Dwayne “The Rock” Johnson, l’uomo che sembrava indistruttibile tra ring e set cinematografici, si è sciolto in lacrime davanti alle telecamere del Festival di Venezia dopo aver ricevuto una standing ovation di 15 minuti per “The Smashing Machine”. Il muscolo d’acciaio di Hollywood ha mostrato la sua vulnerabilità umana mentre il pubblico della Mostra del Cinema applaudiva senza sosta la sua interpretazione di Mark Kerr, leggendario fighter di arti marziali miste afflitto da dipendenze e problemi personali.
La performance emotiva di Johnson segna la seconda standing ovation da record di questa edizione veneziana, dopo quella di 13-15 minuti tributata a “Frankenstein” di Guillermo del Toro con Oscar Isaac e Jacob Elordi. Evidentemente quest’anno la Mostra ha deciso di battere tutti i record di applausi interminabili, trasformando il Lido in una sorta di maratona dell’ovazione che fa quasi tenerezza per la sua prevedibilità.
Il film diretto da Benny Safdie, uno dei fratelli dietro il capolavoro “Diamanti grezzi”, rappresenta una svolta radicale nella carriera dell’ex wrestler. Johnson ha abbandonato i muscoli gonfiati e le battute da action hero per interpretare un uomo spezzato dalla violenza dello sport e dalle sue dipendenze, dimostrando finalmente di possedere registri attoriali che vanno oltre il sorriso smagliante e i bicipiti ipertrofici.
Per il pubblico italiano, abituato a vedere The Rock nelle vesti dell’eroe indistruttibile di “Fast & Furious” o “Jumanji”, questa trasformazione rappresenta una sorpresa non da poco. Vedere l’attore più pagato del 2024 secondo Forbes piangere davanti a una platea elegante del Lido di Venezia ha qualcosa di surreale e commovente allo stesso tempo.
L’evoluzione artistica di un gigante del box office
La scelta di interpretare Mark Kerr non è casuale: Johnson ha dichiarato a Variety di essere “a un punto della carriera in cui voglio di più. E non intendo più incassi al botteghino. Intendo più umanità”. Una dichiarazione che suona quasi come una confessione pubblica dopo anni di blockbuster miliardari ma artisticamente vuoti.
Il trailer rilasciato ad aprile aveva già fatto scalpore mostrando Johnson praticamente irriconoscibile nei panni del fighter tormentato. La trasformazione fisica e interpretativa dell’attore ha richiesto un impegno totale che evidentemente ha colpito nel segno, considerando la reazione emotiva del pubblico veneziano.
Emily Blunt affianca Johnson nel ruolo di Dawn Staples, l’allora moglie di Kerr, in quella che si preannuncia come una delle partnership attoriali più interessanti dell’anno. La chimica tra i due attori, già apprezzata in “Jungle Cruise”, trova qui un terreno molto più drammatico e maturo su cui esprimersi.
Il prezzo umano del successo sportivo
“The Smashing Machine” arriva nelle sale italiane il 3 ottobre distribuito da A24, la casa di produzione che ha fatto dell’originalità e della qualità artistica il proprio marchio distintivo. Non si tratta quindi del solito blockbuster estivo ma di un drama impegnato che punta tutto sulla profondità psicologica dei personaggi.
La storia di Mark Kerr riflette il lato oscuro dello sport professionistico, quello che spesso rimane nascosto dietro le luci dei riflettori e i milioni di dollari. Un tema che risuona di particolare attualità in un’epoca in cui sempre più atleti parlano apertamente di salute mentale e delle pressioni psicologiche del successo.
Johnson stesso conosce bene questo mondo, avendo iniziato la carriera nel wrestling WWE prima di diventare una delle star più bankable di Hollywood. Il ritorno alle origini attraverso questo ruolo assume quindi i contorni di un viaggio personale oltre che professionale.
I numeri da capogiro di una carriera stratosferica
Forbes ha incoronato Johnson come l’attore più pagato del 2024 con guadagni lordi di 103 milioni di dollari, grazie principalmente agli accordi con Netflix per “Red One” e alla percentuale sui profitti di “Oceania 2” della Disney. Cifre che rendono ancora più significativa la sua scelta di dedicarsi a un progetto artisticamente ambizioso come “The Smashing Machine”.
La presenza continua di Johnson nel mondo del wrestling, dove ora siede nel consiglio di amministrazione del gruppo TKO che possiede la WWE, dimostra come non abbia mai reciso i legami con le proprie origini. Il ritorno a febbraio in “WWE Smackdown” nei panni di The Rock, con tanto di ingresso sulle note di Lil Wayne, ha confermato il suo status di icona trasversale.
Ma è proprio questo equilibrio tra successo commerciale e ricerca artistica che rende interessante la fase attuale della carriera di Johnson. L’attore sembra aver capito che per lasciare un’eredità duratura nel cinema serve qualcosa di più dei semplici incassi miliardari.
Venezia conferma il cambio di rotta
La reazione del pubblico veneziano conferma che Johnson ha imboccato la strada giusta. In un festival che premia tradizionalmente la ricerca artistica e l’innovazione cinematografica, ricevere una standing ovation di 15 minuti significa aver conquistato una credibilità che va ben oltre il semplice star power.
Il pianto dell’attore durante gli applausi non è stato solo emozione del momento, ma il riconoscimento pubblico di un percorso di crescita artistica che lo sta portando lontano dalla comfort zone dei film d’azione. Una trasformazione che potrebbe segnare l’inizio di una seconda fase della sua carriera cinematografica.
La scommessa di Benny Safdie su Johnson attore drammatico sembra aver pagato, aprendo scenari inediti per future collaborazioni che potrebbero ridefinire completamente l’immagine pubblica dell’ex wrestler. “The Smashing Machine” potrebbe rappresentare il punto di svolta definitivo nella carriera di uno degli attori più popolari del pianeta.
E tu cosa ne pensi di questa trasformazione artistica di Dwayne Johnson? Credi che riuscirà davvero a lasciare dietro di sé l’immagine dell’action hero per diventare un attore drammatico credibile, o pensi che sia solo una parentesi prima di tornare ai blockbuster miliardari? Raccontaci nei commenti se hai intenzione di vedere “The Smashing Machine” al cinema.


