Clint Eastwood aveva tra le mani un bestseller, un omicidio realmente avvenuto, una città piena di personaggi eccentrici e un cast guidato da Kevin Spacey e John Cusack. Eppure Mezzanotte nel giardino del bene e del male si rivelò un fallimento commerciale. Uscito nel 1997, il film incassò circa 25 milioni di dollari a fronte di un budget stimato tra i 30 e i 35 milioni, senza riuscire a recuperare i costi di produzione nelle sale.
Il risultato sorprende ancora oggi perché il materiale di partenza sembrava quasi impossibile da sbagliare. Il libro di John Berendt, pubblicato nel 1994, ricostruiva il caso di Jim Williams, ricco antiquario di Savannah accusato di aver ucciso il giovane Danny Hansford, con il quale aveva avuto una relazione. Williams affrontò quattro processi tra il 1981 e il 1989, fino all’assoluzione arrivata poco prima della sua morte.
Berendt non si limitava però al caso giudiziario. Il delitto era il filo che permetteva al lettore di attraversare Savannah, conoscere le sue feste, le rivalità sociali e una galleria di figure talmente particolari da sembrare inventate. Il libro rimase per 216 settimane nella classifica dei bestseller del New York Times e arrivò tra i finalisti del Premio Pulitzer per la saggistica.
Il film ridusse una storia enorme a un solo processo
Nell’adattamento, John Cusack interpreta John Kelso, giornalista newyorkese inviato a Savannah per scrivere un articolo sulla celebre festa di Natale organizzata da Jim Williams. Il personaggio è ispirato allo stesso Berendt e diventa la guida dello spettatore dentro una città elegante, lenta e piena di segreti.
Kevin Spacey veste i panni di Williams, mentre Jude Law interpreta Billy Hanson, versione cinematografica di Danny Hansford. Nel cast compaiono anche Jack Thompson, Alison Eastwood e Lady Chablis, una delle personalità reali raccontate nel libro, che interpreta se stessa.
La sceneggiatura di John Lee Hancock condensò i quattro processi affrontati da Williams in un unico procedimento. Era probabilmente una scelta necessaria per evitare un film ancora più lungo dei suoi 155 minuti, ma modificò il peso della vicenda. Nel libro, la ripetizione dei processi mostra quanto il caso abbia consumato Williams e diviso Savannah per anni. Sullo schermo, quella lunga battaglia giudiziaria diventa un’indagine più tradizionale.
Eastwood cercò di mantenere molti personaggi e deviazioni del romanzo, ma il risultato rimase sospeso tra il thriller, il dramma giudiziario e il ritratto di costume. Il mistero avanzava lentamente, mentre le figure secondarie entravano e uscivano dalla storia senza ricevere lo spazio necessario per diventare memorabili come sulla pagina.
Savannah nel libro sembrava viva, nel film molto meno
La maggiore difficoltà stava proprio nell’atmosfera. Berendt aveva trasformato Savannah in una protagonista: una città bellissima e decadente, legata alle apparenze, ai rituali sociali e a una visione del tempo molto distante da quella delle metropoli americane.
Eastwood girò gran parte del film nei luoghi reali, compresa la celebre Mercer House appartenuta a Williams. Molti abitanti di Savannah apparvero sullo schermo e alcune personalità locali interpretarono perfino se stesse. Nonostante questa autenticità geografica, diversi critici ritennero che la regia osservasse la città dall’esterno, quasi con lo sguardo curioso di un visitatore.
Il consenso critico riportato da Rotten Tomatoes sostiene che lo stile asciutto di Eastwood fosse poco adatto a una storia fondata proprio sulle eccentricità culturali e sull’ambiguità dell’ambiente. Il film conserva oggi un’accoglienza critica vicina al 50%, mentre Metacritic registra giudizi medi o contrastanti.
Eastwood è spesso molto efficace nel togliere enfasi, evitare abbellimenti e lasciare che siano i personaggi a parlare. In questo caso, però, il libro richiedeva quasi l’opposto. Servivano sensualità, ironia, eccesso e un rapporto più intimo con i rituali di Savannah. La sobrietà della regia rese la storia più ordinata, ma anche meno seducente.
John Berendt non apprezzò Kevin Spacey
La critica più dura arrivò anni dopo proprio da John Berendt. Lo scrittore dichiarò che Kevin Spacey aveva interpretato Jim Williams male, senza riuscire ad avvicinarsi alla personalità dell’uomo reale.
Berendt aveva offerto all’attore alcune registrazioni private nelle quali Williams parlava nella propria casa e raccontava storie. Spacey avrebbe risposto di aver già ascoltato una registrazione proveniente da uno dei processi. Il problema, secondo l’autore, era che Williams aveva assunto del Valium prima di quella testimonianza.
Spacey costruì quindi un personaggio lento, distante e quasi assonnato. Berendt raccontò di essere rimasto perplesso davanti a quella recitazione, come se Williams parlasse immerso nella nebbia o camminasse nel sonno. Soltanto dopo avrebbe capito che l’attore aveva probabilmente preso come riferimento la registrazione meno rappresentativa possibile.
L’interpretazione conserva comunque una certa eleganza e rende credibile l’ambiguità di Williams. Manca però quella vivacità sociale che, secondo Berendt, lo rendeva capace di dominare una stanza e affascinare interlocutori molto diversi.
Il pubblico non seguì Eastwood nel giardino
Mezzanotte nel giardino del bene e del male arrivò nelle sale americane nel novembre del 1997. Il film incassò appena tre milioni di dollari durante uno dei primi fine settimana di programmazione e concluse la corsa nordamericana intorno ai 25,1 milioni.
La durata di oltre due ore e mezza non aiutava. Anche il marketing doveva affrontare un problema: vendere il film come thriller faceva immaginare un ritmo che Eastwood non aveva alcuna intenzione di offrire, mentre presentarlo come ritratto della società di Savannah risultava meno immediato per il grande pubblico.
Il film arrivava inoltre in una fase poco fortunata della carriera del regista. Dopo il successo di I ponti di Madison County, Eastwood attraversò alcuni anni caratterizzati da risultati commerciali discontinui. Sarebbe tornato a un successo più solido nel 2000 con Space Cowboys.
È davvero un film da dimenticare?
Considerarlo soltanto un fallimento sarebbe ingeneroso. La fotografia restituisce bene l’eleganza decadente di Savannah, Lady Chablis possiede una presenza formidabile e John Cusack funziona come osservatore spaesato di un ambiente regolato da codici che non comprende.
Il film contiene anche una delle colonne sonore più raffinate della carriera di Eastwood, costruita attorno alle canzoni di Johnny Mercer. La lentezza può diventare piacevole per chi entra nel ritmo del racconto e accetta che l’omicidio sia soltanto una parte di un affresco più ampio.
Resta però la sensazione di un’occasione mancata. Il libro aveva trasformato un processo per omicidio in un viaggio irresistibile dentro Savannah; il film trasformò Savannah nello sfondo elegante di un giallo troppo lungo.
Il vero errore di Eastwood non fu aver realizzato un brutto film. Fu aver adattato un libro amato soprattutto per la voce, l’atmosfera e i personaggi, lasciando sullo schermo una versione più fredda e controllata. Per conoscere davvero quella storia, il romanzo di Berendt resta ancora la scelta migliore.
Hai visto Mezzanotte nel giardino del bene e del male e pensi che meritasse un’accoglienza migliore? Scrivilo nei commenti.


