Dwayne Johnson si è presentato al Met Gala 2026 con uno smoking nero firmato Thom Browne e una gonna a pieghe abbinata, mano nella mano con la moglie Lauren Hashian. E sì, la foto ha fatto subito il giro del web, perché quando uno come The Rock, ex wrestler, muscoli da action figure e carriera costruita anche sull’immagine dell’uomo granitico, arriva sul red carpet con una gonna, la conversazione parte da sola. Il punto, però, è che Johnson non l’ha trattata come una provocazione. L’ha spiegata richiamando le sue origini polinesiane e il lavalava, indumento tradizionale maschile in diverse culture del Pacifico.
Il look era tutto tranne che improvvisato. Thom Browne ha costruito per lui un completo su misura con frac nero in mohair, camicia bianca, gilet, papillon e una gonna plissettata coordinata. Secondo GQ, l’abito ha richiesto più di 2.000 ore di lavoro e il coinvolgimento di 50 artigiani, con dettagli in nastri di seta pieghettati pensati per richiamare una colonna vertebrale. Non esattamente una gonna presa al volo dall’armadio, ecco.
Quando gli hanno chiesto come si sentisse a indossarla, Johnson ha risposto con grande tranquillità. Ha raccontato che, quando il team di Thom Browne gli ha mostrato i bozzetti, qualcuno si è chiesto se “Deej” sarebbe stato a suo agio con una gonna a pieghe. Lui ha risposto ricordando che nella cultura polinesiana gli uomini indossano il lavalava, e che gli uomini più virili possono portare gonne senza che questo metta in crisi nessuno. Una frase semplice, ma abbastanza efficace per smontare tutto il teatrino del “ma allora non è maschile”.
E la cosa divertente è che parliamo di Dwayne Johnson. Cioè, non proprio uno che deve dimostrare qualcosa sul piano della forza fisica o dell’immagine virile. È stato una superstar della WWE, ha dominato blockbuster pieni di inseguimenti, esplosioni, muscoli lucidi e sguardi da “ci penso io”. Se anche lui deve chiedere il permesso per indossare una gonna, allora siamo messi male.
Il suo arrivo al Met Gala aveva anche un peso simbolico perché era il suo debutto all’evento. People ha riportato che Johnson e Lauren Hashian hanno partecipato per la prima volta insieme alla serata, entrambi vestiti Thom Browne. Lei con un abito bianco, lui con questo completo nero che ha attirato buona parte dell’attenzione. E no, non solo per la gonna: Johnson indossava anche un orologio Jacob & Co. Billionaire III tempestato di diamanti, valutato in diversi milioni di dollari. Sobrio come un lampadario in un bunker, ma al Met Gala funziona così.
Il tema del Met Gala 2026 era Costume Art, dedicato al rapporto tra abito e corpo umano. In questo senso, la scelta di Johnson non è stata un capriccio da red carpet. Il suo corpo è parte del discorso. Per anni Hollywood l’ha venduto come montagna umana, come eroe fisico, come uomo che sfonda porte e risolve problemi con le braccia. Metterlo dentro un abito che gioca con la sartoria, con la gonna e con riferimenti culturali polinesiani significa spostare l’immagine. Non cancellarla. Renderla meno prevedibile.
E qui torna un tema su cui Johnson ha già parlato di recente: la mascolinità. Alla CinemaCon 2026, durante la promozione del live-action Disney di Oceania, dove tornerà nei panni di Maui, l’attore ha detto che la vera mascolinità consiste anche nel sostenere e dare forza alle donne della propria vita. Nel film, ha ricordato, l’eroina non è una principessa da salvare, ma una guerriera. E il ruolo di Maui è accompagnarla, non oscurarla.
Detta così può sembrare la classica frase da palco promozionale. Però, messa accanto al look del Met Gala, assume un senso più concreto. Johnson sta cercando di allargare l’immagine pubblica che lo accompagna da decenni. Non più solo il gigante muscoloso, sorridente e invincibile. Anche un uomo che può giocare con la moda, citare le proprie radici, prendersi qualche rischio estetico e dire: “Tranquilli, non crolla il mondo”.
Poi, certo, sui social qualcuno avrà storto il naso. Succede sempre. Basta che un uomo famoso indossi qualcosa fuori dalla divisa classica giacca-pantalone e parte il piccolo tribunale digitale. Ma proprio per questo il gesto funziona. Perché Johnson non ha scelto un look fragile o difensivo. È entrato sul red carpet con la sicurezza di chi sa benissimo chi è. E forse è questa la parte più interessante: non sembrava travestito. Sembrava a suo agio.
Nel frattempo, la carriera di The Rock continua a muoversi tra grandi franchise e progetti molto visibili. Lo vedremo nel live-action di Oceania, tornerà nel mondo di Jumanji e dovrebbe rientrare anche nell’ultimo capitolo di Fast & Furious. Insomma, il pubblico continuerà a vederlo in ruoli enormi, popolari, muscolari. Però questo passaggio al Met Gala racconta un’altra sfumatura del personaggio pubblico Dwayne Johnson.
La gonna, alla fine, è solo una gonna. Ma su quel corpo, con quella storia e davanti a quel pubblico, diventa una dichiarazione. Non aggressiva. Non scandalistica. Più semplice: la mascolinità non è un pantalone obbligatorio.
Tu cosa ne pensi del look di Dwayne Johnson al Met Gala? Scrivilo nei commenti e dimmi se ti è sembrata una scelta elegante, coraggiosa o solo una trovata da red carpet.


