Prima di Terminator, Predator e True Lies, Arnold Schwarzenegger aveva già trovato il film che avrebbe cambiato la sua carriera: Conan il barbaro. Uscito nel 1982 e diretto da John Milius, è ancora oggi uno dei fantasy più riconoscibili degli anni Ottanta. Non soltanto per il fisico impressionante di Schwarzenegger o per le spade gigantesche, ma perché fu realizzato con un livello di concretezza che oggi si vede sempre più raramente. Sul set c’erano animali veri, stunt molto fisici, scenografie enormi e parecchi rischi. In Italia, tra l’altro, il film si può recuperare attualmente su Disney+.
La storia è quella di Conan, che da bambino assiste al massacro della propria famiglia e del villaggio per mano degli uomini di Thulsa Doom, interpretato da James Earl Jones. Ridotto in schiavitù, cresce fino a diventare un guerriero potentissimo. Una volta libero, inizia un viaggio che lo porta inevitabilmente verso l’uomo responsabile della distruzione della sua vita.
Sulla carta sembra una storia di vendetta piuttosto semplice.
Il film di Milius, però, non corre continuamente da una scena d’azione all’altra. Ci sono lunghi silenzi, paesaggi enormi, rituali, morte, religione e un tono quasi mitologico. La musica di Basil Poledouris fa moltissimo: accompagna Conan come se stessimo guardando una leggenda antica invece di un normale film d’avventura.
E Schwarzenegger era perfetto proprio perché non assomigliava a nessun protagonista cinematografico tradizionale.
All’epoca aveva già vinto sette volte il titolo di Mr. Olympia ed era conosciuto nel mondo del culturismo, ma Hollywood non lo considerava ancora una grande star. Aveva recitato in Ercole a New York e in altri progetti minori, ma Conan il barbaro fu il primo film a mostrare quanto la sua presenza fisica potesse diventare un elemento cinematografico vero e proprio.
Milius non cercò di nascondere i suoi limiti da attore. Fece praticamente il contrario.
Costruì il personaggio intorno alla sua fisicità, ai movimenti, allo sguardo e al modo in cui occupava lo spazio. Conan parla relativamente poco e spesso basta vedere Schwarzenegger camminare con una spada in mano per capire chi comanda la scena.
Il prezzo, però, fu parecchio alto.
Schwarzenegger eseguì personalmente moltissime scene d’azione, anche perché trovare uno stuntman con un fisico abbastanza simile al suo era quasi impossibile. Si allenò intensamente nell’uso della spada sotto la supervisione di Kiyoshi Yamazaki e imparò a utilizzare armi pesanti con movimenti credibili, evitando l’impressione di una scherma elegante e troppo moderna.
Durante le riprese si fece male più volte.
Una delle scene più famose è quella in cui Conan viene inseguito dai cani. Gli animali erano veri e, secondo i racconti della lavorazione, Schwarzenegger venne effettivamente morso. In un’altra occasione riportò una profonda ferita alla testa. Anche la sequenza dell’Albero del Dolore, nella quale Conan viene crocifisso e lasciato a morire, fu fisicamente molto impegnativa.
Questa componente concreta si sente ancora oggi.
Conan il barbaro è naturalmente un fantasy e non prova nemmeno a sembrare realistico nel senso moderno del termine. Eppure c’è qualcosa di estremamente fisico nelle immagini. Il peso delle spade sembra reale perché spesso lo era. Gli attori cavalcano davvero, si muovono dentro scenografie costruite e interagiscono con ambienti che esistono davanti a loro.
Il film venne girato soprattutto in Spagna, sfruttando paesaggi naturali che contribuivano a creare quell’ambientazione quasi senza tempo. Non sembra l’Europa, non sembra l’Asia e non sembra un luogo riconoscibile. È semplicemente l’Era Hyboriana immaginata dallo scrittore Robert E. Howard, creatore di Conan negli anni Trenta.
