Le città di pianura è il grande vincitore dei David di Donatello 2026. Il film di Francesco Sossai ha conquistato 8 premi su 16 candidature, compresi miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior attore protagonista. Una vittoria pesante, non solo per il numero di statuette, ma per quello che racconta: quest’anno i David hanno scelto un film partito senza l’aria del favorito “di sistema”, cresciuto con il passaparola, amato dalla critica e capace di farsi spazio anche al botteghino.
E questa, per una volta, è una notizia molto bella.
Perché Le città di pianura non aveva addosso quella sensazione da film già incoronato prima ancora di entrare in sala. Non era il titolo più comodo, non era il cavallo più prevedibile, non era il solito nome da mettere al centro della foto senza pensarci troppo. Era l’opera seconda di un regista giovane, Francesco Sossai, veneto, classe 1989, già notato con Altri cannibali, ma ancora lontano dai giri più rumorosi del cinema italiano.
Il risultato è chiarissimo: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale, miglior produttore, miglior attore protagonista, miglior casting, miglior canzone originale e miglior montaggio. Otto premi. Una specie di presa di posizione. Come se l’Accademia avesse detto: quest’anno guardiamo anche altrove, non solo dove ci si aspetta.
E infatti uno dei dati più sorprendenti della serata riguarda La grazia di Paolo Sorrentino. Il film arrivava ai David con 14 candidature, quindi con un peso enorme, eppure è uscito senza premi. Zero. Una cosa che fa rumore, anche perché Sorrentino resta uno degli autori italiani più riconoscibili e discussi, uno di quelli che ogni volta dividono, accendono, irritano o conquistano. Però ai David, almeno quest’anno, non è bastato. E non è la prima volta che succede.
È una scelta che può far discutere, ma che dice qualcosa sul clima della serata. I David 2026 sembrano aver premiato un’idea di cinema meno centrale rispetto ai nomi più consolidati. Non sempre accade, quindi quando succede va notato. Poi possiamo discutere su ogni singolo premio, perché figurati se nel cinema italiano si riesce a essere tutti d’accordo per più di sette minuti. Però la direzione è interessante.
A Le assaggiatrici di Silvio Soldini è andata meglio, ma non benissimo rispetto alle aspettative. Il film aveva 13 candidature e ha portato a casa 3 premi: miglior sceneggiatura non originale, miglior trucco e David Giovani. Un bottino dignitoso, certo, ma non il trionfo che qualcuno poteva immaginare. Il premio alla sceneggiatura non originale riconosce comunque un lavoro importante, perché adattare un materiale narrativo non significa solo “trasportarlo” al cinema. Significa scegliere, tagliare, trovare un ritmo, capire cosa resta e cosa cambia.
Molto interessante anche il risultato di Primavera, che ha vinto 4 premi, tutti tecnici: miglior compositore, miglior suono, migliori costumi e migliore acconciatura. È il tipo di riconoscimento che spesso il grande pubblico nota meno, ma che in realtà racconta una parte decisiva del cinema. Un film non vive solo di attori e regia. Vive anche di suono, abiti, musica, capelli, ambienti, dettagli che magari non nomini mentre guardi la scena, ma che ti fanno entrare dentro quel mondo.
Stesso discorso per La città proibita di Gabriele Mainetti, premiato per fotografia, scenografia ed effetti visivi. Tre premi tecnici che confermano quanto il cinema di Mainetti continui a lavorare su immaginario, azione e costruzione visiva. E fa piacere, perché il cinema italiano ha bisogno anche di generi forti, di film che non abbiano paura di sporcarsi le mani con il kung fu, l’azione, lo spettacolo. Non possiamo chiedere rinnovamento e poi storcere il naso ogni volta che qualcuno prova a uscire dal salotto.
Tra i momenti più emozionanti della serata c’è stata senza dubbio la vittoria di Aurora Quattrocchi come miglior attrice protagonista per Gioia mia. Un premio bellissimo, arrivato a 83 anni, con un discorso che ha scaldato la sala più di tanti passaggi scritti al millimetro. Gioia mia ha vinto anche il premio per il miglior esordio alla regia, assegnato a Margherita Spampinato. Due riconoscimenti che danno al film un posto molto speciale dentro questa edizione.
Sul fronte interpretazioni, oltre ad Aurora Quattrocchi, sono stati premiati Sergio Romano come miglior attore protagonista per Le città di pianura, Matilda De Angelis come miglior attrice non protagonista per Fuori e Lino Musella come miglior attore non protagonista per Nonostante. Scelte che fotografano bene una serata distribuita tra rinnovamento, conferme e interpreti che il cinema italiano dovrebbe usare sempre meglio.
