Quando pensi a Dune: Parte 2, il kolossal di fantascienza di Denis Villeneuve che ha dominato il box office mondiale nel 2024 e che ora sta spopolando su Netflix, ti immagini deserti infiniti, vermi giganti, battaglie spaziali e pianeti alieni. L’ultima cosa che ti aspetteresti è che una delle location più importanti del film sia una tomba in Veneto, costruita nel 1970 da uno dei più grandi architetti italiani del Novecento. Eppure è esattamente quello che è successo.
Il Memoriale Brion ad Altivole, in provincia di Treviso, opera straordinaria dell’architetto Carlo Scarpa, è diventato il set di alcune scene fondamentali di Dune 2. E quando Patrice Vermette, lo scenografo premio Oscar del film, l’ha visto per la prima volta, ha pianto. Non è uno scherzo, non è un’esagerazione: l’ha raccontato lui stesso durante un collegamento dal Canada con il cinema di Montebelluna, dove si è tenuto l’evento “Dune Part 2 the Italy Shoot” per celebrare le riprese italiane.
“È stato un grande onore poter visitare e lavorare presso il Memoriale Brion”, ha detto Vermette con la voce ancora commossa. “I lavori architettonici di Carlo Scarpa sono stati per me fonte di ispirazione per il primo capitolo della saga, quindi ci è sembrato perfetto includere il Memoriale nel secondo film”. Quando l’ho visto ho pianto, ha ammesso lo scenografo, rivelando quanto quell’architettura lo avesse toccato profondamente.
Un capolavoro di architettura che diventa un pianeta alieno
Ma cosa diavolo ci fa una tomba veneta del 1970 in un film ambientato migliaia di anni nel futuro su pianeti desertici e mondi alieni? La risposta sta nel genio visionario di Carlo Scarpa e nella capacità di Denis Villeneuve di riconoscere la bellezza quando la vede.
Il Memoriale Brion è un complesso funerario privato costruito tra il 1969 e il 1978 nella frazione di San Vito ad Altivole. È considerato uno dei capolavori assoluti dell’architettura italiana del Novecento, un luogo dove cemento, acqua, geometrie e luce si fondono in una composizione che sembra appartenere a un altro mondo. E tecnicamente, grazie a Dune 2, ora appartiene davvero a un altro mondo.
Le forme geometriche astratte, i giochi di luce e ombra, le superfici in cemento che sembrano scolpite piuttosto che costruite: tutto nel Memoriale Brion ha quella qualità atemporale e aliena che Villeneuve cercava per rappresentare l’architettura dell’universo di Dune. Non è un caso che Vermette abbia confessato di essersi ispirato a Scarpa già per il primo film. Quando è arrivato il momento di girare il secondo capitolo, includere fisicamente il Memoriale nel film è diventato inevitabile.
Le riprese sono iniziate ufficialmente nel luglio 2022, con la troupe di produzione americana assistita da Eagle Pictures per la parte italiana. Roberto Astuni della Vicenza Film Commission si è occupato del supporto logistico sul territorio, coordinando un’operazione che doveva essere estremamente delicata: si stava filmando in un mausoleo privato, un luogo di memoria e arte che richiedeva il massimo rispetto.
L’effetto Dune: +50% di visitatori e turismo consapevole
E poi è successo quello che nessuno si aspettava, ma che tutti speravano: il Memoriale Brion è esploso. Secondo i dati diffusi durante l’evento al Cinema Italia Eden di Montebelluna, nel 2023 il complesso funerario ha registrato 27.500 visitatori. Un numero straordinario per un mausoleo privato che fino a pochi anni prima era conosciuto principalmente dagli appassionati di architettura e dagli studenti di design.
Ma la vera bomba è arrivata nel 2024: nei primi mesi dell’anno, dopo l’uscita di Dune 2 nelle sale italiane a febbraio, i visitatori sono aumentati del 50%. Cinquanta percento. Significa che migliaia di persone che probabilmente non avevano mai sentito parlare di Carlo Scarpa o del Memoriale Brion hanno deciso di fare un viaggio in provincia di Treviso per vedere dal vivo il posto dove è stato girato il loro film di fantascienza preferito.
