Gli Iron Maiden stanno per portare al cinema il nuovo documentario Iron Maiden: Burning Ambition, in arrivo il 7 maggio, e uno dei passaggi più curiosi riguarda proprio lui: Eddie, la mascotte scheletrica che da decenni accompagna la band su copertine, palchi, magliette e incubi bellissimi dei fan.
Sì, perché quando si parla degli Iron Maiden è impossibile fermarsi solo alle chitarre, alla voce di Bruce Dickinson o a quei ritornelli che ti fanno venire voglia di alzare il pugno anche se sei seduto sul divano con le pantofole. C’è anche Eddie. E non è un dettaglio grafico. È un pezzo enorme dell’immaginario della band.
Nel nuovo documentario diretto da Malcolm Venville, realizzato per celebrare i 50 anni di carriera degli Iron Maiden, il racconto attraversa tutta la loro storia: dagli inizi nei piccoli locali dell’East London fino alla trasformazione in una delle band metal più amate e riconoscibili del pianeta. Ma nella clip esclusiva diffusa da NME, a rubare la scena è proprio la mascotte.
E qui arrivano anche i nomi grossi.
Chuck D dei Public Enemy ha definito Eddie un vero “monumento”, spiegando che un personaggio così riesce a parlare a generazioni diverse. Ed è vero. Magari non conosci subito tutti gli album degli Iron Maiden, magari non sai ancora distinguere The Number of the Beast da Powerslave, però vedi Eddie e capisci subito dove sei finito. Nel mondo Maiden. Un posto rumoroso, teatrale, esagerato e pieno di dettagli da guardare.
Anche Lars Ulrich dei Metallica ha sottolineato quanto sia difficile pensare a una mascotte più riconoscibile nel mondo dell’hard rock e del metal. E detta da uno che ha vissuto il metal da dentro, non proprio da turista con la maglietta comprata al centro commerciale, la frase pesa.
Eddie è apparso sulla copertina di tutti i 17 album in studio degli Iron Maiden. Ogni volta diverso, ogni volta coerente con l’estetica del disco. Soldato, faraone, mostro futuristico, creatura demoniaca, figura da fumetto horror. Cambia pelle, ma resta sempre Eddie. Una specie di marchio vivente, anche se tecnicamente è più morto che vivo. Vabbè, ci siamo capiti.
Nel documentario si parla anche delle scelte più delicate nella storia della band. Una su tutte: l’arrivo di Bruce Dickinson al posto di Paul Di’Anno. Gli Iron Maiden lo descrivono come il pezzo mancante del puzzle, e in effetti da lì la storia prende una velocità diversa. Non solo per la voce di Dickinson, ma per l’energia teatrale che porta sul palco. Con Eddie, poi, quella teatralità diventa quasi cinema prima ancora che concerto.
Burning Ambition non evita nemmeno le difficoltà. Il film racconta le sfide affrontate dagli Iron Maiden in cinque decenni: l’esplosione del grunge, i problemi di salute, i momenti in cui mollare tutto sembrava una tentazione concreta. Perché una band così, vista da fuori, sembra una macchina indistruttibile. Ma dietro ci sono scelte, fatica, cambiamenti e anche giornate in cui probabilmente nessuno aveva voglia di fare il mito del metal.
Il documentario arriva mentre la band continua il tour Run For Your Lives, iniziato lo scorso anno, con una grande data a Knebworth Park l’11 luglio. Non sarà un concerto qualunque: intorno all’evento nascerà anche EddFest, un weekend dedicato al mondo Maiden, con il museo esperienziale Infinite Dreams, cimeli di scena, oggetti storici e una serie di band legate alla loro storia.
Il manager Rod Smallwood ha spiegato che l’idea era creare una specie di “Maiden World” per i fan. E il nome EddFest dice già tutto: dopo 50 anni di carriera, Eddie non è solo una mascotte. È il custode di un universo.
Gli Iron Maiden hanno scritto pagine enormi nella storia del metal, ma Eddie ha fatto qualcosa di raro: ha dato un volto a quel suono. Un volto brutto, scheletrico, inquietante. Però, ammettiamolo, anche stranamente affettuoso.
Tu che rapporto hai con Eddie e con gli Iron Maiden? Scrivilo nei commenti e dimmi qual è la copertina della band che ti è rimasta più impressa.

