Le aspettative intorno a Dune: Parte Tre stanno crescendo giorno dopo giorno, e questa volta a parlare è direttamente Timothée Chalamet. L’attore, che interpreta Paul Atreides, ha raccontato che il terzo capitolo della saga sarà il più inquietante dell’intera trilogia diretta da Denis Villeneuve. Una dichiarazione che incuriosisce, soprattutto considerando il percorso già intenso e oscuro visto nei primi due film.
Il film arriverà al cinema nel dicembre 2026 e rappresenterà, con ogni probabilità, l’ultimo capitolo della saga firmata da Villeneuve. Chalamet ha parlato del progetto durante una recente intervvista realizzata insieme a Matthew McConaughey, spiegando che il tono di questa nuova parte sarà molto diverso da quello a cui il pubblico si è abituato finora. Non si tratta di un semplice proseguimento, ma di un vero salto emotivo e narrativo.
Secondo l’attore, quello che si inizia a intravedere alla fine di Dune: Parte Due trova piena espressione proprio nel terzo film. Paul Atreides non è più soltanto un giovane eroe in formazione. È un personaggio che entra in una fase più complessa, più cupa, più difficile da leggere. Chalamet ha citato alcune interpretazioni iconiche del cinema come fonte di ispirazione, parlando di personaggi intensi e tormentati che hanno segnato la storia del grande schermo. Poi però si è fermato, correggendosi, quasi a voler abbassare i toni e mantenere un certo riserbo. Ha chiarito che non vuole paragonarsi a quei giganti, ma che quelle interpretazioni lo hanno aiutato a trovare una direzione.
Un’altra figura fondamentale per lui è stata Oscar Isaac, che nel primo film ha interpretato Leto Atreides, il padre di Paul. Chalamet ha raccontato di quanto lo abbia colpito il suo approccio, definendolo quasi shakespeariano, intenso e privo di paura. Isaac lo ha spinto a osare di più, a prendersi libertà che all’inizio sembravano difficili. Nei primi giorni sul set di Dune, Chalamet si sentiva spaesato. Veniva da film molto più intimi e realistici, come Chiamami col tuo nome o Beautiful Boy, e trovarsi improvvisamente dentro un universo così enorme e futuristico lo metteva soggezione.
Nel terzo film, però, le cose sono cambiate. L’attore ha spiegato che ora sente di avere un controllo diverso sul personaggio e sul mondo che lo circonda. Questa sicurezza ha permesso di spingersi oltre, di esplorare lati più estremi e meno rassicuranti di Paul Atreides. È anche per questo che definisce Dune: Parte Tre come il capitolo più inquietante. Non perché punti sull’orrore, ma perché affronta trasformazioni profonde, interiori, che mettono a disagio chi guarda.
Chalamet ha parlato anche dell’aspetto tecnico del film, soffermandosi su alcuni dettagli legati alla tecnologia fantascientifica. Ha ricordato una scena con l’ornitottero già vista nel primo film, spiegando che nel terzo capitolo ha potuto affrontarla con una preparazione completamente diversa. Questa volta ha studiato in anticipo ogni comando, ogni movimento, ogni reazione. Un segno di quanto si sentisse coinvolto e responsabile in questa fase finale del percorso.
C’è poi un elemento molto personale che emerge dalle sue parole. Chalamet sapeva che questa sarebbe stata l’ultima volta in un film di Dune. E questo ha cambiato tutto. Ha raccontato di aver vissuto ogni scena come qualcosa di sacro, di irripetibile. Invece di rilassarsi o sentirsi appagato, ha scelto di essere ancora più concentrato. Non voleva adagiarsi, voleva dare tutto. Questo atteggiamento, secondo lui, si riflette direttamente sullo schermo.
Il terzo film è tratto dal romanzo Dune: Messiah di Frank Herbert, un libro che già sulla carta presenta toni più duri e meno eroici rispetto al primo capitolo della saga letteraria. È una storia che mette in discussione il mito del salvatore, che mostra le conseguenze del potere e delle scelte compiute. Villeneuve e Chalamet sembrano intenzionati a rispettare questo spirito, senza addolcirlo.
Per chi ha seguito il viaggio di Paul Atreides fin dall’inizio, Dune: Parte Tre si preannuncia come un’esperienza diversa, forse più scomoda, ma anche più profonda. Non è il film della conquista, ma quello delle conseguenze. Ed è proprio questo che lo rende così atteso.
Ora la curiosità è alle stelle. Se davvero questo capitolo sarà il più inquietante, potrebbe essere anche il più memorabile. E forse il più divisivo.
Tu cosa ti aspetti da Dune: Parte Tre? Sei pronto a vedere un Paul Atreides ancora più oscuro? Scrivilo nei commenti e dimmi la tua.