Ma qui arriva la parte ancora più bella: non è stato turismo mordi e fuggi. Come ha spiegato Marco Di Luccio, Direttore dei beni FAI-Fondo Ambiente Italiano: “Non stiamo facendo esperienza di un turismo mordi e fuggi per la notorietà del film, ma di un turismo consapevole che apprezza l’opera di Scarpa. Il Memoriale è apprezzato da un pubblico così vasto grazie all’universalità dei suoi codici, e il film Dune ne è la prova: il mausoleo trova un senso anche in quel contesto fantascientifico”.
Tradotto: la gente non arriva, scatta una foto e se ne va. Arriva, si ferma, esplora, capisce, apprezza. Il Comune di Altivole ha organizzato visite guidate approfondite per tutte le tipologie di pubblico, dagli appassionati agli esperti di architettura, tenute da volontari e specialisti. L’assessore alla cultura ha confermato che si tratta di un progetto di marketing territoriale pluriennale sostenuto dalla Regione Veneto, e Dune 2 si è inserito perfettamente in questa strategia.
Austin Butler, i denti neri e l’ossessione di Villeneuve
Ma torniamo al film vero e proprio, perché Dune: Parte 2 non è solo location spettacolari. È anche un concentrato di curiosità pazzesche che dimostrano fino a che punto Denis Villeneuve e il suo cast siano andati per creare questo kolossal.
Partiamo da Austin Butler, che interpreta Feyd-Rautha Harkonnen, il nipote psicopatico del Barone e uno dei villain più inquietanti mai visti al cinema. Butler non aveva un capello in testa (nemmeno le sopracciglia), la pelle pallida come la morte, e denti completamente neri e lucidi come se facesse gargarismi con il catrame invece che con il collutorio.
Rebecca Ferguson, che interpreta Lady Jessica, ha raccontato la sua prima reazione vedendo Butler sul set: “Sono stati i denti neri a colpirmi”. E aveva ragione di essere colpita, perché quei denti non erano solo un effetto speciale: rappresentavano ore e ore di trucco quotidiano. Butler passava 3 ore ogni giorno nella sedia del truccatore per applicare la calotta cranica che copriva la sua testa fino alle palpebre, nascondendo ogni traccia di capelli e sopracciglia.
“Guarda l’attenzione ai dettagli su quella calotta cranica, con una vena che ci corre attraverso”, ha detto Butler in un’intervista. “È un’opera d’arte”. E lo era davvero: il trucco di Stellan Skarsgård per trasformarsi nel Barone Harkonnen richiedeva addirittura 8 ore al giorno. Otto ore di applicazione di protesi, trucco, costume. Ogni singolo giorno di riprese.
Le scene in bianco e nero che non potranno mai essere a colori
E poi c’è Giedi Prime, il pianeta natale degli Harkonnen, che Villeneuve ha deciso di rappresentare in bianco e nero assoluto. Non è un filtro applicato in post-produzione, non è un effetto digitale che si può rimuovere. È una scelta tecnica irreversibile: il direttore della fotografia Greig Fraser ha usato telecamere a infrarossi per girare tutte le scene sul pianeta Harkonnen.
Questo significa che quelle scene non potranno mai essere ricolorate. Mai. È una decisione definitiva, un atto di fede artistica che va contro ogni logica di studio hollywoodiano moderno, dove tutto viene girato pensando a versioni alternative, director’s cut, edizioni speciali. Villeneuve ha detto: “Queste scene devono essere in bianco e nero perché Giedi Prime ha un sole nero”, e ha usato una tecnologia che rendesse impossibile tornare indietro.
Il risultato? Le scene più memorabili del film. La sequenza dell’arena gladiatoria dove Feyd-Rautha combatte contro i prigionieri Atreides drogati è un capolavoro visivo che sembra uscito da un incubo in bianco e nero. Fraser ha spiegato che l’uso dell’infrarosso era rischioso ma necessario: “Cattura il mondo plastico del pianeta Harkonnen e mostra come la luce del loro sole nero influenza la psiche del popolo di Giedi Prime. Doveva sembrare una cultura brutale e primitiva”.
