Disponibile su Netflix | 98 minuti | 2025.
Diciamocelo, se hai mai fatto un’asta di fantacalcio con gli amici, sai bene che dietro quel tavolo pieno di calcolatrici e fogli sgualciti si nasconde un mondo fatto di ossessioni, scaramanzie e litigi che durano settimane. Alessio Maria Federici lo sa perfettamente, e con “Ogni maledetto Fantacalcio” prova a trasformare questo universo parallelo in una commedia gialla che strizza l’occhio ai milioni di fantallenatori italiani.
Un matrimonio, una scomparsa e troppi sospetti
La storia è semplice ma efficace: Gianni (Enrico Borello), campione in carica della lega “Mai una gioia”, sparisce nel nulla proprio il giorno del suo matrimonio. Coincidenza vuole che sia anche l’ultima giornata di campionato. Il suo migliore amico Simone (Giacomo Ferrara), uno sceneggiatore fallito che dorme sui divani altrui da così tanto tempo che la sua squadra si chiama “Divano Kiev”, finisce dritto nell’ufficio di una giudice dal sarcasmo tagliente interpretata da Caterina Guzzanti.
È qui che inizia un viaggio a ritroso attraverso i mesi precedenti, dalla fatidica asta all’addio al celibato che potrebbe aver scatenato il caos. In mezzo c’è Andrea (Silvia D’Amico), l’unica donna del gruppo che ha sconvolto le dinamiche del branco maschile, e una galleria di personaggi che ogni fantallenatore riconoscerà immediatamente.
I cameo che fanno sorridere (ma non troppo)
Il film si diverte con le partecipazioni speciali di volti noti del calcio e del giornalismo sportivo: Diletta Leotta, Pierluigi Pardo, Giuseppe Pastore e persino l’ex arbitro Daniele Orsato. Federici li usa con intelligenza, senza mai cadere nella tentazione del cameo fine a sé stesso. Particolare menzione per Pastore, che interpreta “il tuttologo che viene cacciato dal colloquio” – una battuta che farà ridere chiunque abbia mai avuto a che fare con quel tipo di fantallenatore che sa tutto di tutti.
Quando “Una notte da leoni” incontra il calcio italiano
Non posso negarlo: diverse scene mi hanno ricordato “Una notte da leoni”, e non credo sia un caso. Federici non nasconde l’omaggio alla saga comica americana, ma lo fa con stile italiano. Ci sono inquadrature che sembrano vere e proprie citazioni, e questa scelta funziona perfettamente considerando il pubblico di riferimento.
Il problema è che il film sembra accontentarsi troppo facilmente di questa formula. La scomparsa di Gianni dovrebbe essere il pretesto per costruire una storia divertente, spassosa e dal ritmo coinvolgente. Il risultato, invece, sono 96 minuti dove a non funzionare è sia la parte comica che quella più intima e riflessiva.
L’occasione perduta di andare oltre la superficie
Ed è qui che emerge il vero limite del film. Federici ha tra le mani un materiale narrativo originale e genuinamente italiano, ma sembra aver paura di prenderlo sul serio. Il fantacalcio poteva essere usato come metafora perfetta per parlare dell’amicizia maschile, delle insicurezze sul futuro, dell’asta intesa come fugace momento per evadere dalla nostra ordinaria e grigia realtà.
C’è una frase emblematica nel film: “in un mondo di Cassano, sii come Fabio Grosso”. Meno apparenza, più sostanza. Peccato che il film stesso non segua questo consiglio, preferendo rimanere in superficie piuttosto che scavare nelle dinamiche umane che il fantacalcio sa tirare fuori.
Le note positive: Guzzanti e un cast ben calibrato
Non tutto è da buttare, anzi. Caterina Guzzanti è la vera colonna portante della pellicola, con il suo sarcasmo tagliente e un ritmo di battute sempre preciso, riesce a dare un tono unico agli interrogatori, trasformandoli in veri sketch. Giacomo Ferrara conferma di essere un attore solido, anche se qui non ha molto spazio per brillare oltre il personaggio tipo del “creativo inconcludente”.
Il cast corale funziona bene e i fantallenatori ritroveranno tic, manie, ossessioni e linguaggio che ben conoscono. È evidente che gli sceneggiatori Giulio Carrieri e Michele Bertini Malgarini abbiano fatto i compiti a casa.
Il verdetto finale
“Ogni maledetto Fantacalcio” è un film che poteva essere molto di più. Ha tutti gli ingredienti per diventare una commedia memorabile: un fenomeno sociale autentico, un cast affiatato, un regista che sa il fatto suo. Invece si accontenta di essere un passatempo piacevole ma dimenticabile, preferendo il comfort della superficialità invece di scavare meglio quelle note amare che, qua e là, sono disseminate all’interno della sceneggiatura.
Se sei un fantallenatore accanito, probabilmente ti divertirai a riconoscere situazioni e personaggi. Ma se cercavi qualcosa che andasse oltre il semplice intrattenimento domenicale, probabilmente rimarrai con l’amaro in bocca. Come diceva un mio amico fantallenatore: “È come aver puntato tutto su un giocatore promettente che poi si rivela essere solo nella media”.
La Recensione
Ogni maledetto Fantacalcio
Ogni maledetto Fantacalcio è una commedia leggera che sfrutta il fenomeno del fantacalcio italiano per costruire un giallo dai toni scherzosi. Pur avendo un cast solido guidato da Caterina Guzzanti e diversi momenti divertenti, il film di Alessio Maria Federici non riesce a sfruttare appieno il potenziale del suo materiale originale, preferendo rimanere in superficie piuttosto che esplorare le dinamiche umane più profonde che il gioco può rivelare.
PRO
- Caterina Guzzanti è perfetta nel ruolo della giudice sarcastica
- Chi gioca riconoscerà linguaggi e situazioni autentiche
CONTRO
- Il potenziale narrativo viene sottoutilizzato per paura di osare
- I rimandi a "Una notte da leoni" sono fin troppo evidenti
- Manca il coraggio di esplorare davvero l'amicizia maschile
- La risoluzione del mistero non riserva sorprese particolari


