Due Spicci è arrivata su Netflix e, per chi ama Zerocalcare, è già una di quelle serie da mettere subito in lista. La nuova miniserie animata riporta in scena il suo mondo fatto di amicizie complicate, conti lasciati in sospeso, ansie adulte, quartieri, debiti, rapporti che cambiano e quella malinconia molto romana che ormai è diventata il suo marchio. Il punto, almeno per me, è un altro: Zerocalcare come autore non mi piace molto per via del suo schieramento politico, e questa cosa mi rende difficile avvicinarmi alla serie con curiosità libera.
Non sto dicendo che Due Spicci sia per forza una serie politica in senso stretto. Anzi, da quello che si capisce, il cuore del racconto sembra più personale che ideologico. Si parla di soldi, responsabilità, amicizie, scelte sbagliate, vita adulta che arriva addosso senza chiedere permesso. Tutti temi molto umani, anche interessanti, perché non serve avere trent’anni precisi o vivere in una certa zona per capire cosa voglia dire sentirsi in ritardo rispetto alla propria vita.
Però Zerocalcare resta Zerocalcare.
E qui nasce il mio blocco.
Lui ha una voce molto forte, riconoscibile, e non ha mai nascosto il suo modo di vedere il mondo. Anzi, una parte del suo pubblico lo ama proprio per questo. Nei suoi fumetti, nelle sue serie e nelle sue prese di posizione pubbliche si sente sempre un certo sguardo politico, una certa sensibilità, una certa appartenenza culturale. Va benissimo, ci mancherebbe. Un autore ha tutto il diritto di avere idee nette e di portarsele dentro le storie.
Il problema è che, da spettatore, io faccio più fatica quando sento un autore troppo schierato. Anche quando la storia non parla direttamente di politica, quella lente resta lì. La percepisci nel modo in cui i personaggi guardano il mondo, nelle battute, nelle priorità, nei nemici simbolici, nei riferimenti. Magari per molti è un valore aggiunto. Per me, invece, rischia di diventare una distanza.
Di cosa parla Due Spicci
La miniserie ruota attorno a Zero e Cinghiale, alle prese con problemi economici, scelte complicate e rapporti che non sono più semplici come una volta. Il titolo, Due Spicci, richiama subito i soldi, ma non solo quelli. Parla anche dei debiti emotivi, delle cose che lasciamo indietro, dei conti che prima o poi qualcuno viene a presentarci.
È un tema forte, perché tutti abbiamo qualche “buffo” da sistemare. Non per forza economico. Magari una telefonata rimandata, un’amicizia trascurata, una promessa fatta male, un pezzo di vita che pensavamo di poter ignorare e invece torna a bussare.
Da questo punto di vista, la serie potrebbe anche interessarmi. Zerocalcare sa raccontare bene certi disagi quotidiani. Sa usare l’ironia per parlare di cose pesanti senza renderle insopportabili. Ha un ritmo tutto suo, un linguaggio immediato, personaggi che sembrano uscire da conversazioni vere, anche quando sono deformati dalla sua fantasia.
E infatti capisco perché piaccia così tanto.
Il mio problema non è la serie, è l’autore
La cosa che voglio chiarire è questa: non sto bocciando Due Spicci senza averla vista. Non avrebbe senso. Sto dicendo che io parto prevenuto, e almeno me ne rendo conto. Non per la qualità tecnica, non per l’animazione, non per il tipo di racconto. Il mio problema è proprio con Zerocalcare come figura pubblica e culturale.
Il suo schieramento politico mi pesa. Non perché un artista debba essere neutro a tutti i costi. Sarebbe pure una pretesa ingenua. Però quando sento che un autore è molto posizionato, faccio fatica a immergermi nella storia senza pensare a tutto quello che rappresenta fuori dalla storia.
E magari è un limite mio. Anzi, probabilmente lo è in parte.
Però succede. Così come ci sono attori, registi o cantanti che ti stanno simpatici e quindi li segui con più disponibilità, ce ne sono altri che ti tengono a distanza prima ancora di iniziare. Zerocalcare, per me, rientra in questa seconda categoria.
Si può guardare una serie separandola da chi l’ha creata?
Questa è la domanda vera. Possiamo vedere Due Spicci solo per quello che racconta, lasciando fuori le idee pubbliche del suo autore? Qualcuno ci riesce senza problemi. Qualcun altro no.
Io, sinceramente, non so se ci riuscirò. Magari la serie è più intima, più universale e meno “marcata” di quanto mi aspetti. Magari mi sorprende. Magari, dopo due episodi, mi ritrovo a pensare che certe resistenze erano più mie che della serie. Però il freno iniziale resta.
E penso che molti spettatori vivano lo stesso meccanismo, anche se magari non lo dicono. Ci sono autori che ami prima ancora del titolo nuovo. E autori che, per storia personale, idee, dichiarazioni o immaginario, ti fanno partire già con il piede sul freno.
Con Zerocalcare succede proprio questo.
Due Spicci è su Netflix, ha una base di fan enorme e probabilmente farà discutere parecchio. Chi ama il suo mondo la guarderà subito. Chi non lo ama, come me, magari ci penserà due volte. Non perché la serie sia per forza sbagliata, ma perché l’autore, a volte, arriva prima dell’opera.
E tu cosa ne pensi? Riesci a guardare una serie separandola dalle idee politiche del suo autore, oppure anche per te lo schieramento di Zerocalcare rende più difficile avvicinarti a Due Spicci? Scrivilo nei commenti.