Milius e Oliver Stone lavorarono sulla sceneggiatura prendendo elementi dalle storie originali senza cercare di adattarne una sola in maniera fedele. Il Conan cinematografico è quindi una reinterpretazione del personaggio di Howard, costruita per dare al film una struttura più lineare e una vendetta personale molto forte.
Il risultato funzionò anche commercialmente.
Il film costò circa 20 milioni di dollari e incassò quasi 69 milioni nel mondo nella sua distribuzione cinematografica originale. Una cifra importante per l’epoca, soprattutto per un fantasy violento con un protagonista che Hollywood non aveva ancora deciso se considerare un attore vero e proprio.
Da quel momento la situazione cambiò.
Due anni dopo Schwarzenegger tornò con Conan il distruttore, diretto da Richard Fleischer. Nello stesso 1984 sarebbe arrivato soprattutto Terminator, e a quel punto la sua trasformazione in star mondiale sarebbe diventata irreversibile.
Il secondo Conan, però, non ha mai conquistato la stessa reputazione del primo.
Conan il distruttore era più leggero, meno violento e più orientato verso un pubblico ampio. Per molti fan proprio questa scelta gli fece perdere quella durezza quasi primitiva che rendeva speciale il film di Milius.
Nel 2011 Hollywood provò anche a ricominciare da capo con Jason Momoa protagonista di un nuovo Conan the Barbarian. Il risultato commerciale fu molto deludente e il progetto non diede origine alla nuova saga che i produttori immaginavano.
Per questo la versione del 1982 continua a rimanere il riferimento cinematografico principale.
Anche Thulsa Doom contribuisce enormemente.
James Earl Jones costruisce un antagonista molto diverso dal classico cattivo muscoloso che ci si potrebbe aspettare in un film del genere. Il suo vero potere non sta nella forza fisica, ma nella capacità di controllare le persone. I suoi seguaci sembrano pronti a morire per lui e Conan deve affrontare non soltanto un assassino, ma un uomo che ha costruito attorno a sé una specie di religione.
C’è poi Valeria, interpretata da Sandahl Bergman, guerriera che combatte accanto a Conan e riesce a essere qualcosa di più di un semplice interesse romantico. Bergman proveniva soprattutto dalla danza e vinse anche un Golden Globe come nuova star dell’anno per il film.
E naturalmente c’è la colonna sonora.
Le musiche di Poledouris sono diventate quasi inseparabili dalle immagini. Il tema di apertura, con i tamburi e l’orchestra, riesce ancora oggi a far sembrare enorme una storia che in realtà segue pochissimi personaggi. È uno dei motivi per cui il film è invecchiato meglio di molti fantasy realizzati nello stesso periodo.
Rivederlo oggi significa anche capire quanto fosse particolare quella fase del cinema.
Non c’erano eserciti digitali, creature generate al computer o paesaggi costruiti interamente in post-produzione. Il fantasy doveva essere creato trovando posti reali, costruendo scenografie, addestrando attori e sperando che nessuno si facesse troppo male.
Schwarzenegger, in diversi momenti, ci andò vicino.
E forse è proprio quella sensazione di pericolo e fisicità a rendere ancora interessante Conan il barbaro più di quarant’anni dopo.
In Italia il film è attualmente disponibile in streaming su Disney+, oltre alle possibilità di acquisto o noleggio digitale indicate dai principali servizi.
Non è perfetto, alcune parti mostrano inevitabilmente la loro età e il ritmo può sorprendere chi si aspetta un moderno film d’azione. Ma proprio questa lentezza, insieme alla musica, ai paesaggi e a Schwarzenegger nel momento esatto in cui stava diventando una star, gli dà ancora un’identità che molti fantasy successivi non sono riusciti a replicare.
Tu hai mai visto Conan il barbaro del 1982? Secondo te resta uno dei migliori film di Arnold Schwarzenegger oppure preferisci i suoi classici d’azione arrivati negli anni successivi? Scrivilo nei commenti.


