La Gialappa’s Band arriva al cinema con un documentario diretto da Walter Veltroni. Le riprese di L’assurda storia della Gialappa’s Band sono terminate e il film uscirà nelle sale italiane il 22 ottobre 2026, distribuito da Medusa Film. Al centro ci saranno Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, tre uomini diventati famosissimi senza quasi mai mostrarsi al pubblico.
Il progetto non vuole limitarsi a mettere in fila vecchi spezzoni e tormentoni. L’idea è raccontare quarant’anni di Italia attraverso il modo in cui la Gialappa’s ha osservato calcio, televisione, politica, costume e celebrità. Una storia professionale iniziata nel 1985 a Radio Popolare e proseguita tra radiocronache irriverenti, programmi diventati di culto e comici lanciati verso carriere enormi.
Veltroni ha descritto il film come il racconto di tre ragazzi capaci di far ridere gli italiani per quattro decenni senza aver bisogno di stare davanti alla telecamera. Nel documentario troveranno spazio anche molti dei personaggi scoperti, valorizzati o accompagnati dalla Gialappa’s nel corso degli anni. Il regista promette risate, ma anche uno sguardo sui cambiamenti attraversati dal Paese.
Tutto cominciò con il calcio raccontato senza rispetto per la retorica
La storia della Gialappa’s Band nasce sulle frequenze di Radio Popolare, all’interno di Bar Sport, programma ideato e condotto da Sergio Ferrentino. Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto entrarono gradualmente nella trasmissione, prima come ascoltatori e collaboratori, poi come presenze sempre più riconoscibili.
Il salto arrivò con i Mondiali del 1986 in Messico. Invece di imitare le radiocronache solenni dell’epoca, il gruppo commentava le partite con battute, deviazioni assurde e continue prese in giro. Gli spettatori potevano abbassare l’audio della televisione e seguire le immagini accompagnate dalle loro voci.
Anche il nome nacque da quell’esperienza. La gialappa è una pianta dalle proprietà lassative e durante i Mondiali messicani erano circolate diverse storie sui problemi intestinali dei calciatori. Da un dettaglio poco elegante nacque uno dei nomi più riconoscibili dell’intrattenimento italiano.
La televisione arrivò poco dopo. Tra i primi esperimenti ci fu il commento ironico delle telenovelas, trattate come se fossero partite di calcio. Era già presente il meccanismo che avrebbe reso celebre il gruppo: prendere immagini nate con intenzioni serie e modificarne completamente il significato attraverso il montaggio e la voce fuori campo.
Mai dire Gol cambiò il modo di prendere in giro la televisione
Il grande successo popolare arrivò con la famiglia dei programmi Mai dire, in particolare Mai dire Gol. La Gialappa’s trasformava errori, interviste improbabili, servizi locali e momenti involontariamente comici in materiale televisivo irresistibile.
Non si limitava a commentare. Il gruppo costruiva una narrazione intorno ai personaggi, inventava soprannomi, ripeteva frasi fino a trasformarle in tormentoni e trovava comicità nei dettagli che altri programmi avrebbero scartato.
La loro voce accompagnò anche la crescita di numerosi interpreti. Aldo, Giovanni e Giacomo, Fabio De Luigi, Paola Cortellesi, Lucia Ocone, Antonio Albanese e molti altri trovarono nei programmi legati alla Gialappa’s uno spazio nel quale sperimentare personaggi, linguaggi e forme di comicità. Gherarducci e Santin hanno ricordato più volte il contributo dato alla scoperta e alla valorizzazione di comici poi diventati protagonisti del cinema e della televisione.
Il loro metodo era particolare anche perché le tre voci restavano fuori dall’inquadratura. Il pubblico conosceva perfettamente i tempi, le risate e le reazioni del trio, ma spesso non avrebbe saputo riconoscerne i volti per strada. Il documentario potrà lavorare proprio su questo paradosso: una presenza enorme costruita attraverso l’assenza fisica.
Il film riunisce anche Carlo Taranto
Negli ultimi anni la Gialappa’s ha continuato a lavorare soprattutto con Giorgio Gherarducci e Marco Santin. Carlo Taranto ha lasciato il gruppo stabile nel 2023, senza che la separazione venisse attribuita a un litigio. I colleghi hanno spiegato che non aveva più voglia di sostenere gli stessi ritmi e hanno continuato il percorso con altri autori al loro fianco.
Taranto è però tornato per alcune apparizioni, compreso un cameo in GialappaShow nel 2025. Nel documentario sarà presente insieme agli altri due membri storici, permettendo al pubblico di ascoltare la vicenda raccontata dalle tre voci originali. Tra i partecipanti indicati da Medusa compare anche il Mago Forest, uno dei volti più legati alla fase recente della Gialappa’s.
La scelta di Walter Veltroni può sembrare curiosa, ma il regista ha già costruito diversi documentari utilizzando archivi, testimonianze e cultura popolare per raccontare periodi della storia italiana. La Gialappa’s offre materiale enorme: Mondiali, Festival di Sanremo, reality, tv locale, personaggi politici, fenomeni televisivi e mode diventate improvvisamente ridicole.
Quarant’anni di Italia visti dalla sala di montaggio
Raccontare la Gialappa’s significa anche ricostruire un modo di guardare la televisione che oggi appare meno scontato. Prima dei social, dei meme e dei video condivisi in pochi secondi, erano loro a recuperare il momento assurdo, montarlo e consegnarlo al pubblico con la battuta giusta.
Molti meccanismi diventati normali su internet esistevano già nei loro programmi: la ripetizione ossessiva di una frase, il personaggio involontario, il frammento estratto dal contesto e trasformato in fenomeno collettivo. La differenza stava nel lavoro di scrittura. La risata non nasceva soltanto dall’errore mostrato, ma dal modo in cui veniva preparato e commentato.
L’assurda storia della Gialappa’s Band potrebbe quindi interessare anche chi non ricorda ogni edizione di Mai dire Gol. Attraverso il trio si può osservare il passaggio dalla radio alla tv commerciale, dall’epoca dei grandi ascolti generalisti alla frammentazione contemporanea, fino al ritorno ottenuto con GialappaShow.
Il film è prodotto da Tramp Limited in associazione con Medusa Film. L’uscita del 22 ottobre permetterà di celebrare quarant’anni di attività senza trasformare la Gialappa’s in un monumento polveroso. Sarebbe contrario al loro stile. Molto più probabile che il documentario alterni affetto, prese in giro, materiale d’archivio e aneddoti raccontati senza alcuna intenzione di apparire solenni.
La loro storia dimostra che si può incidere profondamente sulla televisione restando fuori dall’inquadratura. Bastavano tre microfoni, un montaggio intelligente e la capacità di accorgersi del ridicolo prima degli altri.
Andrai al cinema a vedere L’assurda storia della Gialappa’s Band? Scrivi nei commenti quale programma, personaggio o tormentone del trio ricordi con più affetto.


