Matthew McConaughey non ha annunciato una candidatura a governatore del Texas, ma non ha nemmeno chiuso la porta. Intervistato mentre promuoveva Brothers, la nuova serie Apple TV in cui interpreta una versione romanzata di sé stesso, l’attore ha confermato che l’interesse per la politica raccontato nello show nasce da qualcosa di molto reale: «Quella storia del governatore era tutta vera, poi l’abbiamo inserita nella serie». Alla domanda se prima o poi potrebbe candidarsi, la risposta è stata breve: «Non ancora».
Quel “non ancora” è sufficiente per riaccendere una storia che va avanti da anni.
McConaughey aveva già valutato seriamente l’ipotesi di entrare in politica. Nel 2021 decise di non presentarsi alle elezioni per il governatore del Texas del 2022, preferendo continuare a occuparsi del proprio Stato senza un incarico pubblico. Da allora, però, non ha mai escluso definitivamente un futuro diverso.
Nel 2024 partecipò persino alla riunione estiva della National Governors Association, intervenendo in un incontro dedicato alla polarizzazione politica e al modo in cui gli americani discutono tra loro. Non si presentò con un programma elettorale e non sostenne una candidatura. Era però già evidente che la sua curiosità verso quel mondo non fosse soltanto una battuta da intervista.
La nuova serie Brothers gioca proprio con questa parte della sua vita. McConaughey e Woody Harrelson interpretano versioni esagerate di loro stessi e, tra i vari problemi raccontati, Matthew deve decidere se lanciarsi nella corsa a governatore del Texas. Apple descrive apertamente questa possibile candidatura come uno degli elementi centrali della serie.
Harrelson, durante l’intervista, si è divertito parecchio con l’argomento.
Ha chiesto al giornalista se McConaughey non sarebbe un ottimo governatore e ha sostenuto che l’amico sarebbe difficile da condizionare economicamente. È naturalmente il commento affettuoso di un collega e amico di lunga data, non una valutazione politica indipendente.
McConaughey, invece, continua a essere prudente.
Negli ultimi anni ha parlato più volte di una sorta di periodo di studio: vuole capire cosa significhi realmente assumere una carica pubblica, quale utilità potrebbe avere e quale prezzo personale comporterebbe. Non è poco, considerando che una candidatura a governatore non può essere trattata come una parentesi tra due film.
E inevitabilmente viene in mente Arnold Schwarzenegger.
Nel 2003 l’attore di Terminator, già politicamente attivo da anni nelle file repubblicane, si candidò durante il recall contro il governatore della California Gray Davis. Il 7 ottobre di quell’anno gli elettori votarono per rimuovere Davis e Schwarzenegger venne scelto come successore. Entrò in carica il 17 novembre 2003 e rimase governatore fino al 2011.
Il paragone è interessante, ma ha dei limiti.
Schwarzenegger arrivò alla candidatura con un’identità politica già definita e sfruttò una situazione elettorale molto particolare. McConaughey, invece, non ha ancora indicato un partito, un programma o una data per una possibile candidatura.
Quello che sappiamo oggi è molto più semplice: ci ha pensato seriamente, continua a informarsi e, quando gli viene chiesto se correrà un giorno, non risponde più con un no definitivo.
Per il momento resta un attore che studia la politica.
Il passaggio da Hollywood al palazzo del governatore, però, negli Stati Uniti ha già un precedente molto famoso.
E forse è anche per questo che ogni “non ancora” pronunciato da McConaughey continuerà a fare parecchio rumore.
Voi vedreste Matthew McConaughey come governatore del Texas oppure preferireste che restasse fuori dalla politica? E secondo voi il precedente di Arnold Schwarzenegger dimostra che una carriera nel cinema può preparare davvero a governare? Scrivetecelo nei commenti.