L’allenamento estremo di Austin Butler (fino al vomito)
Ma torniamo a Butler, perché la trasformazione fisica per interpretare Feyd-Rautha è stata folle. L’attore ha lavorato con un ex Navy SEAL per mettere su tra i 11 e i 16 chili di puro muscolo. E quando gli hanno chiesto se il primo giorno di allenamento fosse stato facile, Butler ha riso: “Il primo giorno è stato quasi il più brutale, perché lui sta vedendo qual è il tuo limite e ti spinge oltre. Non puoi fingere che il tuo limite sia davvero basso?”
E poi ha aggiunto: “Io ho questa competizione con me stesso, quindi continuo ad andare avanti finché non vomito, e allora il limite è fissato lì, e poi lui cerca di spingerti oltre ogni volta”. Sì, avete letto bene: allenamento fino al vomito. Ogni giorno. Per mesi.
Oltre all’allenamento con il Navy SEAL, Butler ha lavorato con un istruttore di kali, l’arte marziale filippina specializzata nel combattimento con le lame, per mesi prima ancora di arrivare in Ungheria dove si sono svolte la maggior parte delle riprese. Il risultato è evidente in ogni scena di combattimento: Feyd-Rautha si muove come un predatore, letale e ipnotico.
La voce di Feyd-Rautha (e il bacio improvvisato)
Ma la trasformazione di Butler non era solo fisica. La voce di Feyd-Rautha è stata completamente costruita per imitare quella del Barone Harkonnen interpretato da Stellan Skarsgård. Butler ha lavorato con il coach dialettale Tim Monich per copiare esattamente l’accento e l’intonazione dello zio, creando un collegamento sonoro tra i due personaggi che aggiunge una dimensione tragica al personaggio.
“Molto rapidamente ho pensato che la sua voce dovesse essere diversa dalla mia in qualche modo”, ha spiegato Butler. “Poi mi è venuto in mente che sarebbe cresciuto con il Barone, e il Barone è quello che ha più potere, e come assorbiamo per osmosi i tratti di tutte quelle persone con cui cresciamo, ma in particolare quelli che ammiriamo in qualche modo”.
Il risultato è una voce gutturale, minacciosa, che suona esattamente come una versione più giovane e mobile del Barone. E parlando di connessione con lo zio: Butler ha improvvisato la scena in cui Feyd-Rautha bacia il Barone Harkonnen. Sì, quella scena inquietante in cui il nipote bacia lo zio sulla bocca? Non era nella sceneggiatura. Butler l’ha fatto spontaneamente sul set, e Villeneuve ha deciso di tenerla perché mostrava perfettamente la devozione malata e distorta di Feyd-Rautha verso il suo mentore.
Gli Harkonnen sono cannibali (ma non nel libro)
E già che parliamo di cose inquietanti che Villeneuve ha aggiunto al film: le donne cannibali di Feyd-Rautha non esistono nel libro di Frank Herbert. Zero. Nel romanzo originale non c’è nessun riferimento agli Harkonnen come cannibali. Villeneuve ha inventato l’harem di donne cannibali che Feyd-Rautha tiene nei suoi appartamenti per mostrare quanto profondamente mostruosa e depravata sia la cultura Harkonnen.
Nella scena in cui Feyd-Rautha uccide casualmente due schiave e dice al suo armaiolo “Il bilanciamento è buono, ma la punta dovrebbe essere più affilata”, poi ordina: “Portate il corpo nei miei appartamenti. Le mie care hanno fame, non c’era cibo durante il viaggio“. Le “care” sono le sue donne cannibali che si nutrono letteralmente dei suoi nemici.
È un dettaglio raccapricciante che non viene spiegato, non viene giustificato, viene solo mostrato di sfuggita. E questo lo rende ancora più disturbante. Villeneuve voleva che il cannibalismo non fosse praticato da tutti gli Harkonnen, ma solo dall’élite più depravata, come una sorta di dimostrazione estrema di potere e disprezzo per la vita umana.
Timothée e Florence si sposano di nuovo (dopo Piccole Donne)
Una curiosità più leggera: Dune 2 è il secondo film in cui un personaggio di Timothée Chalamet propone matrimonio a un personaggio di Florence Pugh. Era già successo in Piccole Donne (2019), dove Laurie chiedeva la mano di Amy March. In Dune 2, Paul Atreides offre in sposa la Principessa Irulan come parte della sua ascesa al potere.
