Nel 2010 Disney aveva messo insieme Nicolas Cage, Jerry Bruckheimer, il regista di Il mistero dei Templari e una delle immagini più famose di Fantasia con un obiettivo piuttosto evidente: trasformare L’apprendista stregone nell’inizio di una nuova avventura fantasy da portare avanti negli anni. Gli ingredienti sembravano esserci. Poi il film arrivò nelle sale, trovò sulla propria strada Inception di Christopher Nolan e il sogno di una nuova saga si spense praticamente subito.
Rivedendolo oggi, è curioso pensare che dietro quel film con Nicolas Cage spettinato, Jay Baruchel sommerso dalla magia e Alfred Molina in modalità cattivo elegantissimo ci fosse un progetto molto più ambizioso.
L’idea partì proprio da Nicolas Cage
La nascita del film è forse la parte più interessante.
Cage aveva sviluppato una forte passione per Merlino, Re Artù e le leggende medievali mentre viveva in Inghilterra. Dopo aver interpretato un illusionista in Next, iniziò a pensare che sarebbe stato molto più divertente interpretare direttamente un vero stregone.
L’idea arrivò così al produttore Todd Garner e da lì nacque il collegamento con L’apprendista stregone di Fantasia, il celebre segmento Disney del 1940 con Topolino e le scope animate.
A quel punto Disney aveva praticamente un tesoro già in casa.
Prendere una sequenza di pochi minuti conosciuta in tutto il mondo, trasformarla in un fantasy live action contemporaneo e costruirci attorno un universo.
Jerry Bruckheimer entrò nel progetto e Jon Turteltaub tornò a dirigere Nicolas Cage dopo i successi dei film di National Treasure. La combinazione sembrava quasi matematica: magia Disney più Cage più Bruckheimer più New York.
Cosa poteva andare storto?
Parecchio, a quanto pare.
Fantasia rimase dentro il film, ma in una forma molto diversa
L’apprendista stregone non è un semplice remake del corto animato.
Balthazar Blake, interpretato da Cage, è uno stregone millenario impegnato a impedire il ritorno di Morgana. Dave Stutler, interpretato da Jay Baruchel, è invece uno studente di fisica che scopre di possedere capacità magiche e di essere molto più importante di quanto pensasse.
Il film prova perfino a spiegare la magia attraverso la scienza. Turteltaub parlava di energia, molecole e controllo della materia: l’idea era evitare il classico “pronuncio una formula e compare una palla di fuoco” e dare almeno una parvenza di logica al sistema magico.
Naturalmente arriva anche il momento che tutti aspettavano: Dave anima accidentalmente le scope e prova a farle pulire da sole, omaggio diretto alla sequenza di Topolino in Fantasia.
Disney, almeno quella, non poteva lasciarsela scappare.
Costò tantissimo e aveva bisogno di diventare un grande successo
Il problema maggiore era il prezzo dell’operazione.
Il budget viene generalmente indicato attorno ai 150 milioni di dollari, con alcune stime che arrivano a 160 milioni. Per dare corpo alla magia furono utilizzati circa 1.400 effetti visivi, una quantità enorme persino per un blockbuster del periodo.
A quel livello non basta fare un discreto incasso.
Devi diventare un evento.
Devi vendere biglietti ovunque, recuperare il costo della produzione, coprire la promozione e possibilmente dimostrare che vale la pena preparare un secondo capitolo.
Disney aveva già visto cosa poteva succedere con Bruckheimer e Pirati dei Caraibi. Anche Il mistero dei Templari aveva trasformato Nicolas Cage nel protagonista di un’avventura capace di generare un sequel.
L’apprendista stregone sembrava poter seguire la stessa strada.
Poi qualcuno decise di farlo uscire praticamente contro Christopher Nolan.
Il 14 luglio 2010 arrivò nelle sale. Due giorni dopo uscì Inception
Negli Stati Uniti L’apprendista stregone debuttò il 14 luglio 2010.
Il 16 luglio arrivò Inception.
Non proprio il vicino di sala che vorresti incontrare se stai cercando di lanciare una nuova saga fantasy da 150 milioni di dollari.
Nolan arrivava dal successo enorme de Il cavaliere oscuro e presentava un film originale con Leonardo DiCaprio che rapidamente divenne uno degli eventi cinematografici dell’anno.
