Sono passati dodici anni dalla morte di Robin Williams, scomparso l’11 agosto 2014 a 63 anni, e forse il modo migliore per ricordarlo non è mettere in fila premi, incassi o titoli celebri. Basta ascoltare chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui.
Matt Damon ricorda ancora una battuta improvvisata sul set di Will Hunting – Genio ribelle. Ethan Hawke racconta ciò che imparò osservandolo a 18 anni ne L’attimo fuggente. Matthew Lawrence lo vide uscire per strada vestito da Mrs. Doubtfire e convincere degli sconosciuti di essere realmente una tata. Diane Lane conserva ancora un libro di Shakespeare che Williams le regalò dopo Jack.
Sono episodi piccoli, rispetto a una carriera gigantesca. Ma messi insieme raccontano un attore che non sembrava mai limitarsi a recitare ciò che gli avevano consegnato sulla pagina.
Matt Damon aveva scritto il finale di Will Hunting, poi Robin Williams lo migliorò sul momento
Matt Damon aveva 26 anni durante le riprese di Will Hunting – Genio ribelle. Insieme a Ben Affleck aveva scritto una sceneggiatura che avrebbe cambiato la vita a entrambi, ma sul set si ritrovò accanto a un attore capace di sorprendere persino chi quelle battute le aveva inventate.
Williams interpretava Sean Maguire, lo psicologo che lentamente riesce a entrare in contatto con Will.
Nel finale Sean trova la lettera con cui il ragazzo gli comunica di essere partito per raggiungere Skylar. La scena era già scritta e sostanzialmente conclusa. Williams, però, durante uno dei ciak aggiunse una battuta che non compariva nel copione: «Quel figlio di puttana, mi ha rubato la battuta».
Era un richiamo perfetto alla confessione fatta precedentemente da Sean, che aveva raccontato di aver rinunciato a una partita delle World Series per andare a conoscere la donna che sarebbe diventata sua moglie. Damon ha ricordato che quel momento nacque spontaneamente e che lui e il regista Gus Van Sant capirono immediatamente di avere trovato il finale giusto.
Williams avrebbe poi vinto l’Oscar come miglior attore non protagonista.
Una statuetta arrivata per un ruolo drammatico, dettaglio importante per chi ancora oggi tende a ricordarlo soprattutto come comico.
Ethan Hawke scoprì che si potevano infrangere le regole
Qualche anno prima c’era stato L’attimo fuggente.
Ethan Hawke aveva appena 18 anni e conosceva Robin Williams soprattutto per la sua comicità. Ritrovarsi davanti l’attore che interpretava il professor John Keating gli mostrò una maniera completamente diversa di affrontare il mestiere.
Hawke ha raccontato negli anni quanto quell’esperienza fosse stata formativa. Williams arrivava preparato, ma non considerava ciò che era stato scritto una gabbia. Se durante una scena intuiva una possibilità diversa, la esplorava.
Per un ragazzo di 18 anni era quasi una scoperta: un attore poteva rispettare un film senza limitarsi a eseguire il copione.
Hawke ha ricordato anche un aspetto meno visibile di Williams. Tra un ciak e l’altro, l’uomo capace di riempire una stanza con il proprio carisma poteva improvvisamente ritirarsi in se stesso e diventare molto più silenzioso. Lo descrive come una persona complessa, che già allora gli fece capire quanto potesse essere diverso l’uomo dalla figura pubblica.
Mrs. Doubtfire usciva dal set e continuava a essere Mrs. Doubtfire
Sul set di Mrs. Doubtfire, invece, il problema era quasi opposto: far smettere Robin Williams di essere Mrs. Doubtfire.
Matthew Lawrence, che nel film interpretava suo figlio Chris, ha raccontato recentemente che Williams qualche volta usciva in pubblico ancora completamente trasformato nell’anziana tata Euphegenia Doubtfire.
Parrucca, trucco, vestiti, voce.
Poi iniziava a parlare con persone che non avevano idea di chi ci fosse realmente sotto quel travestimento.
