L’industria cinematografica di Hollywood ha appena partorito una delle decisioni casting più controverse degli ultimi anni. Noah Centineo, il principe delle commedie romantiche di Netflix, è stato scelto per interpretare una versione giovane di John Rambo nel prequel del celebre franchise action. Una notizia che ha fatto saltare sulla sedia sia i fan della saga che gli esperti del settore, e non necessariamente dalla gioia.
Il progetto, intitolato provvisoriamente “John Rambo” – perché evidentemente siamo ancora nell’era in cui i titoli si limitano al nome del protagonista – rappresenta l’ennesimo tentativo di Hollywood di resuscitare proprietà intellettuali che dovrebbero essere lasciate riposare in pace. Dal 1982, anno di uscita di “Primo sangue”, la saga ha attraversato ogni possibile mutazione, passando da thriller psicologico anti-guerra a puro spettacolo di violenza militarista, fino agli ultimi capitoli che hanno abbracciato completamente il registro della fantasia di potere iperviolenta.
La scelta di Centineo, noto principalmente per “Tutte le volte che ho scritto ti amo” e altre produzioni adolescenziali, solleva interrogativi profondi sulla direzione artistica del progetto. Come può un attore identificato con il genere romantico teen interpretare credibilmente uno dei personaggi action più iconici della storia del cinema? È come chiedere a Ryan Gosling di interpretare Conan il Barbaro: tecnicamente possibile, ma narrativamente discutibile.
Dietro la macchina da presa troviamo Jalmari Helander, regista finlandese che ha conquistato la critica internazionale con “Sisu”, un thriller bellico del 2022 che molti hanno descritto come “Rambo finlandese nella Seconda Guerra Mondiale”. Una scelta che, almeno sulla carta, sembra promettente e potrebbe rappresentare l’unico elemento di salvezza di un progetto altrimenti destinato al disastro commerciale.
Il casting che nessuno si aspettava
Noah Centineo rappresenta tutto l’opposto di quello che Sylvester Stallone incarnava negli anni Ottanta. Dove Stallone portava muscoli, cicatrici e una mascolinità tossica che definiva un’epoca, Centineo offre un fascino adolescenziale e una vulnerabilità che funziona perfettamente nelle commedie romantiche ma rischia di apparire fuori luogo in un contesto militare.
La scelta assume una logica commerciale quando si considerano i numeri demografici: Centineo ha un seguito massiccio tra i giovani spettatori, quelli che Netflix ha cresciuto a pane e algoritmi. Tuttavia, trasformare l’eroe romantico delle teenager nella macchina da guerra più letale del cinema d’azione richiede un salto qualitativo che pochi attori nella storia sono riusciti a compiere con successo.
Dal punto di vista della costruzione del personaggio, la sfida è titanica. Rambo non è solo un soldato: è il simbolo di un’America ferita dal Vietnam, un reduce traumatizzato che incarna le contraddizioni della politica estera americana. Centineo dovrà dimostrare di possedere non solo le competenze fisiche ma anche la profondità emotiva necessaria per rendere credibile questa trasformazione.
La regia di Jalmari Helander: l’unica speranza del progetto
Se c’è un elemento che può salvare questo prequel dal disastro annunciato, quello è la presenza dietro la macchina da presa di Jalmari Helander. Il regista finlandese ha dimostrato con “Sisu” di sapere come maneggiare la violenza cinematografica senza cadere nella gratuità, creando un’opera che funziona sia come spettacolo action che come riflessione sui traumi della guerra.
“Sisu” detiene attualmente un punteggio del 94% su Rotten Tomatoes, una percentuale che testimonia la capacità di Helander di bilanciare spettacolarità e sostanza narrativa. Il suo approccio alla violenza è preciso, calcolato, mai fine a se stesso: ogni sequenza d’azione serve a caratterizzare il protagonista e a far avanzare la trama.
La sfida per Helander sarà adattare il suo stile registico, perfettamente calibrato per il contesto della Seconda Guerra Mondiale, a una storia ambientata nel Vietnam. Due conflitti storicamente e moralmente molto diversi, che richiedono approcci narrativi completamente differenti.