I fan hanno adorato questa coincidenza, creando meme e compilation delle due scene di proposta. Chalamet e Pugh hanno un’alchimia naturale sullo schermo, anche se in Dune 2 i loro personaggi condividono pochissime scene insieme: Irulan è più una figura politica che un interesse romantico per Paul, il cui cuore appartiene a Chani (Zendaya).
La versione da 4 ore che non vedremo mai
Denis Villeneuve ha dichiarato che la versione originale del film durava 4 ore, ma è stato lui stesso, non lo studio, a tagliare le sezioni che riteneva inutili. Ha specificato che quella uscita al cinema (166 minuti, quasi 3 ore) è la versione definitiva del film e che le scene eliminate non saranno mai pubblicate.
Tra queste scene tagliate ci sono quelle con Stephen McKinley Henderson (che sarebbe tornato nei panni di Thufir Hawat dal primo film) e Tim Blake Nelson (che secondo le fonti avrebbe interpretato il Conte Hasimir Fenring). Entrambi gli attori hanno girato le loro scene, ma Villeneuve ha deciso che non servivano alla narrazione e le ha eliminate. Hanno ricevuto un “ringraziamento speciale” nei titoli di coda, ma i loro personaggi non appaiono nel montaggio finale.
Questo è Villeneuve: un regista che gira 4 ore di materiale e poi ha il coraggio di tagliare un’ora e mezza senza pietà, mantenendo solo quello che serve alla storia. Hollywood moderna di solito farebbe il contrario: girerebbe 2 ore e poi lo studio chiederebbe di tagliare a 90 minuti per fare più proiezioni al giorno.
Hans Zimmer e la colonna sonora scritta prima della sceneggiatura
E poi c’è Hans Zimmer, che ha vinto il suo secondo Oscar per la colonna sonora di Dune Parte 1 ed è tornato per il sequel. Ma la cosa pazzesca è che Zimmer ha composto musiche specifiche per aiutare Villeneuve a scrivere la sceneggiatura. Non stava componendo per scene già girate o già scritte: stava creando musica per ispirare il processo creativo del regista.
Villeneuve ascoltava le composizioni di Zimmer mentre scriveva la sceneggiatura con Jon Spaihts, lasciando che i suoni epici e tribali di Arrakis influenzassero il ritmo e il tono delle scene. È un processo creativo completamente rovesciato rispetto al normale, dove la musica è l’ultima cosa che viene aggiunta. Qui la musica è venuta prima, plasmando la narrazione stessa.
Denis Villeneuve: 43 anni per realizzare il suo sogno
E per finire, la storia più bella: Denis Villeneuve ha iniziato a disegnare storyboard per Dune quando aveva 13 anni. Nel 1980, un ragazzino canadese che sognava di fare il regista passava il suo tempo libero a immaginare come portare sullo schermo il romanzo impossibile di Frank Herbert.
Ci sono voluti 43 anni per realizzare quel sogno. 43 anni durante i quali ha visto David Lynch provare e ottenere risultati misti nel 1984. Ha visto Alejandro Jodorowsky fallire ancora prima di iniziare con il suo leggendario progetto abortito negli anni ’70 (documentato nel film “Jodorowsky’s Dune”). Ha aspettato, ha studiato, ha fatto altri film, ha affinato il suo mestiere.
E quando finalmente è arrivato il suo momento, ha fatto quello che Lynch e Jodorowsky non erano riusciti a fare: ha adattato Dune in modo che funzionasse, che fosse sia fedele allo spirito del libro che cinematicamente potente. Ha vinto la sua scommessa impossibile.
“La sua biografia dirà che Denis Villeneuve ha passato gli ultimi tre anni a lavorare a Dune: Parte 2”, ha scritto un critico, “ma la verità è che non ha mai smesso di lavorarci da quando aveva tredici anni”. E si vede. Si vede in ogni fotogramma, in ogni scelta visiva, in ogni dettaglio maniacale. Questo è il film di una vita, letteralmente.
E tu, hai già visto Dune: Parte 2 su Netflix? Sapevi che una scena del film è stata girata in una tomba in Veneto che ha fatto piangere lo scenografo premio Oscar? Hai notato le scene in bianco e nero girate con telecamere a infrarossi? E cosa ne pensi della trasformazione di Austin Butler con quei denti neri terrificanti? Raccontaci la tua nei commenti.


