Only Murders in the Building è partita come una piccola gemma televisiva: tre sconosciuti che si ritrovano a investigare su un omicidio nel loro condominio di New York. La prima stagione aveva quel sapore intimo e familiare che ti faceva sentire come se fossi anche tu un residente dell’Arconia, tra vicini eccentrici e segreti di quartiere. Poi è arrivato il successo, e con esso la maledizione di Hollywood: più la serie diventava popolare, più star di primo piano iniziavano a popolare gli episodi come turisti in un parco a tema.
Dalla quarta stagione, la serie di Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez si è trasformata in una sfilata di celebrità che interpretano se stesse. Eugene Levy, Zach Galifianakis, Eva Longoria – tutti lì a fare i simpatici davanti alle telecamere. Non che ci sia qualcosa di male nell’avere attori famosi, ma quando Paul Rudd interpreta la vittima di omicidio e Kumail Nanjiani il vicino sospetto, inizi a chiederti se stai ancora guardando una serie televisiva o un episodio esteso del Saturday Night Live.
La direttrice del casting Tiffany Little Canfield ha ammesso candidamente di sentire la pressione di “alzare sempre l’asticella” con le guest star. È comprensibile: ogni nuova stagione deve generare titoli sui giornali, far parlare sui social, mantenere alta l’attenzione. Ma c’è un prezzo da pagare per questa strategia, e i fan più attenti se ne sono accorti. Quella sensazione accogliente e comunitaria che caratterizzava le prime stagioni? Sparita, sostituita da un casting stunt che sembra più interessato a impressionare che a raccontare una storia.
Il problema non è solo estetico. È strutturale. Quando devi inserire a forza celebrità in ogni episodio, i personaggi originali dell’Arconia – quelli che avevano dato anima alla serie – finiscono relegati a comparse. Howard, interpretato da Michael Cyril Creighton, è praticamente l’unico sopravvissuto del cast originale che ha ancora qualche battuta degna di nota. Gli altri? Ridotti a sporadiche apparizioni di cortesia, come fantasmi di quello che la serie era una volta.
L’evoluzione inevitable del successo televisivo
La strategia narrativa di Only Murders segue un pattern tipico delle serie americane di successo: più pubblico significa più budget, più budget significa casting più costoso, casting più costoso significa meno spazio per i personaggi che hanno reso speciale la serie in partenza. È un ciclo autodistruttivo che abbiamo visto in molte produzioni televisive di qualità.
Dal punto di vista della sceneggiatura, il cambiamento è stato necessario per motivi di credibilità narrativa. Dopo la seconda stagione, continuare a ambientare tutti gli omicidi nell’Arconia sarebbe diventato inverosimile. Come spieghi che in un palazzo continuano ad ammazzarsi tutti senza che i residenti scappino terrorizzati? Così gli autori hanno spostato l’azione verso l’esterno, coinvolgendo il mondo del teatro nella terza stagione e quello del cinema nella quarta.
La logica produttiva è impeccabile, ma il risultato emotivo è devastante. Quelle dinamiche intime tra vicini di casa, quel sense of community che faceva di Only Murders qualcosa di unico nel panorama televisivo, si sono diluite in favore di storyline più ampie ma meno coinvolgenti.
Meryl Streep e la ricerca della celebrità perfetta
Meryl Streep è stata senza dubbio il colpo più riuscito del casting stellare. La sua interpretazione di Loretta, attrice teatrale in difficoltà, ha funzionato perfettamente sia dal punto di vista drammatico che da quello della chimica emotiva con il personaggio di Oliver. Il fatto che la loro storia d’amore continui anche nelle stagioni successive dimostra che non sempre il casting di celebrità è sbagliato – a patto che serva la narrazione e non viceversa.