E poi c’è la cerimonia. Qui bisogna dirlo con franchezza: i David continuano ad avere un problema televisivo. Nonostante i film, gli attori, i premi, le storie e i momenti sinceri, la serata resta spesso troppo lunga, troppo parlata, troppo appesantita da passaggi che non sempre aiutano il ritmo. La televisione dei premi ha bisogno di respiro, certo, ma anche di precisione. Se ogni momento si allunga, se ogni raccordo diventa un piccolo monologo, se l’emozione viene sommersa da spiegazioni e interventi, il pubblico si stanca.
Ed è un peccato, perché i David avrebbero materiale per essere molto più vivi. Non serve copiare gli Oscar, non serve trasformare tutto in show americano con battute scritte da una stanza di autori. Però serve una forma più agile. Più spazio ai vincitori, meno paura dei silenzi, meno voglia di riempire ogni buco. Il cinema italiano ha bisogno di una serata che lo faccia sembrare desiderabile, non solo importante.
La vittoria di Le città di pianura, comunque, resta il dato forte. Un film partito con meno clamore rispetto ad altri ha dominato la 71ª edizione dei David e si è preso il centro della scena. È una vittoria che può piacere o meno, ma che ha un valore preciso: premiare un cinema meno prevedibile, meno “già scritto”, meno legato ai soliti automatismi.
Ora la domanda è: sarà un segnale vero o solo l’eccezione di un anno?
Perché se i David vogliono raccontare un cinema italiano più ampio, più coraggioso e più aperto, allora questa edizione può essere un buon punto di partenza. Ma serve continuità. Servono sguardi nuovi, premi giusti, sale piene, fondi usati meglio e una cerimonia che impari finalmente a camminare con passo più leggero.
Intanto, per quest’anno, il verdetto è chiaro: Le città di pianura ha vinto la notte dei David. E l’ha vinta senza chiedere permesso.
David di Donatello 2026: tutti i vincitori
- Miglior film: Le città di pianura, prodotto da Marta Donzelli e Gregorio Paonessa per Vivo Film, con Rai Cinema, in collaborazione con Philipp Kreuzer per Maze Pictures e Cecilia Trautvetter, per la regia di Francesco Sossai
- Miglior regia: Francesco Sossai per Le città di pianura
- Miglior esordio alla regia: Margherita Spampinato per Gioia mia
- Migliore sceneggiatura originale: Francesco Sossai e Adriano Candiago per Le città di pianura
- Migliore sceneggiatura non originale: Doriana Leondeff, Silvio Soldini, Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda e Ilaria Macchia per Le assaggiatrici
- Miglior produttore: Marta Donzelli e Gregorio Paonessa per Vivo Film, con Rai Cinema, in collaborazione con Philipp Kreuzer per Maze Pictures e Cecilia Trautvetter per Le città di pianura
- Migliore attrice protagonista: Aurora Quattrocchi per Gioia mia
- Migliore attore protagonista: Sergio Romano per Le città di pianura
- Migliore attrice non protagonista: Matilda De Angelis per Fuori
- Migliore attore non protagonista: Lino Musella per Nonostante
- Miglior casting: Adriano Candiago per Le città di pianura
- Migliore autore della fotografia: Paolo Carnera per La città proibita
- Migliore compositore: Fabio Massimo Capogrosso per Primavera
- Migliore canzone originale: “Ti”, musica e testi di Marco Spigariol, in arte Krano, interpretata da Krano, dal film Le città di pianura
- Migliore scenografia: Andrea Castorina e Marco Martucci per La città proibita
- Migliori costumi: Maria Rita Barbera e Gaia Calderone per Primavera
- Miglior trucco: Esmé Sciaroni per Le assaggiatrici
- Miglior acconciatura: Marta Iacoponi per Primavera
- Migliore montaggio: Paolo Cottignola per Le città di pianura
- Miglior suono: Gianluca Scarlata, Davide Favargiotti, Daniele Quadroli e Nadia Paone per Primavera
- Migliori effetti visivi – VFX: Stefano Leoni e Andrea Lo Priore per La città proibita
- Miglior documentario – Premio David Cecilia Mangini: Roberto Rossellini – Più di una vita, di Ilaria de Laurentiis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti
- Miglior cortometraggio: Everyday in Gaza di Omar Rammal
- David Giovani: Le assaggiatrici di Silvio Soldini
- Miglior film internazionale: One Battle After Another, Una battaglia dopo l’altra, di Paul Thomas Anderson
- David dello spettatore: Buen camino di Gennaro Nunziante
- David alla carriera: Gianni Amelio
- David Speciale: Bruno Bozzetto
- Premio Speciale Cinecittà David 71: Vittorio Storaro
Tu cosa ne pensi del trionfo di Le città di pianura ai David di Donatello 2026? Scrivilo nei commenti e dimmi se secondo te ha vinto il film giusto.


