Antonio Di Pietro ha deciso di rompere il silenzio e lo ha fatto nel modo più diretto possibile. L’ex magistrato di Mani Pulite, simbolo della lotta alla corruzione negli anni Novanta, ha rilasciato un’intervista esplosiva che andrà in onda il 13 febbraio 2026 su IlSussidiario.tv. Le sue parole sono pesantissime e prendono di mira un altro magistrato molto conosciuto: Nicola Gratteri, procuratore di Napoli.
Il tema è il referendum del 22 e 23 marzo 2026 sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Di Pietro ha annunciato che voterà sì e ha accusato Gratteri e altri magistrati di “raccontare il falso” per convincere gli italiani a votare no. Un’accusa durissima che ha già fatto scoppiare la polemica.
Il passaggio più duro dell’intervista riguarda le dichiarazioni di Gratteri secondo cui chi vota sì al referendum farebbe parte di “famiglie massoniche, delinquenti e criminali”. Di Pietro ha reagito con rabbia: “Io non sono un criminale, voto sì. Come ti permetti di mettermi in quella lista?“. Secondo l’ex pm di Milano, criminalizzare chi la pensa diversamente è inaccettabile, soprattutto da parte di un magistrato. “Spiega le ragioni del tuo no, non criminalizzare quelli che votano sì” ha detto rivolgendosi direttamente a Gratteri.
Ma Di Pietro non si è limitato a difendersi. Ha lanciato un’accusa molto grave: secondo lui, alcuni magistrati stanno violando il codice etico della magistratura raccontando bugie per influenzare il voto. “In questo momento si sta verificando un fatto gravissimo che a mio avviso attenta la Costituzione. Vale a dire, raccontare il falso per indurre in errore voi che dovete andare a votare. E che questo falso venga raccontato da magistrati, da magistrati, questo è gravissimo” ha dichiarato senza mezzi termini.
Il riferimento è alla narrazione secondo cui la riforma sulla separazione delle carriere indebolirebbe la lotta alla mafia. Di Pietro sostiene che questa affermazione non corrisponde al vero e che viene usata strumentalmente per spaventare gli elettori. L’Associazione Nazionale Magistrati e diversi magistrati di spicco, compreso Gratteri, starebbero secondo Di Pietro diffondendo informazioni false per condizionare il risultato del referendum.
Ma quali sono i vantaggi del sì secondo chi sostiene la riforma? Il primo punto riguarda la terzietà del giudice. Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine giudiziario, fanno lo stesso concorso e possono (anche se raramente) passare da una funzione all’altra. Con la separazione delle carriere, chi accusa e chi giudica avrebbero percorsi completamente separati fin dall’inizio. Secondo i sostenitori del sì, questo renderebbe il giudice più imparziale, perché non sarebbe più un “collega di carriera” del pubblico ministero che lo accusa.
Il secondo vantaggio riguarda la specializzazione. Con carriere separate, i magistrati potrebbero acquisire competenze più specifiche nel proprio ambito, migliorando la qualità del lavoro. Chi fa il giudice si concentrerebbe solo su quello, chi fa il pubblico ministero svilupperebbe competenze mirate nell’attività d’accusa. Meno ambiguità, più chiarezza nei ruoli.
Il terzo punto tocca il Consiglio Superiore della Magistratura. La riforma prevede la creazione di due CSM distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, con l’obiettivo di ridurre il peso delle correnti, i gruppi politici interni alla magistratura che negli ultimi anni sono stati protagonisti di diversi scandali. Inoltre viene introdotto il sorteggio per alcuni membri, al posto dell’elezione, proprio per spezzare le logiche di appartenenza.
Infine, secondo i favorevoli alla riforma, la separazione delle carriere rafforza il modello accusatorio del processo penale italiano, dove il pubblico ministero è parte del processo e non può essere confuso con il giudice. Una distinzione netta che dovrebbe garantire maggiore equilibrio tra accusa e difesa.
Di Pietro ha anche spiegato che in passato era contrario alla separazione delle carriere, ma che ha cambiato idea. Nell’intervista ricostruisce il suo percorso, parla della metafora dell'”arbitro e del giocatore” (il giudice deve essere arbitro, il pm è un giocatore) e difende l’autonomia del pubblico ministero, spiegando che la riforma non la indebolisce ma la rafforza definendone meglio il ruolo.
Lo scontro tra Di Pietro e Gratteri rappresenta perfettamente il clima rovente che si è creato attorno al referendum. Da una parte chi sostiene che la riforma sia necessaria per modernizzare la giustizia, dall’altra chi teme che possa aprire la strada a un controllo politico sulla magistratura. Il dibattito è acceso, le posizioni nette, e il 22-23 marzo gli italiani saranno chiamati a decidere. Senza quorum: basterà la maggioranza dei voti validi.
La polemica tra due magistrati così importanti dimostra quanto sia divisivo questo tema. Di Pietro accusa Gratteri di aver superato il limite, trasformando il confronto politico in una campagna di criminalizzazione. Gratteri, dal canto suo, continua a sostenere che la riforma metterebbe a rischio la lotta alla criminalità organizzata e l’indipendenza della magistratura.
Nei prossimi giorni vedremo se ci saranno repliche da parte di Gratteri o dell’Associazione Nazionale Magistrati alle accuse di Di Pietro. Di certo, questo scontro ha alzato ulteriormente il livello dello scontro e ha reso ancora più rovente il clima in vista del referendum di marzo.
E tu cosa ne pensi delle parole di Di Pietro? Credi che abbia ragione ad attaccare Gratteri? Voterai sì o no al referendum sulla separazione delle carriere? Lascia un commento e dicci la tua opinione!



Esagerazioni contro esagerazioni.
DI Pietro sicuramente ha capito cosa intendeva Gratteri.
IL di Pietro poteva sostenere il suo “si” con motivazioni tecniche semplici non pervase dal suo immenso narcisismo.È stato bravo lo sappiamo.Mi pare che abbia sparso troppo letame in questa circostanza.
Sono favorevole al SI perché la nuova riforma della Giustizia evita che ci siano accordi sottobanco tra magistrati inqurenti (procuratori) e magistrati giudicanti (giudici).
Se è per quello non cambia niente.
Se ci fossero i disonesti è un attimo trovarsi.(Penso)
Credo nella onestà e professionalità dei magistrati.
Votare si?votare no? Gli argomenti sono complessi per noi umani.Siamo in balia dei partiti o di chi conta.
Pur consapevole che la problematica è molto complessa, sono assolutamente favorevole al SI per la separazione delle carriere nella magistratura.
Quanto emerso direttamente con il caso Palamara oltre a numerosi casi di interventi della magistratura apparsi deviati.
Sui meccanismi previsti per la gestione della separazione delle carriere .
Mi preoccuperei
di valutare se venga garantita realmente con la nuova legge la indipendenza della magistratura dalla politica. Oggi non lo è ed in modo molto grave ed a volte anche a reale danno del Paese.