Canfield ha anche rivelato di avere Daniel Day-Lewis nella sua lista dei desideri impossibili. Un sogno che sembrava destinato a rimanere tale, considerando il ritiro pubblico dell’attore. Ma il recente ritorno sulle scene per dirigere il film del figlio “Anemone” potrebbe riaprire delle possibilità. Sarebbe interessante vedere come un attore del calibro di Day-Lewis si confronterebbe con il tono comedy-drama di Only Murders.
Il fenomeno del casting speculativo
I fan della serie sui social network si sono trasformati in direttori di casting improvvisati. Il subreddit di Only Murders durante l’off-season è un festival continuo di wishful thinking: “Secondo voi dovrebbero chiamare questo attore?” “Immaginate se coinvolgessero quella celebrità!”. È un fenomeno interessante che dimostra quanto il pubblico sia ormai abituato a pensare alle serie tv in termini di cast ensemble stellare piuttosto che di sviluppo narrativo.
Questo approccio ha trasformato la serie in qualcosa di simile alle franchise antologiche come Knives Out o The White Lotus, dove il cast cambia completamente ad ogni stagione. La differenza è che quelle serie sono state concepite fin dall’inizio per funzionare così, mentre Only Murders è nata con un’anima diversa che si sta perdendo strada facendo.
Il ritorno alle origini nella quinta stagione
La quinta stagione sembra aver recepito le critiche dei fan più affezionati. Il casting stellare è stato ridimensionato (anche se non eliminato del tutto), e soprattutto il mistero torna finalmente nell’Arconia. Il portiere Lester, interpretato da Teddy Coluca, diventa finalmente protagonista – peccato che per farlo abbiano dovuto ammazzarlo.
È un segnale incoraggiante che gli autori non siano completamente sordi alle lamentele del pubblico più fedele. Certo, Christoph Waltz e Keegan Michael-Key sono già confermati per la quinta stagione, quindi la tentazione del casting stellare non è stata completamente abbandonata. Ma almeno sembra esserci la volontà di ritrovare quell’equilibrio tra star power e intimità narrativa che aveva reso speciale la serie.
Dove vedere la serie in Italia
Per chi vuole seguire questa evoluzione altalenante di Only Murders in the Building, la serie è disponibile in esclusiva su Disney Plus. Tutte le stagioni sono presenti sulla piattaforma con sottotitoli e doppiaggio in italiano. Il rilascio degli episodi segue il formato settimanale classico, che permette di mantenere vivo il dibattito online tra un episodio e l’altro.
La qualità tecnica dello streaming è ottima, con supporto per il 4K e audio Dolby Atmos per chi ha l’impianto adeguato. Disney Plus offre anche contenuti extra come dietro le quinte e interviste al cast, utili per approfondire le dinamiche produttive che abbiamo analizzato.
Un futuro incerto tra stelle e sostanza
Il paradosso di Only Murders è che il suo successo rischia di essere anche la sua rovina. Più la serie diventa popolare, più si allontana da quello che l’aveva resa speciale in primo luogo. È la classica storia hollywoodiana: parti con un’idea originale, ottieni successo, poi passi il resto del tempo a inseguire quel successo perdendo di vista l’idea originale.
La speranza è che la quinta stagione rappresenti davvero un ritorno alle origini e non solo un contentino per i fan più nostalgici. Perché alla fine, tra tutte le celebrità del mondo, quello che manca davvero a Only Murders è la sua anima originale: quella di una piccola comunità di sconosciuti che si ritrovano a condividere molto più di un semplice indirizzo.
La domanda che ci dobbiamo fare è: vale la pena sacrificare l’identità di una serie per mantenerne la popolarità? O forse è meglio rimanere fedeli alla propria visione, anche a costo di perdere qualche telespettatore per strada?
Tu cosa ne pensi? Preferisci la versione stellare di Only Murders o rimpiangevi anche tu l’atmosfera intima delle prime stagioni? Raccontaci nei commenti se secondo te il casting di celebrità ha arricchito o impoverito la serie!


