A quasi ottant’anni Sylvester Stallone continua a menare le mani davanti alle telecamere, e il merito va anche a Freddie Poole, il suo stunt double da ben 13 anni che ha appena rivelato i segreti della produzione di Tulsa King. La serie creata da Taylor Sheridan sta spaccando anche in Italia, dove il pubblico di Paramount+ non riesce a staccarsi dalle avventure del boss mafioso di New York trapiantato in Oklahoma. Ma quello che non sapevi è quanto lavoro ci sia dietro ogni singola scazzottata che vedi sullo schermo.
Poole, che non è solo la controfigura di Stallone ma anche coordinatore degli stunt e regista della seconda unità, ha appena ricevuto la sua seconda candidatura consecutiva agli Emmy per il miglior coordinamento stunt in una serie comica. Un riconoscimento che arriva dopo una stagione 2 che ha alzato l’asticella dell’azione, introducendo personaggi come Bigfoot, interpretato dal wrestler professionista Mike “Cash Flo” Walden.
La collaborazione tra Stallone e Poole è evoluta negli anni da un rapporto puramente professionale a una vera e propria partnership creativa. “All’inizio ci parlavamo a malapena, per essere sincero. Era tutto nuovo, quindi ero in una fase di prova”, racconta Poole. “Ma ora ci scambiamo idee. Mi piace collaborare con lui perché è brillante. Ha fatto tutto: sceneggiatura, recitazione, regia, produzione”. Un rispetto reciproco che si traduce in scene d’azione sempre più spettacolari e, soprattutto, sicure per tutti gli attori coinvolti.
La sequenza che ha fatto impazzire i fan: la rissa nel parco eolico
La punta di diamante della seconda stagione è stata senza dubbio la sequenza di combattimento nel parco eolico nell’episodio “Tilting At Windmills”. Una scena che ha richiesto due giorni di riprese complete e una preparazione maniacale che racconta molto di come funziona davvero la macchina produttiva delle serie tv americane di alto livello.
Poole ha prima creato delle previsualizzazioni della scena, mappando l’ambientazione e la coreografia insieme al reparto artistico. Dopo un sopralluogo tecnico sul set, hanno creato una seconda previsualizzazione per maggiore precisione. Un processo che in Italia conosciamo bene nelle grandi produzioni cinematografiche, ma che nelle serie tv è ancora una rarità.
Il lavoro di coordinamento ha coinvolto anche il reparto oggetti di scena per assicurarsi che tutte le armi dei personaggi – mazze da baseball, piedi di porco, martelli – fossero appropriate e sicure. La collaborazione con la squadra degli effetti speciali durante la previsualizzazione è stata fondamentale per pianificare la distruzione che avrebbe avuto luogo durante la scena.
L’approccio italiano alla preparazione: un giorno intero di prove
Una delle cose che più colpisce nel racconto di Poole è l’attenzione alla fase di preparazione. Un’intera giornata di prove si è svolta in un teatro di posa, dove ogni attore ha imparato la propria coreografia. “Abbiamo fatto entrare ogni membro del cast individualmente per lavorare con le controfigure e la squadra stunt per imparare la loro parte”, spiega Poole.
Questo approccio, che ricorda molto il metodo di lavoro del cinema italiano d’autore, mantiene il ritmo serrato dando a ogni membro del cast attenzione e focus individuali. Il reparto scenografia ha ricreato lo spazio di lavoro sul palco in modo che il cast avesse un’idea di come sarebbe stata la geografia del set, evitando di dover guidare per quasi un’ora fino alla location vera e propria.
Stallone e l’età che non conta: il segreto di un’icona
Ma la vera sorpresa arriva quando Poole parla di Stallone stesso. A 79 anni, l’attore “interviene ancora e fa quello che fa e per cui è conosciuto”. Una dedizione che va oltre il semplice professionismo e che spiega perché Tulsa King funzioni così bene anche nel panorama televisivo italiano, dove il pubblico è sempre più esigente con le produzioni internazionali.
La filosofia di Poole è mostrare il più possibile i volti degli attori, anche durante le scene d’azione più intense. Questo significa che ogni membro del cast, pur avendo una controfigura sul set, deve comunque essere preparato a metterci la faccia letteralmente. Un approccio che in Italia abbiamo visto funzionare benissimo in produzioni come Suburra o Gomorra, dove l’autenticità dell’azione è fondamentale per la credibilità della narrazione.
Il futuro di Tulsa King: cosa ci aspetta nella terza stagione
Le novità per la terza stagione, che debutterà il 21 settembre su Paramount+, promettono “qualcosa di ancora più grande e migliore” di quanto visto nelle prime due stagioni. Nuovi personaggi e membri del cast come Robert Patrick, James Russo e Samuel L. Jackson si uniranno all’universo di Tulsa King, che continua a espandersi.
Per noi spettatori italiani, abituati alle narrazioni seriali più sofisticate d’Europa, l’arrivo di questi veterani di Hollywood rappresenta un’ulteriore garanzia di qualità. La capacità di Tulsa King di mescolare l’action tradizionale con la narrazione character-driven tipica delle serie moderne è quello che la rende così appetibile anche per il pubblico del nostro paese.
L’industria televisiva che cambia: lezioni dall’America
Il lavoro di Poole ci racconta anche molto di come sia cambiata l’industria televisiva negli ultimi anni. La post-produzione collaborativa, dove il coordinatore stunt lavora direttamente con i montatori per assicurarsi che l’azione sia tagliata in modo fluido, è diventata lo standard delle produzioni di alto livello.
“Ci è stato concesso il permesso di scaricare il girato mentre stavamo riprendendo e creare un montaggio grezzo sul posto che ha richiesto circa tre giorni per essere completato”, racconta Poole. Avere la previsualizzazione come modello ha semplificato il processo, permettendo di creare un montaggio quasi inquadratura per inquadratura.
Un processo che in Italia stiamo vedendo sempre più spesso nelle grandi coproduzioni internazionali, ma che potrebbe essere adottato più ampiamente anche nelle nostre produzioni nazionali per aumentare la qualità complessiva del prodotto finale.
La terza stagione di Tulsa King ci aspetta, e se i presupposti sono questi, possiamo stare certi che Stallone continuerà a sorprenderci. Perché a quasi ottant’anni, il mito di Rocky e Rambo ha ancora molto da dire.
Dimmi la tua nei commenti: cosa ti aspetti dalla terza stagione di Tulsa King? E secondo te Stallone è ancora credibile nelle scene d’azione a questa età?


