute dai personaggi lungo la storia, piuttosto che come un semplice colpo di scena fine a se stesso. Una dichiarazione che lascia intuire un approccio piuttosto crudo e conseguenziale alla narrazione, coerente con il tono generale scelto per raccontare un mondo criminale in cui la violenza, più che un’eccezione, sembra essere la regola quotidiana con cui i personaggi devono fare i conti.
Una stagione da otto episodi, appena iniziata
I Westies è composta da otto episodi complessivi per la prima stagione, dei quali al momento ne sono disponibili solamente due, con il resto della stagione in arrivo nelle settimane successive secondo il calendario di uscita scelto da MGM+. Chi si avvicina alla serie deve inoltre sapere che il racconto contiene scene di violenza, uso di stupefacenti e alcol, linguaggio scorretto e alcuni momenti a sfondo sessuale, elementi coerenti con il tono crudo scelto dagli autori per raccontare questo capitolo poco conosciuto della criminalità organizzata newyorkese. Considerando che si tratta della terza collaborazione tra Chris Brancato e MGM+, e che le prime due, Hotel Cocaine e Godfather of Harlem, hanno ottenuto un buon riscontro sia di critica che di pubblico, le aspettative attorno a questo nuovo progetto restano piuttosto alte, complice anche un cast che unisce un premio Oscar a interpreti già amati dal pubblico delle serie crime degli ultimi anni.
Hai già recuperato i primi due episodi de I Westies? Facci sapere nei commenti cosa ne pensi di questa nuova serie crime e se anche per te vale la pena seguirla settimana dopo settimana fino al finale di stagione.