Lawrence lo accompagnava e guardava Williams improvvisare intere conversazioni, convincendo perfetti sconosciuti di trovarsi davanti a una normale tata britannica. Secondo il suo racconto, spesso quelle persone se ne andavano senza scoprire di aver appena parlato con Robin Williams.
Immaginate la scena.
Andate a fare una commissione, incontrate una simpatica signora inglese, chiacchierate cinque minuti e tornate a casa.
Trent’anni dopo scoprite che era il Genio di Aladdin.
Sul set di Mrs. Doubtfire non faceva ridere soltanto i bambini
I ricordi legati a quel film raccontano anche un Williams molto diverso dal comico incontenibile.
Lisa Jakub, che interpretava Lydia, aveva 14 anni durante le riprese e venne espulsa dalla sua scuola canadese perché l’istituto non voleva più adattarsi ai suoi impegni sul set.
Williams si accorse che era sconvolta.
Non si limitò a consolarla: scrisse personalmente una lettera al preside, chiedendo che la ragazza potesse continuare gli studi senza essere penalizzata per il proprio lavoro. La scuola non cambiò decisione, ma Jakub non ha dimenticato quel gesto.
Sally Field ha raccontato qualcosa di simile. Durante le riprese apprese che suo padre stava morendo e Williams, appena capì cosa stava succedendo, contribuì a permetterle di lasciare il set per raggiungerlo.
Dietro tutta quella velocità comica c’era evidentemente qualcuno che osservava molto bene le persone.
Diane Lane conserva ancora il suo Shakespeare
Diane Lane lavorò con Williams in Jack, diretto da Francis Ford Coppola nel 1996.
Alla fine delle riprese lui le regalò un volume contenente le opere di Shakespeare, firmato personalmente. Lane lo conserva ancora nella propria biblioteca.
Il regalo sembra quasi perfetto pensando alla carriera di Williams.
Shakespeare passa continuamente dalla commedia alla tragedia, dal buffone al re, dal gioco alla morte. Williams faceva qualcosa di simile davanti alla telecamera.
Poteva essere Mrs. Doubtfire.
Poi diventare John Keating.
Poteva prestare la voce al Genio di Aladdin e pochi anni dopo interpretare Sean Maguire.
In Risvegli bastava guardarlo negli occhi per dimenticare il comico.
In One Hour Photo poteva invece diventare inquietante proprio togliendo quasi completamente quella vitalità che il pubblico associava a lui.
Definirlo semplicemente “un grande comico” significa raccontarne soltanto metà.
Negli ultimi mesi stava combattendo una malattia che ancora non conosceva
Ricordarlo significa inevitabilmente arrivare anche all’11 agosto 2014.
Williams morì suicida nella sua casa in California. Nei mesi precedenti gli era stato diagnosticato il Parkinson, ma soltanto dopo la morte gli esami rivelarono una diffusa patologia a corpi di Lewy, compatibile con la demenza a corpi di Lewy. Sua moglie Susan Schneider Williams ha successivamente dedicato parte della propria vita alla sensibilizzazione e alla ricerca su questa malattia neurologica.
È un dettaglio importante perché negli anni ha permesso di comprendere meglio ciò che Williams stava attraversando negli ultimi mesi, tra problemi cognitivi, ansia, paranoia e disturbi del movimento.
Ma dodici anni dopo sarebbe triste lasciare che l’ultima parte della sua vita diventasse la prima cosa che ricordiamo di lui.
Robin Williams ha lavorato per quasi quarant’anni e ha lasciato qualcosa di molto più difficile da misurare di una filmografia.
Matt Damon ricorda una battuta.
Matthew Lawrence ricorda una passeggiata con Mrs. Doubtfire.
Lisa Jakub una lettera.
Diane Lane un libro.
Ethan Hawke una lezione su cosa significhi essere un attore.
Forse è questo il motivo per cui dodici anni senza Robin Williams sembrano contemporaneamente tantissimi e pochissimi.
Basta accendere L’attimo fuggente, Mrs. Doubtfire, Jumanji o Will Hunting e quell’energia torna immediatamente sullo schermo.
Qual è il film di Robin Williams al quale siete più legati e qual è la scena che ricordate ancora oggi? Scrivetecelo nei commenti.


