“Come no…” di Glocky è un brano talmente coperto da Autotune, filtri ed effetti vocali che a tratti diventa difficile persino capire quale sia la sua voce. La produzione non accompagna l’interpretazione e non ne valorizza le sfumature: la comprime, la deforma e finisce per soffocarla sotto una quantità eccessiva di elaborazioni digitali.
Il risultato è un pezzo confuso, monotono e faticoso da ascoltare. Non perché l’Autotune sia necessariamente un male. Da anni viene utilizzato come una scelta artistica precisa, anche da interpreti capaci di trasformarlo in uno strumento espressivo. Il problema nasce nel momento in cui l’effetto prende il posto della voce e non lascia più intravedere la persona che sta cantando.
In “Come no…” succede esattamente questo.
La voce di Glocky quasi scompare dentro gli effetti
Glocky, nome d’arte del rapper piacentino Davide Antonio Granelli, è uno dei giovani nomi emersi dalla scena trap italiana degli ultimi anni. Classe 2004, ha pubblicato progetti come Northside Melodies e Glocky vs Kiddo, collaborando anche con artisti già conosciuti dal pubblico rap.
Un’identità, quindi, dovrebbe averla. In questo brano, però, è quasi impossibile trovarla.
La voce viene sottoposta a una lavorazione così invadente da sembrare lontana, impastata e priva di consistenza. Le parole si accumulano, ma arrivano all’ascoltatore come suoni poco definiti. Serve uno sforzo per distinguere le frasi, e anche dopo averle comprese resta poco a cui aggrapparsi.
Non c’è una vera interpretazione vocale da seguire. Non emergono esitazioni, accenti, cambi di intensità o piccole imperfezioni capaci di rendere personale una registrazione. Ogni elemento viene uniformato fino a ottenere una patina artificiale che potrebbe appartenere a decine di altri brani.
L’Autotune, usato bene, può amplificare una fragilità, creare un’atmosfera alienata o rendere riconoscibile una melodia. In “Come no…” sembra invece applicato per abitudine, insieme ad altri effetti che rendono la voce ancora più distante.
Una produzione piena che non lascia nulla
Anche la base soffre dello stesso problema. I suoni sono lavorati, stratificati e lucidati, ma manca un passaggio capace di restare impresso. La produzione cerca continuamente di costruire un’atmosfera, senza trovare una direzione abbastanza forte.
La melodia vocale gira su se stessa. Il brano procede senza uno scatto, un cambio o un ritornello che giustifichi la ripetizione. Dopo pochi secondi si capisce quale sarà il tono generale e da quel momento non arriva quasi nessuna sorpresa.
Non serve che ogni canzone abbia una struttura complessa. La trap ha spesso trovato la propria forza nella ripetizione, nei dettagli e nel modo in cui una voce riesce ad abitare la base. Una formula essenziale può funzionare benissimo, purché ci sia una personalità riconoscibile.
In questo caso resta soprattutto la sensazione di ascoltare un prodotto molto processato e poco comunicativo. Tanta tecnica, almeno in apparenza, ma nessuna emozione capace di superare lo schermo degli effetti.
Nemmeno il testo riesce a salvare il brano
La scrittura non offre molti motivi per rivalutare la canzone. Secondo i crediti riportati per il pezzo, “Come no…” è stata scritta da Glocky insieme a Suaalc e Skittles, quindi non nasce neppure da un lavoro esclusivamente personale dell’interprete.
Avere più autori non rappresenta di per sé un difetto. Moltissime grandi canzoni sono nate dalla collaborazione tra parolieri, musicisti e produttori. Diventa però difficile ignorare il dato davanti a un testo che non mostra particolare profondità, originalità o cura.
Le frasi sembrano seguire un immaginario trap già ascoltato molte volte, senza trovare un dettaglio capace di renderlo specifico. Manca una storia, manca un’immagine forte e manca persino una battuta memorabile. Le parole finiscono per funzionare come un altro strato sonoro, più che come qualcosa che meriti attenzione.
Questo rende ancora più evidente il limite del brano: se la voce è quasi irriconoscibile, la produzione è piatta e il testo non aggiunge molto, cosa rimane?
L’Autotune non è il colpevole, ma un alibi
Sarebbe troppo semplice accusare soltanto la tecnologia. L’Autotune non distrugge automaticamente una canzone e ha prodotto alcuni dei linguaggi musicali più riconoscibili degli ultimi vent’anni. Può essere creativo, emotivo e persino disturbante nel modo giusto.
“Come no…” mostra però cosa accade quando gli effetti vengono usati senza misura. Invece di costruire un’identità, la nascondono. Invece di rendere la voce più interessante, la rendono anonima. Invece di correggere o trasformare, cancellano.
Glocky potrebbe anche avere qualità vocali e interpretative che questo pezzo non permette di giudicare. La registrazione le seppellisce sotto una produzione che sembra aver paura di lasciare un minimo di spazio vuoto.
Il risultato finale è una canzone brutta, poco leggibile e ancora meno memorabile. Non provoca fastidio perché osa troppo, ma perché non sembra avere nulla da dire una volta rimossi gli effetti.
Hai ascoltato “Come no…” di Glocky? Scrivi nei commenti se anche tu trovi la voce irriconoscibile oppure se questo stile ti convince.
