Quando cambia la guida creativa di un franchise da miliardi di dollari, le parole di chi quel franchise lo ha costruito con la propria carriera pesano in modo particolare. Mark Hamill, l’attore che ha dato volto a Luke Skywalker per quasi cinquant’anni, ha espresso il suo parere sulla nuova era di Lucasfilm, e il messaggio è chiaro: Dave Filoni ha tutta la sua fiducia.
La notizia era nell’aria da tempo: Kathleen Kennedy, alla presidenza di Lucasfilm dal 2012, anno dell’acquisizione da parte di Disney, ha lasciato il posto a una coppia di successori. Lynwen Brennan si occuperà della gestione operativa, mentre Filoni assume il titolo di Presidente e Chief Creative Officer, diventando di fatto la mente creativa dell’intera galassia lontana lontana.
In un’intervista con USA Today, Hamill ha commentato la transizione con parole che suonano come una benedizione ufficiale: non riesce a immaginare mani migliori di quelle di Filoni per tenere in mano le redini di Star Wars. Un giudizio che non è soltanto affetto, ma si radica in qualcosa di più concreto: Filoni ha lavorato fianco a fianco con George Lucas su The Clone Wars, assorbendone la sensibilità narrativa in modo diretto e prolungato. “George è stato un mentore per Dave“, ha detto Hamill, “quindi conosce il modo di sentire di George.”
Non è un dettaglio da poco. Filoni è considerato da molti appassionati l’erede spirituale di Lucas proprio perché quella collaborazione ha lasciato un’impronta profonda nel suo modo di raccontare storie: l’attenzione ai personaggi secondari, la capacità di costruire mitologie parallele, la fedeltà al tono avventuroso degli originali. Poi è arrivato il salto al live-action con The Mandalorian e Ahsoka, entrambe le serie capaci di riportare entusiasmo in una fanbase che negli ultimi anni aveva vissuto momenti di forte divisione interna.
Hamill stesso ha avuto un ruolo in quella stagione di rilancio: il suo Luke Skywalker è apparso nel finale della seconda stagione di The Mandalorian in una scena che ha sorpreso e commosso milioni di spettatori, e poi ancora in The Book of Boba Fett. L’attore ha parlato di quel materiale con ammirazione, riconoscendo la qualità del lavoro svolto da Filoni e dalla sua squadra.
Quanto ancora vedremo Hamill nell’universo di Star Wars è difficile dirlo. Luke è morto in Gli ultimi Jedi e si è manifestato come fantasma della Forza in L’ascesa di Skywalker, ma un attore della sua esperienza potrebbe tornare in forme diverse: un ruolo vocale, un cameo, un personaggio nuovo. Per ora, conta il fatto che abbia scelto di spendersi pubblicamente in favore di Filoni proprio nel momento in cui la pressione è più alta.
Perché la pressione, oggettivamente, è alta. The Mandalorian & Grogu, atteso nelle sale il 22 maggio 2026, sarà il primo film del franchise dopo quasi sette anni di assenza dal grande schermo. La trilogia sequel ha lasciato dietro di sé polemiche e una direzione creativa tutt’altro che definita. Molti progetti annunciati non hanno mai visto la luce. La fiducia di una parte significativa del pubblico va riconquistata.
Filoni ha dimostrato di saper lavorare su storie che piacciono alla maggioranza degli spettatori, ma non ha mai diretto un film in live-action e The Book of Boba Fett gli ha insegnato che non basta avere i personaggi giusti se la struttura narrativa traballa. La sua nomina è comunque una scelta coraggiosa e, per molti versi, la più logica: è l’uomo che più di chiunque altro ha custodito lo spirito del franchise nell’ultimo decennio.
Hamill ci crede. E in un fandom come quello di Star Wars, dove ogni dichiarazione diventa oggetto di analisi e dibattito, la parola di Luke Skywalker vale ancora qualcosa.
Voi di che cosa vi fidate di più: del giudizio di Mark Hamill o di quello che avete visto finora di Dave Filoni? Scrivetelo nei commenti.


