Se hai mai letto un libro di Jo Nesbø, sai già che Harry Hole è uno di quegli investigatori difficili da dimenticare. Poliziotto di Oslo, genio nel risolvere omicidi, disastro totale nella vita privata. Per anni i fan della saga speravano in un adattamento televisivo all’altezza, e dopo la delusione cocente del film del 2017 con Michael Fassbender, le aspettative erano comprensibilmente basse. Adesso Detective Hole di Jo Nesbø è su Netflix, scritta dallo stesso Nesbø, e la buona notizia è che stavolta funziona davvero – con una riserva importante.
Tobias Santelmann nei panni di Harry è una scelta azzeccata. Riesce a trasmettere bene la contraddizione del personaggio: un uomo che sul lavoro non sbaglia un colpo ma che fuori dall’ufficio fatica a stare in piedi. Non recita mai in modo esagerato, non cerca il momento drammatico a tutti i costi, e questa sobrietà rende Harry credibile dall’inizio alla fine. Al suo fianco c’è Joel Kinnaman nel ruolo di Tom Waaler, collega di Harry con uno stile di vita inspiegabilmente alto e un sorriso che non ti convince mai del tutto. È esattamente il tipo di personaggio che capisci subito essere pericoloso, anche prima che la storia te lo dimostri.
La vicenda parte da una rapina in banca finita male cinque anni prima, un caso che Harry non ha mai dimenticato. Nel presente, Oslo sta vivendo una guerra tra bande sempre più feroce, mentre in parallelo comincia a comparire un serial killer che lascia un diamante rosso accanto a ogni vittima. Le due storie si avvicinano gradualmente, e la serie costruisce la sua tensione proprio su questo doppio binario: la violenza organizzata da una parte, una mente solitaria e distorta dall’altra, e Harry che cerca di capire dove si incontrano.
La serie rende Oslo un personaggio a tutti gli effetti. Le riprese alternano i quartieri eleganti e tranquilli ai vicoli più bui della città, e questa doppia faccia si sposa perfettamente con il tono del noir nordico che Nesbø ha reso celebre in tutto il mondo. La fotografia è fredda e precisa. La colonna sonora è firmata da Nick Cave e Warren Ellis, due nomi che in questo tipo di atmosfere non sbagliano mai: discreta, pesante al punto giusto, sempre presente senza mai distrarre lo spettatore.
E adesso illustro il problema, perché va detto: nove episodi sono troppi. La storia principale avrebbe retto benissimo in cinque o sei puntate, forse anche meno. Invece la serie allarga il campo con sottotrame che non sempre trovano un punto di arrivo convincente. Una giovane giornalista entra nella storia ma non viene mai sviluppata abbastanza da giustificare lo spazio che occupa. Un personaggio in abito talare compare e sparisce più volte senza che il suo ruolo nella vicenda sia mai del tutto chiaro. E poi c’è Oleg, il figlio adolescente della donna con cui Harry sta insieme, che rallenta il ritmo in diversi episodi proprio quando la serie avrebbe bisogno di andare avanti. La sensazione, in certi momenti, è che qualcuno abbia allungato il brodo per arrivare a quota nove puntate.
Il finale però riprende la direzione giusta. L’ultimo episodio si chiude in modo aperto e ben costruito, con abbastanza domande senza risposta da far venire voglia di sapere come la storia va a finire. Vuol dire che i personaggi reggono, che la storia di fondo ha gambe solide, e che una seconda stagione più snella potrebbe essere davvero ottima.
La serie è disponibile su Netflix. Per chi ama il noir scandinavo e per chi segue Nesbø da anni, vale la pena vederla. Bisogna però mettere in conto qualche episodio centrale in cui il ritmo si abbassa e la pazienza viene messa alla prova. Chi arriva in fondo, però, non resta deluso.
Tu preferisci le serie che vanno dritte al punto anche a costo di tagliare qualcosa, o apprezzi quando uno show si prende il tempo di costruire ogni dettaglio anche rallentando? Scrivilo nei commenti – è una domanda che divide quasi sempre in modo netto.
La Recensione
Detective Hole di Jo Nesbø
Una serie solida, ben recitata e con una bella atmosfera nordica. Il difetto principale è strutturale: troppi episodi, troppe sottotrame, troppo materiale che non porta da nessuna parte. Ma i personaggi funzionano e il potenziale per migliorare c'è tutto.
PRO
- Tobias Santelmann è il Harry Hole più convincente che si potesse sperare, anni luce dalla versione cinematografica del 2017
- Oslo è mostrata in modo intelligente, con una fotografia fredda e una colonna sonora di Nick Cave e Warren Ellis che aggiunge il giusto peso
CONTRO
- Nove episodi sono troppi e in certi momenti si sente chiaramente
- Alcune sottotrame non portano da nessuna parte e rallentano tutto