La sceneggiatura: un altro punto interrogativo
La sceneggiatura è affidata a Rory Haines e Sohrab Noshirvani, reduci dal disastro critico di “Black Adam”. Una credenziale che non ispira particolare fiducia, considerando come quel film sia riuscito nell’impresa di sprecare completamente il potenziale di Dwayne Johnson e di un cast stellare.
Il duo di sceneggiatori dovrà confrontarsi con una delle sfide più complesse della scrittura cinematografica contemporanea: come raccontare una storia di guerra in un’epoca in cui il pubblico ha sviluppato una sensibilità completamente diversa verso l’imperialismo militare americano. Le prospettive pubbliche sulla guerra del Vietnam, e sul militarismo in generale, sono fortunatamente cambiate rispetto all’amministrazione Reagan.
L’eredità problematica del franchise
La saga di Rambo porta con sé un bagaglio politico e culturale estremamente controverso. Il primo film, “Primo sangue”, funzionava ancora come critica velata alla guerra del Vietnam, focalizzandosi sul trauma del reduce americano. Tuttavia, i sequel hanno progressivamente abbracciato una retorica militarista che oggi appare datata e problematica.
“Rambo III” conteneva addirittura una dedica “ai coraggiosi combattenti Mujahideen dell’Afghanistan”, una scelta che con il senno di poi risulta imbarazzante. Come può un franchise con questa eredità politica trovare rilevanza nell’America contemporanea?
I numeri al botteghino degli ultimi capitoli raccontano una storia di declino inarrestabile: “Rambo” del 2008 ha incassato 113 milioni di dollari mondiali con un budget di 47 milioni, mentre “Rambo: Last Blood” del 2019 è costato 50 milioni ma ne ha incassati solo 91. Il termine “rendimenti decrescenti” descrive perfettamente la traiettoria commerciale del franchise.
Le sfide narrative del prequel
Qualsiasi storia delle origini di John Rambo può essere solo una cosa: un film di guerra ambientato in Vietnam. Questo solleva interrogativi fondamentali su come il progetto intenda affrontare un conflitto storicamente complesso senza cadere nella glorificazione della violenza militare.
Il Vietnam non è la Seconda Guerra Mondiale: non ci sono nazisti chiaramente identificabili come nemici morali assoluti. La complessità politica e morale del conflitto richiede una sensibilità narrativa che i precedenti film della saga hanno dimostrato di non possedere.
Inoltre, come si concilia l’immagine di Centineo come attore romantico con la brutalità richiesta dal personaggio di Rambo? Il rischio è quello di produrre un ibrido narrativo che non soddisfa né i fan del franchise originale né il nuovo pubblico giovane.
L’incognita del tono registico
La questione più cruciale riguarda il registro tonale che il film intende adottare. Seguirà la strada della riflessione anti-bellica del primo film o abbraccerà completamente la fantasia di potere militarista dei sequel? E soprattutto, come si posizionerà rispetto alle sensibilità contemporanee sul militarismo americano?
La risposta a queste domande determinerà non solo il successo commerciale del progetto, ma anche la sua rilevanza culturale. Un Rambo per la Generazione Z deve necessariamente confrontarsi con prospettive politiche e sociali radicalmente diverse da quelle che hanno generato il personaggio originale.
Il rischio più grande è quello di produrre un’operazione di puro opportunismo commerciale, un tentativo di sfruttare il riconoscimento del brand senza comprenderne le implicazioni culturali e narrative più profonde.
La combinazione di un regista promettente come Helander e di una star emergente come Centineo potrebbe funzionare, ma solo se il progetto avrà il coraggio di reinventare completamente il DNA della saga invece di limitarsi a sostituire i volti con versioni più giovani.
E tu, cosa ne pensi di questa scelta casting? Credi che Noah Centineo possa davvero trasformarsi nel nuovo Rambo o si tratta dell’ennesimo errore di valutazione di Hollywood? Condividi la tua opinione nei commenti!


