Chi l’avrebbe mai detto che dopo aver affrontato demoni e presenze malefiche nella saga di “The Conjuring”, Vera Farmiga e Patrick Wilson si sarebbero ritrovati fianco a fianco in un thriller d’azione con Liam Neeson? Eppure è proprio quello che è successo in “L’uomo sul treno – The Commuter” del 2018, diretto da Jaume Collet-Serra. Un film che rappresenta una curiosa coincidenza cinematografica, dove i coniugi Warren si ritrovano a interpretare ruoli completamente diversi in un contesto che mescola azione pura e suspense hitchcockiana.
La pellicola segna il quarto sodalizio tra Collet-Serra e Neeson, dopo la trilogia composta da “Unknown”, “Non-Stop” e “Corri tutta la notte”. Il regista spagnolo, che aveva già dimostrato la sua versatilità passando dall’horror di “La casa di cera” e “Orphan” all’azione con la stella irlandese, decide di fondere i due mondi che meglio conosce. E quale migliore occasione se non quella di riunire due attori che avevano già lavorato con lui in “Orphan” e che nel frattempo erano diventati iconici nel cinema horror?
Il casting di Farmiga e Wilson non è casuale, anzi. La loro presenza in “L’uomo sul treno” crea un gioco di specchi affascinante con i personaggi di Ed e Lorraine Warren, trasformando quella che potrebbe sembrare una semplice coincidenza in una scelta artistica deliberata. Senza fare spoiler, i loro personaggi hanno una connessione che rende la loro partecipazione al film ancora più intrigante per chi ha seguito la saga di “The Conjuring”.
Jaume Collet-Serra: il maestro dei generi
Per capire meglio questo incrocio cinematografico, bisogna analizzare il percorso artistico di Collet-Serra. Il regista ha sempre dimostrato un’abilità particolare nel saltare da un genere all’altro senza perdere la sua identità autoriale. Dopo il debutto con il remake di “La casa di cera” nel 2005 – un film che ha acquisito una reputazione propria grazie anche alla presenza di Paris Hilton ma soprattutto alla bravura registica di Collet-Serra – ha subito dimostrato di non voler rimanere ingabbiato nel solo horror.
Il suo secondo film, “Goal II: Living the Dream”, sequel di un dramma sportivo britannico del 2005, poteva sembrare una scelta azzardata. Invece si è rivelata la prova che Collet-Serra aveva una visione cinematografica più ampia. Il ritorno all’horror con “Orphan” ha poi confermato che il suo tocco unico visto in “La casa di cera” non era stato un colpo di fortuna.
La trilogia action con Neeson
La collaborazione con Liam Neeson è iniziata in un momento particolare della carriera dell’attore irlandese. Dopo il successo inaspettato di “Taken”, Neeson aveva dimostrato che un attore di una certa età poteva reinventarsi come icona action. Collet-Serra ha saputo sfruttare questa rinascita artistica, creando con lui una trilogia che ha consolidato la reputazione di Neeson nel genere.
“Unknown” del 2011 aveva già mostrato le potenzialità di questa partnership, con Collet-Serra che riusciva a dirigere Neeson in modo diverso rispetto al più diretto Pierre Morel di “Taken”. Il regista spagnolo portava nel cinema d’azione la sua sensibilità visiva sviluppata nell’horror, creando atmosfere più sofisticate e complesse.
L’uomo sul treno: Alfred Hitchcock sotto steroidi
“L’uomo sul treno – The Commuter” rappresenta il punto d’incontro perfetto tra l’esperienza horror e quella action di Collet-Serra. La pellicola racconta la storia di Michael, ex poliziotto di New York e attuale agente assicurativo interpretato da Neeson, che perde inaspettatamente il lavoro. Durante il viaggio di ritorno a casa in treno, dalla Grand Central alla stazione di Tarrytown, Michael incontra una donna misteriosa di nome Joanna (Farmiga) che gli offre una grossa somma di denaro in cambio di rintracciare un passeggero che avrebbe rubato qualcosa di importante.
La meccanica narrativa del film richiama esplicitamente il cinema di Alfred Hitchcock, ma con un’energia e un ritmo che Collet-Serra amplifica attraverso la sua regia dinamica. Il treno diventa una prigione claustrofobica dove ogni passeggero potrebbe essere il bersaglio o una minaccia, creando quella tensione psicologica che il regista aveva già sperimentato nei suoi horror.
Un cast stellare che non ti aspetti
Ma le sorprese di “L’uomo sul treno” non finiscono con la reunion di Farmiga e Wilson. Il film vanta un cast eccezionale che include Jonathan Banks di “Breaking Bad”, Elizabeth McGovern di “Downton Abbey”, Sam Neill di “Jurassic Park”, e giovani talenti come Kingsley Ben-Adir, Damson Idris, Letitia Wright e Florence Pugh. Un ensemble che dimostra la capacità di Collet-Serra di attrarre attori di calibro per progetti che potrebbero sembrare semplici thriller commerciali.
L’ironia è che, nonostante questo cast stellare, il film rimane centrato su Neeson, con Farmiga e Wilson nei ruoli di supporto più importanti. Una scelta narrativa che permette al pubblico di concentrarsi sulla performance dell’irlandese mentre gode della presenza degli altri attori in ruoli più contenuti ma significativi.
Il legame ironico con The Conjuring
Quello che rende “L’uomo sul treno” ancora più interessante per i fan dell’horror è il contrappunto ironico che la presenza di Farmiga e Wilson crea rispetto ai loro ruoli nella saga di “The Conjuring”. Se nei film horror interpretavano una coppia amorevole e unita nella lotta contro il male, qui i loro personaggi hanno una connessione molto diversa che non possiamo svelare senza rovinare le sorprese.
Con “The Conjuring: Last Rites” che promette di essere l’ultima apparizione di Farmiga e Wilson nei panni dei coniugi Warren, “L’uomo sul treno” diventa ancora più prezioso per vedere questi due attori condividere lo schermo in un contesto completamente diverso. Un’esperienza cinematografica che vale la pena di vivere, sia per gli amanti dell’horror che per quelli dell’azione pura.
Tu hai mai notato queste curiose coincidenze nel casting dei film? E secondo te Collet-Serra è riuscito a creare un nuovo sottogenere mescolando horror e action? Raccontaci la tua nei commenti!


