Bastano poche parole di Eros Ramazzotti per rimettere tutto in discussione. Intervistato dal Corriere della Sera, il cantautore romano ha detto la sua su “Per sempre sì”, il brano con cui Sal Da Vinci ha vinto il Festival di Sanremo 2026. E il giudizio non è esattamente un complimento.
«Il pezzo di Sal Da Vinci non è male» – ha esordito Ramazzotti, con quella cautela diplomatica che di solito precede una critica bella e buona. Poi ha continuato: «L’ho capito in questi giorni ascoltando sui social delle cover in varie lingue e con stili diversi: la sua versione ha un arrangiamento rétro, vintage, che non rappresenta il panorama italiano di oggi. C’è musica di spessore maggiore.»
Una frase sola, ma pesante quanto un macigno. Soprattutto perché arriva da qualcuno che Sal Da Vinci lo conosce da decenni: «Lo conosco da quando l’ho invitato in Nazionale cantanti a fine anni Novanta», ha precisato Ramazzotti. Non è un giudizio a freddo, dunque. È il parere di qualcuno che ha seguito la carriera del cantante napoletano da vicino, e che oggi ritiene che la canzone vincitrice di Sanremo non rappresenti il meglio che la musica italiana sa fare.
Non è la prima volta che la vittoria di Sal Da Vinci finisce nel mirino. Nelle ultime settimane il dibattito attorno a “Per sempre sì” si è fatto sempre più rumoroso. Aldo Cazzullo aveva definito il brano una «canzone da matrimonio della camorra», scatenando un battibecco in diretta con Caterina Balivo. Fiorello aveva deciso di rispondere a modo suo, con una parodia del cantante napoletano che aveva fatto il giro dei social. E adesso arriva anche la stoccata di Ramazzotti, con toni più pacati ma con un contenuto altrettanto tagliente.
Il punto che fa più discutere è quello sulle cover. Ramazzotti dice di aver rivalutato – o meglio, di aver capito meglio il problema – proprio ascoltando le versioni della canzone rifatte da altri artisti in altri stili. Quella sensazione che una canzone suoni meglio in una veste diversa da quella originale non è mai un buon segno per chi l’ha incisa. Dice, in sostanza, che il brano ha potenziale, ma che l’arrangiamento scelto da Sal Da Vinci lo ha appiattito, ancorandolo a un’estetica del passato invece di proiettarlo nel presente.
Ramazzotti ha però voluto distinguere tra la vittoria di Sanremo e il resto del Festival. Gli artisti che lo hanno convinto? Sayf, su cui scommette un futuro importante. Serena Brancale, con cui ha addirittura registrato un duetto inedito mai pubblicato. E Marco Masini, che definisce «sempre un gran cantante», riconoscendogli anche il merito di aver fatto «tanto per Fedez».
Ma è sul quadro generale della musica italiana che le parole di Ramazzotti diventano più dure. Secondo lui oggi non è facile scrivere come si faceva fino a qualche anno fa. «Il piattume è generale», dice senza giri di parole, «e comunque una bella canzone non riesce a lasciare la stessa impronta e ad avere la stessa forza di allora.»
Un giudizio che non risparmia nemmeno i concerti. Ramazzotti è attualmente in tour mondiale fino a metà 2027, accompagnato da nove musicisti e tre coriste. E su un punto ci tiene ad essere preciso: «Suoniamo il 98 per cento di quello che si sente, niente basi.» Una scelta artistica che, a suo avviso, non è condivisa da molti colleghi. «Purtroppo vedo che la tendenza generale è quella di andare verso un livello di musica zero. Allora meglio il silenzio», ha concluso.
Parole forti, che fotografano un disagio autentico nei confronti di un’industria musicale che sembra sempre meno disposta a investire nella qualità sonora e sempre più orientata a seguire le mode del momento. E che, nel caso specifico di Sanremo 2026, sollevano una domanda scomoda: ha vinto davvero la canzone migliore?
Tu sei d’accordo con Ramazzotti? “Per sempre sì” meritava di vincere Sanremo oppure c’erano brani più forti? Lascia un commento qui sotto.


