Non capita spesso di vedere Phylicia Rashad nei panni della villain, eppure nella terza stagione di The Gilded Age (in Italia su Sky e NOW dal 23 giugno) l’iconica attrice ci regala una performance da brividi. Il settimo episodio, intitolato “Ex-Communicated”, è stato un vero e proprio tsunami emotivo per i fan della serie HBO firmata da Julian Fellowes. Mentre Peggy Scott (Denée Benton) e il dottor William Kirkland (Jordan Donica) sembravano finalmente aver trovato la loro dimensione romantica, ecco che mamma Kirkland decide di giocare le sue carte più sporche.
Parliamoci chiaro: se c’è una cosa che questa serie sa fare meglio di qualsiasi altra, è prenderti per mano e condurti in un mondo dove ogni sguardo ha un significato e dove una semplice conversazione può distruggere una vita. L’episodio sette ha fatto esattamente questo, trasformando quello che sembrava un idillio amoroso in un campo di battaglia sociale dove le armi sono i pettegolezzi e le munizioni sono i pregiudizi dell’epoca.
La chimica tra Peggy e William aveva conquistato anche i più scettici nelle puntate precedenti, con scene romantiche che sembravano uscite da un dipinto impressionista. Quel picnic al parco, ad esempio, era così cinematograficamente perfetto che veniva voglia di tuffarsi nello schermo. Ma si sa, in The Gilded Age la felicità dura quanto un battito di ciglia, e Mrs. Kirkland aveva altri piani per il figlio.
Il peso del passato in un’epoca spietata
Quando Mrs. Kirkland (Phylicia Rashad) sente dei pettegolezzi sul passato di Peggy, la sua reazione è quella di una donna dell’alta società del 1880 che ha trovato l’arma perfetta per liberarsi di quella che considera una minaccia. Il fatto che Peggy abbia avuto un figlio morto e che il suo matrimonio sia stato annullato diventa improvvisamente la macchia indelebile che può giustificare qualsiasi crudeltà.
Quello che colpisce di più è la naturalezza con cui Mrs. Kirkland trasforma una tragedia personale in un’arma sociale. Come ha spiegato brillantemente Denée Benton nell’intervista, nell’epoca vittoriana anche le disgrazie che non dipendevano da te venivano considerate difetti del carattere. Una logica che oggi ci fa rabbrividire ma che allora era la norma: se ti capitava qualcosa di brutto, evidentemente te lo meritavi.
L’arte di giudicare senza pietà
Il personaggio di Mrs. Kirkland rappresenta perfettamente quella mentalità conservatrice che si nasconde dietro la rispettabilità sociale. È una donna che ha conquistato la sua posizione con fatica e ora la difende a denti stretti, anche se questo significa distruggere la felicità del figlio. La sua logica è quella tipica di chi pensa: “Io ho dovuto soffrire per arrivare qui, perché dovrebbe essere diverso per gli altri?”
Phylicia Rashad, che abbiamo amato in Cosby Show e che abbiamo visto brillare in ruoli drammatici, qui ci regala una performance da manuale. Non è una cattiva stereotipata, ma una donna complessa che agisce secondo i codici del suo tempo e della sua classe sociale. È terrificante proprio perché è credibile, perché sappiamo che persone così esistevano davvero.
L’evoluzione di Peggy: da sognatrice a guerriera
Uno degli aspetti più interessanti di questa stagione è vedere come Peggy sia cresciuta rispetto alle prime due stagioni. Non è più solo la segretaria misteriosa che accompagna Marian, ma è diventata una protagonista a tutti gli effetti, con una sua storyline romantica che la legittima come una delle vere ingénues della serie.
La sua relazione con William rappresenta qualcosa di rivoluzionario per l’epoca: un amore che supera le barriere sociali e che si basa sull’accettazione reciproca. Quando Peggy racconta a William del suo passato con Fortune e lui lo accetta senza giudicare, capiamo che stiamo assistendo a qualcosa di speciale. In un’epoca in cui bastava “indossare i guanti nell’angolo sbagliato” per essere ostracizzati socialmente, trovare qualcuno che ti accetta per quello che sei è praticamente un miracolo.
Il coraggio di essere se stessi
La forza di Peggy sta nel non aver mai rinunciato ai suoi ideali. Anche quando si trova di fronte all’opposizione di Mrs. Kirkland, non cerca di cambiare o di nascondere il suo passato. È una donna moderna intrappolata nel corpo di una vittoriana, e questo contrasto è ciò che rende il personaggio così affascinante.
La scena in cui partecipa alla riunione delle donne di Brooklyn per discutere del diritto di voto è emblematica: Peggy non si accontenta dell’emancipazione già ottenuta, vuole di più. E questo la mette automaticamente in contrasto con persone come Mrs. Kirkland, che preferiscono non “far dondolare la barca” per paura di perdere quello che hanno già conquistato.
Il fascino delle storie parallele
Una delle cose che The Gilded Age fa meglio è intrecciare le storie personali con i grandi temi storici. Mentre seguiamo le vicende amorose di Peggy e William, la serie ci ricorda costantemente che siamo negli anni ’80 dell’Ottocento, un periodo di enormi cambiamenti sociali.
Le conversazioni sul diritto di voto delle donne, ad esempio, non sono solo uno sfondo storico ma diventano parte integrante del conflitto tra Peggy e Mrs. Kirkland. Da una parte abbiamo una giovane donna che crede nel progresso, dall’altra una madre che teme che troppi cambiamenti possano mettere a rischio la stabilità faticosamente conquistata.
Il ritorno alle origini narrative
L’episodio sette ha anche riportato in primo piano l’amicizia tra Peggy e Marian (Louisa Jacobson), ricordandoci le radici della serie. Vedere le due ragazze confrontarsi sui loro rispettivi percorsi sentimentali è stato come fare un tuffo nella prima stagione, quando tutto sembrava più semplice e le loro preoccupazioni più innocenti.
Come ha fatto notare Denée Benton, c’è qualcosa di speciale nel vedere “due ragazze degli anni 1880 che fanno girl talk”. È un momento di normalità in mezzo a tutto il caos sociale, un promemoria che, nonostante i costumi e l’ambientazione d’epoca, stiamo parlando di sentimenti universali.
L’attesa per il finale: vendetta o redenzione?
Con le parole della stessa Denée Benton che promette che “il finale renderà tutto più dolce”, non possiamo fare a meno di chiederci come si risolverà questo triangolo di tensioni. William sceglierà l’amore o la famiglia? Mrs. Kirkland troverà un modo per accettare Peggy, o continuerà la sua guerra silenziosa?
Una cosa è certa: The Gilded Age ha dimostrato ancora una volta di saper bilanciare perfettamente drama personale e contesto storico, regalandoci personaggi complessi in situazioni che, pur essendo ambientate più di un secolo fa, risuonano ancora oggi con una potenza emotiva incredibile.
E tu, cosa ne pensi del comportamento di Mrs. Kirkland? Credi che sia giustificabile considerando l’epoca, o pensi che alcune crudeltà siano inaccettabili a prescindere dal contesto storico? Raccontaci la tua nei commenti!