Il pubblico dovette scegliere.
E per Disney la risposta fu piuttosto dolorosa.
Nel primo weekend L’apprendista stregone raccolse circa 17,6 milioni di dollari negli Stati Uniti, finendo dietro Inception e persino dietro Cattivissimo Me, che era già alla seconda settimana di programmazione.
Non era esattamente il debutto che annuncia: “Preparate altri quattro film”.
Gli incassi mondiali non bastarono a salvare il progetto
Alla fine il film arrivò a circa 63 milioni di dollari negli Stati Uniti e 215 milioni complessivi nel mondo.
A prima vista 215 milioni possono sembrare un risultato importante.
Se però hai speso 150 milioni soltanto per produrre il film, la matematica cambia rapidamente.
Una parte dell’incasso resta alle sale e bisogna poi considerare i costi di distribuzione e marketing. Il film non riuscì quindi a trasformarsi nel successo di cui Disney avrebbe avuto bisogno per giustificare una prosecuzione.
E così il potenziale franchise finì praticamente lì.
Niente nuovo capitolo.
Niente universo magico con Balthazar.
Niente ritorno di Dave.
Il finale lasciava anche abbastanza spazio per proseguire, compresa una scena dopo i titoli che suggeriva che Horvath potesse non essere definitivamente fuori gioco.
Il pubblico però aveva già espresso il proprio voto nel modo più efficace possibile: comprando meno biglietti del previsto.
Peccato, perché Nicolas Cage nel film è Nicolas Cage al punto giusto
La parte che secondo me rende ancora oggi L’apprendista stregone abbastanza divertente è proprio Cage.
Balthazar indossa un cappotto enorme, ha capelli che sembrano aver avuto una discussione personale con il pettine e pronuncia qualsiasi spiegazione sulla magia con una serietà tale da rendere credibile per qualche secondo qualsiasi assurdità.
In altre parole, perfetto Nicolas Cage.
Accanto a lui Jay Baruchel interpreta il classico ragazzo insicuro chiamato improvvisamente a salvare il mondo, mentre Alfred Molina riesce a fare il cattivo senza trasformarsi completamente in una caricatura. Teresa Palmer e Monica Bellucci completano un cast che, sulla carta, non aveva praticamente nulla da invidiare a quello di altri blockbuster dell’epoca.
E alcune sequenze funzionano ancora.
La magia a Manhattan.
Le automobili trasformate.
La battaglia finale.
Naturalmente le scope.
Non è difficile capire perché qualcuno pensasse di poter costruire una saga.
In Italia arrivò un mese dopo
Da noi L’apprendista stregone uscì il 18 agosto 2010, quindi poco più di un mese dopo il debutto americano.
In Italia raccolse circa 7,2 milioni di euro, un risultato tutt’altro che disastroso preso singolarmente. Il problema era l’andamento complessivo dell’operazione e soprattutto il rapporto tra costi e incassi mondiali.
Disney aveva bisogno del nuovo Pirati dei Caraibi.
Ottenne un fantasy che molte persone ricordano con affetto, ma non abbastanza persone andarono a vederlo nel momento in cui serviva.
Oggi sembra quasi un film appartenente a un’altra epoca
Rivedere L’apprendista stregone nel 2026 significa anche ricordare un periodo molto particolare per Hollywood.
Gli studios investivano cifre enormi per provare a creare franchise da proprietà che non sembravano necessariamente destinate a diventarlo.
A volte funzionava.
A volte ti ritrovavi Nicolas Cage che combatteva stregoni per le strade di Manhattan mentre nella sala accanto Leonardo DiCaprio faceva piegare Parigi su se stessa.
E a quel punto c’era poco incantesimo che potesse salvarti.
L’apprendista stregone non è diventato la saga immaginata da Disney, ma sedici anni dopo conserva almeno una qualità: è uno di quei flop che molte persone ricordano con molto più affetto di quanto i numeri dell’epoca farebbero pensare.
Forse un sequel non sarebbe stato nemmeno una cattiva idea.
Solo che nel 2010 nessuno riuscì a pronunciare l’incantesimo necessario per convincere Disney.
Voi ricordate L’apprendista stregone? Vi sarebbe piaciuto vedere Nicolas Cage tornare nei panni di Balthazar in un secondo film? Scrivetecelo nei commenti.


