Due persone massacrate nella propria casa, nessun testimone diretto e una figlia assolta dopo uno dei processi più discussi dell’Ottocento. Monster: La storia Lizzie Borden, nuova stagione dell’antologia di Ryan Murphy e Ian Brennan, arriverà su Netflix il 17 settembre e riporterà il pubblico dentro un caso che continua a generare teorie dopo oltre centotrent’anni.
Ella Beatty interpreterà Lizzie Borden, la donna accusata di aver ucciso il padre Andrew e la matrigna Abby a Fall River, nel Massachusetts, il 4 agosto 1892. Charlie Hunnam e Rebecca Hall saranno i due coniugi assassinati, mentre Billie Lourd vestirà i panni di Emma, la sorella maggiore di Lizzie. Vicky Krieps interpreterà Bridget Sullivan, la domestica irlandese presente nella casa durante quella mattina.
Netflix presenta Lizzie come la prima protagonista femminile della saga Monster. La scelta è delicata: Borden venne assolta e il duplice omicidio non è mai stato risolto. La serie potrà proporre una propria ricostruzione, ma non potrà trasformare una teoria in una verità giudiziaria senza alterare la storia.
Chi era Lizzie Borden prima degli omicidi
Lizzie Andrew Borden nacque nel 1860 ed era la seconda figlia di Andrew e Sarah Borden. Perse la madre quando aveva due anni. Il padre sposò successivamente Abby Durfee Gray, che crebbe Lizzie ed Emma senza riuscire a costruire con loro un rapporto completamente sereno.
La famiglia possedeva molto denaro. Andrew aveva investito in banche, fabbriche tessili e proprietà immobiliari, ma conduceva una vita piuttosto austera. I Borden abitavano in Second Street, vicino alla zona commerciale di Fall River, invece di trasferirsi nel quartiere elegante conosciuto come “The Hill”. Lizzie, istruita e attiva nella comunità religiosa, desiderava una posizione sociale più adatta alla ricchezza familiare.
Le tensioni economiche hanno alimentato molte teorie. Andrew era considerato parsimonioso e alcune sue decisioni patrimoniali avevano irritato le figlie. Anche il rapporto con Abby appariva complicato. Lizzie insisteva nel definirla matrigna, come fece anche davanti agli investigatori dopo il delitto.
Nessuno di questi elementi dimostra però che volesse ucciderli. Indica soltanto che la casa raccontata come rispettabile dall’esterno nascondeva risentimenti, rivalità e rapporti familiari meno armoniosi di quanto ci si aspettasse da una famiglia benestante dell’epoca.
Cosa accadde nella casa dei Borden il 4 agosto 1892
Abby Borden venne uccisa per prima nella camera degli ospiti al piano superiore. Fu colpita ripetutamente alla testa con un’arma simile a un’accetta. Circa un’ora e mezza più tardi, Andrew tornò a casa e si sdraiò sul divano del salotto. Anche lui venne colpito al volto e alla testa.
La filastrocca diventata famosa sostiene che Lizzie diede quaranta colpi alla madre e quarantuno al padre. I numeri sono inventati e Abby non era sua madre biologica. Le ricostruzioni parlano di circa diciannove colpi sulla donna e dieci o undici su Andrew.
La brutalità contrastava con l’apparente ordine delle stanze. Non risultavano segni evidenti di rapina, nessuno aveva sentito urla e non venne visto un estraneo entrare o uscire. Emma era fuori città. Bridget Sullivan si trovava nella proprietà e disse di essere andata a riposare nella propria stanza dopo aver lavato le finestre.
Lizzie dichiarò di essere stata nel fienile e di aver trovato il padre morto una volta rientrata. Chiamò Bridget e le chiese di cercare un medico. Il corpo di Abby non era stato ancora scoperto.
Gli investigatori iniziarono presto a dubitare del racconto. Le indicazioni fornite da Lizzie sui suoi spostamenti cambiarono, alcune risposte apparvero contraddittorie e il suo comportamento venne giudicato troppo controllato. Quest’ultima osservazione va trattata con cautela: non esiste una reazione obbligatoria davanti a un trauma, e l’assenza di pianto non costituisce una prova di colpevolezza.
Perché Lizzie Borden venne arrestata
Lizzie fu arrestata l’11 agosto, una settimana dopo gli omicidi. L’accusa possedeva diversi indizi, ma nessun elemento definitivo. Non c’erano testimoni, il presunto abito insanguinato non fu mai trovato e nessuna arma venne collegata in maniera certa alla donna.
Nella cantina furono recuperate asce e accette, compresa una testa d’accetta con il manico spezzato. L’accusa tentò di presentarla come possibile arma del delitto, ma non riuscì a dimostrarlo. Anche l’assenza di sangue sugli abiti di Lizzie rappresentava un problema enorme.
I procuratori arrivarono a ipotizzare che l’assassina potesse essersi spogliata prima di colpire e lavata subito dopo. Era una teoria utile a spiegare la mancanza di macchie, non una ricostruzione sostenuta da prove materiali.
Un altro episodio alimentò i sospetti. Alice Russell, amica di Lizzie, raccontò di averla vista bruciare un vestito alcuni giorni dopo gli omicidi. Lizzie disse che l’abito era macchiato di vernice. Il gesto appariva sospetto, ma non fu possibile dimostrare che sul tessuto ci fosse sangue.
