Landman è tornata nella Top 10 di Paramount+ in più di 15 Paesi e, a due anni dal debutto, sembra una delle serie più solide dell’universo televisivo di Taylor Sheridan. Non è poco, perché Sheridan ormai produce serie come se avesse trovato un pozzo di petrolio sotto la scrivania. Tra nuovi progetti, spin-off, western moderni, drammi familiari e thriller muscolari, il rischio di saturazione esiste. Però Landman, almeno finora, ha una qualità rara: non sembra avere un episodio davvero sbagliato.
E questa cosa, per una serie arrivata alla seconda stagione, conta parecchio.
Perché Landman non è una serie “facile” nel senso più commerciale del termine. Non ha dinosauri, supereroi, draghi, multiversi o gente che scopre di essere il prescelto mentre fa colazione. Ha petrolio, affari sporchi, famiglie complicate, uomini stanchi, potere, denaro, pericoli sul lavoro e quella sensazione costante che ogni decisione possa trasformarsi in una catastrofe. Insomma, roba molto Sheridan. Se conosci il suo mondo, sai già che qui nessuno entra in scena per fare il simpatico e uscire pulito.
Il cuore della serie resta Tommy Norris, interpretato da Billy Bob Thornton. E diciamolo: Thornton è uno di quegli attori che sembrano nati per masticare dialoghi duri e sputarli fuori con la faccia di chi ha visto troppe cose, e nessuna particolarmente rassicurante. Tommy è un personaggio che vive sempre sul bordo. Non è il classico eroe. Non è nemmeno il cattivo. È uno che sa come funziona il sistema, ci sta dentro fino al collo e prova a non farsi schiacciare. A volte ci riesce. A volte sembra soltanto rimandare il disastro di cinque minuti.
La forza di Landman sta proprio qui: non cerca di rendere romantico il mondo del petrolio. Lo racconta come un ambiente durissimo, pieno di soldi e di rischi, dove la vita delle persone pesa molto meno dei contratti, delle concessioni e delle pressioni politiche. È un western moderno, ma invece dei cavalli ci sono camion, trivelle, uffici pieni di tensione e campi petroliferi che sembrano posti dove il sole picchia anche quando non lo vedi.
E infatti il paragone con Yellowstone viene naturale, ma Landman ha un’identità tutta sua. Yellowstone raccontava la terra come eredità, sangue, famiglia, possesso. Landman racconta il sottosuolo. Quello che non vedi, ma che muove tutto. Il petrolio diventa quasi una bestia invisibile. Sta lì, sotto i piedi, e tutti provano a prenderne un pezzo. Solo che ogni pezzo costa qualcosa: soldi, salute, relazioni, reputazione, magari anche la vita.
La seconda stagione ha alzato la posta e ha portato Tommy in una posizione ancora più complicata. Dopo il finale esplosivo, la terza stagione dovrebbe ripartire da una situazione molto diversa: Tommy è stato licenziato da Cami, interpretata da Demi Moore, e ora sembra pronto a mettersi in proprio. Non da solo, però. Al suo fianco ci sono il figlio Cooper, interpretato da Jacob Lofland, il padre T.L., interpretato da Sam Elliott, e Rebecca Falcone, la combattiva avvocata interpretata da Kayla Wallace. Tradotto: si prepara una nuova guerra nel petrolio, ma stavolta Tommy non sarà più solo un uomo che risolve problemi per qualcun altro. Proverà a costruire qualcosa di suo.
E questa svolta è interessante perché cambia il motore della serie. Finora Tommy era spesso il parafulmine: quello che arrivava quando tutto stava crollando, quello che doveva parlare con operai, dirigenti, avvocati, criminali, famiglie e gente armata di pessime intenzioni. Ora può diventare un rivale. E conoscendo Sheridan, non sarà una scalata pulita, con strette di mano eleganti e brindisi in ufficio. Più probabile che vedremo tradimenti, accordi pericolosi, minacce e qualche dialogo secco di quelli che sembrano una coltellata data con calma.
Il bello è che Landman non vive solo di trama. Vive di atmosfera. Ogni episodio ha quella polvere addosso, quel senso di fatica, quel rumore di fondo industriale che ti fa capire dove sei anche prima che qualcuno parli. Non è una serie che corre per forza. Si prende il tempo di mostrare i rapporti, le tensioni, le conseguenze. E quando arriva la botta, arriva più forte proprio perché è stata preparata bene.
Poi c’è il cast. Billy Bob Thornton guida tutto con una naturalezza impressionante, ma attorno a lui ci sono presenze fortissime. Demi Moore ha dato a Cami una freddezza elegante, quella di chi sa benissimo che nel potere la gentilezza può essere una decorazione, non una regola. Sam Elliott, anche solo entrando in scena, porta con sé mezzo secolo di immaginario western. È una faccia che racconta più di molte battute. E Jacob Lofland, nei panni di Cooper, rappresenta una nuova generazione che deve capire se può sopravvivere nello stesso mondo dei padri senza diventare uguale a loro.
Taylor Sheridan, nel frattempo, continua a espandere il suo impero. Sta lavorando a nuove serie, nuovi film e persino a un progetto legato a Call of Duty. Ma Landman resta uno dei titoli più interessanti del suo catalogo recente perché non sembra solo un’altra variazione della formula. Ha un tema forte, un protagonista perfetto e un mondo che può reggere molte stagioni, se la scrittura resta così compatta.
Il dato della Top 10 su Paramount+ in più di 15 Paesi dice che il pubblico non l’ha mollata. Anzi, la sta recuperando o riguardando in attesa della terza stagione. E questo è sempre un bel segnale. Perché una serie può fare rumore al debutto, certo. Ma restare nella conversazione dopo due stagioni è un’altra cosa.
Alla fine, Landman funziona perché non prova a piacere a tutti. Non addolcisce il suo mondo, non rende simpatici personaggi che non devono esserlo, non trasforma il petrolio in una scusa elegante per fare melodramma. Ti porta dentro un ambiente sporco, ricco, violento e pieno di contraddizioni. E poi ti lascia lì, a guardare persone che cercano di sopravvivere senza perdere del tutto se stesse.
Se la terza stagione saprà sfruttare davvero la nuova posizione di Tommy, Landman potrebbe diventare una delle serie più riuscite di Sheridan. Per ora, una cosa si può dire: dopo due stagioni, trovare un episodio debole è difficile. E in un panorama pieno di serie che partono forti e poi si sgonfiano, non è un dettaglio.
Secondo te Landman è già una delle migliori serie di Taylor Sheridan o resta ancora dietro a Yellowstone? Scrivilo nei commenti.


