Dolly Parton era già una delle più grandi stelle della musica country quando nel 1980 arrivò al cinema con Dalle 9 alle 5… orario continuato. Non aveva praticamente esperienza da attrice sul grande schermo, ma si ritrovò accanto a due nomi enormi come Jane Fonda e Lily Tomlin e riuscì comunque a non sfigurare. Anzi, quel debutto dimostrò che il suo talento funzionava benissimo anche lontano dal palco.
Il film, diretto da Colin Higgins, racconta la storia di tre donne che lavorano nello stesso ufficio e devono sopportare un capo sessista, arrogante e manipolatore, Franklin Hart Jr., interpretato da Dabney Coleman. Jane Fonda è Judy Bernly, Lily Tomlin interpreta Violet Newstead e Dolly è Doralee Rhodes, una segretaria brillante che viene continuamente molestata dal proprio superiore.
Non proprio un ruolo leggero per una debuttante.
Dolly Parton interpretava Doralee senza sembrare una principiante
Doralee era molto vicina all’immagine pubblica di Dolly: capelli biondi, accento del Sud, ironia e una sicurezza che poteva essere scambiata per semplicità soltanto da chi non la conosceva.
Il personaggio però non era una caricatura.
Hart la tratta come un oggetto, diffonde persino la voce di avere una relazione con lei e sfrutta il proprio ruolo di potere per metterla continuamente a disagio. Doralee cerca di respingerlo mantenendo il controllo, finché la situazione non diventa insostenibile.
Dolly riesce a rendere credibili sia la rabbia sia l’umiliazione senza trasformare la scena in qualcosa di melodrammatico.
Una capacità notevole considerando che quello era il suo primo vero ruolo cinematografico.
Il film parlava di problemi molto meno divertenti di quanto sembrasse
Dalle 9 alle 5… orario continuato è una commedia, ma dietro le gag raccontava un ambiente di lavoro nel quale le donne venivano pagate meno, ignorate nelle promozioni e spesso costrette a sopportare comportamenti che oggi riconosceremmo immediatamente come molestie.
Il personaggio di Franklin Hart concentra parecchi di questi atteggiamenti.
Le tre protagoniste finiscono per ribellarsi e la storia diventa sempre più assurda, con fantasie di vendetta, rapimenti e situazioni grottesche.
Il pubblico però capiva perfettamente da dove arrivasse quella rabbia.
Il film fu anche un grande successo commerciale: costato circa 10 milioni di dollari, incassò più di 100 milioni nel mondo.
Dolly scrisse anche una delle canzoni più famose della sua carriera
Come se debuttare al cinema non fosse abbastanza, Dolly firmò anche 9 to 5, il brano principale della colonna sonora.
La canzone diventò un successo enorme e finì per vivere molto oltre il film.
Dolly ebbe l’idea del ritmo imitando con le unghie acriliche il rumore di una macchina da scrivere. Il brano arrivò al primo posto negli Stati Uniti e le valse anche due Grammy, oltre a una candidatura all’Oscar come miglior canzone originale.
Anche la sua prova da attrice venne riconosciuta: ricevette due candidature ai Golden Globe, una come migliore attrice in una commedia o musical e una come nuova promessa femminile.
Per un debutto, poteva andare decisamente peggio.
Jane Fonda voleva proprio Dolly Parton
La presenza di Dolly non fu un semplice tentativo dello studio di mettere una cantante famosa nel cast.
Jane Fonda, che partecipò anche alla produzione, aveva intuito che il film avrebbe funzionato meglio con tre personalità molto diverse.
Dolly portava qualcosa che né Fonda né Tomlin potevano replicare: quell’apparente leggerezza che permetteva a Doralee di sembrare gentile anche mentre stava per perdere la pazienza.
La chimica tra le tre donne diventò uno dei motivi principali del successo del film.
Dopo la morte di Dolly, sia Jane Fonda sia Lily Tomlin hanno ricordato pubblicamente la loro amica e collega, a distanza di oltre quarantacinque anni da quell’esperienza condivisa.
Da quel film iniziò una seconda carriera
Il successo di Dalle 9 alle 5… orario continuato aprì a Dolly le porte del cinema.
Arrivarono poi altri film, tra cui Il più bel casino del Texas, Rhinestone e soprattutto Fiori d’acciaio, dove interpretò Truvy Jones accanto a Sally Field, Shirley MacLaine, Julia Roberts e ancora una volta dimostrò di poter reggere scene molto più drammatiche.
Non tutti i suoi film ebbero lo stesso successo.
Poco importava.
Dolly aveva ormai dimostrato che non era una cantante prestata al cinema per qualche mese.
Era una performer capace di usare voce, tempi comici, espressioni e personalità davanti a una telecamera con una naturalezza sorprendente.
A rivedere oggi Dalle 9 alle 5… orario continuato, forse la curiosità più bella è proprio questa: stiamo guardando una donna al suo primo film, ma non sembra mai una debuttante.
Tu ricordi Dolly Parton in Dalle 9 alle 5… orario continuato? Secondo te avrebbe meritato una carriera cinematografica ancora più lunga? Scrivilo nei commenti.