Il processo che divise l’opinione pubblica
Il processo cominciò nel giugno 1893 e si trasformò in uno spettacolo nazionale. Il pubblico era attratto dalla violenza dei delitti, ma anche dall’identità dell’imputata: una donna bianca, protestante, benestante e impegnata nella Chiesa. Molte persone trovavano quasi inconcepibile che una figura del genere potesse commettere un omicidio tanto feroce.
I pregiudizi dell’epoca agirono in direzioni opposte. Alcuni giornali descrivevano Lizzie come fredda e innaturale. Altri sostenevano che una donna della sua classe non avrebbe avuto la forza fisica né la crudeltà necessarie. Le donne non potevano far parte della giuria, composta interamente da uomini, mentre associazioni femminili e suffragiste difesero pubblicamente l’imputata.
La difesa insistette sulla natura circostanziale dell’accusa. Nessuno aveva visto Lizzie colpire le vittime. Mancavano sangue, impronte decisive, un’arma certa e una confessione. Alcune dichiarazioni rese durante l’inchiesta iniziale furono escluse anche perché la donna si trovava in una condizione ambigua, interrogata come sospettata senza avere ancora ricevuto adeguate garanzie.
Il verdetto arrivò il 20 giugno 1893. Dopo meno di due ore, la giuria dichiarò Lizzie Borden non colpevole. Nessun’altra persona venne processata per gli omicidi e il caso rimase irrisolto.
Lizzie uccise davvero Andrew e Abby?
Non esiste una risposta dimostrata. La teoria più conosciuta indica Lizzie come autrice di entrambi gli omicidi, forse spinta da denaro, rabbia familiare o paura di perdere parte dell’eredità. I sostenitori della sua colpevolezza citano le dichiarazioni contraddittorie, il vestito bruciato e la difficoltà di immaginare un estraneo capace di entrare, colpire Abby, nascondersi per oltre un’ora e uccidere Andrew senza essere notato.
Altri ritengono che le prove fossero insufficienti allora e lo siano ancora oggi. Sono stati indicati come possibili responsabili la domestica Bridget, lo zio John Morse, un figlio illegittimo attribuito ad Andrew e vari sconosciuti. Nessuna ipotesi ha trovato una conferma capace di chiudere il caso.
La presunta relazione sentimentale tra Lizzie e Bridget appartiene alle ricostruzioni più recenti e alla narrativa popolare, ma non è sostenuta da prove storiche certe. Netflix sembra intenzionata a inserirla nella propria versione. La sinossi ufficiale parla infatti di una figlia repressa e di una domestica ribelle che cercano rifugio in una fantasia di sesso, potere e vendetta.
Sarà quindi importante distinguere ciò che emerge dai documenti da ciò che la serie costruirà per esigenze drammatiche.
Cosa fece Lizzie dopo l’assoluzione
Lizzie ed Emma usarono l’eredità per acquistare una grande casa proprio nel quartiere The Hill. La chiamarono Maplecroft e iniziarono a condurre la vita agiata che il padre aveva sempre evitato.
L’assoluzione non restituì però a Lizzie la reputazione precedente. Molti abitanti di Fall River continuarono a considerarla responsabile. Venne isolata da parte della comunità e i bambini recitavano la filastrocca davanti alla sua abitazione.
Lizzie, che cominciò a firmarsi Lizbeth, viaggiò, frequentò il teatro e strinse amicizia con l’attrice Nance O’Neil, interpretata nella serie da Jessica Barden. Il rapporto provocò pettegolezzi, ma la sua natura non è mai stata chiarita. Anche Emma lasciò Maplecroft nel 1905 dopo una rottura con la sorella. Le due non tornarono a vivere insieme. Lizzie morì nel 1927 e venne sepolta nella tomba di famiglia accanto ad Andrew e Abby.
La casa dei delitti esiste ancora. È diventata una locanda e un museo dedicato al caso, con camere ricostruite e visite organizzate nei luoghi in cui furono trovati i corpi.
La nuova stagione di Monster dovrà evitare un errore pericoloso
Monster ha spesso attirato critiche per il modo in cui trasforma criminali e casi reali in spettacolo. Lizzie Borden presenta una difficoltà ulteriore: non è una serial killer condannata, ma una donna assolta da un’accusa di duplice omicidio.
Ella Beatty ha spiegato che la stagione affronterà la rabbia femminile, la repressione e la psicologia di una figura diventata quasi mitologica. Il cast comprende interpreti adatti a un dramma familiare cupo, da Rebecca Hall a Vicky Krieps.
La serie potrà scegliere di mostrarci Lizzie come assassina, vittima o figura ambigua. Dovrà però ricordare che il fascino del caso nasce proprio dall’assenza di una soluzione. Dopo più di un secolo, sappiamo come morirono Andrew e Abby Borden. Non sappiamo chi impugnò l’arma.
Guarderai Monster: La storia Lizzie Borden oppure temi che la serie trasformi un mistero irrisolto in una verità costruita per la televisione? Scrivilo nei commenti e raccontaci quale teoria ritieni più credibile.


