Animazione | 99 minuti | PG | 2025.
Devo ammettere una cosa: dopo “Coco”, “Soul” e “Turning Red”, ogni volta che arriva un nuovo film Pixar le aspettative si alzano automaticamente. Con “Elio”, il colosso dell’animazione torna a esplorare i grandi temi che lo hanno reso famoso – famiglia, perdita, solitudine e crescita – ma lo fa con una formula talmente familiare che, pur funzionando emotivamente, lascia la sensazione di aver già visto tutto questo prima.
Una storia di solitudine e stelle
La storia segue Elio Solis (doppiato da Yonas Kibreab in originale e Andrea Fratoni in italiano), un bambino orfano che vive con la zia Olga (Zoe Saldaña in originale e Alessandra Mastronardi in italiano), maggiore dell’aeronautica militare. Dopo aver visto una mostra sui viaggi spaziali Voyager in un museo, Elio inizia a sognare di trovare conforto oltre il nostro sistema solare, arrivando addirittura a costruire la tecnologia necessaria per contattare potenziali alieni.
Il punto di partenza ricorda inevitabilmente “Lilo & Stitch”: anche qui abbiamo un tutore che mette da parte i propri sogni per prendersi cura di un parente, e un bambino che non è esattamente grato per questo sacrificio. La dinamica è identica, cambia solo l’ambientazione spaziale.
Quando gli alieni bussano alla porta
Le cose si complicano quando Elio riesce davvero nel suo intento di contattare forme di vita extraterrestri. Il Comuniverso, un consiglio intergalattico composto da diverse razze aliene, ha intercettato uno dei Voyager e decide di rispondere alla Terra. Il problema? Scambiano Elio per il leader del pianeta e lo invitano a unirsi a loro.
Qui il film prende una piega à la “Galaxy Quest”, mescolando avventura spaziale e commedia degli equivoci. Elio si ritrova a dover negoziare con Lord Grigon (Brad Garrett in originale e Adriano Giannini in italiano), un imperatore guerrafondaio escluso dal Comuniverso che minaccia di distruggerlo. L’unica speranza? Il figlio di Grigon, Glordon (Remy Edgerly in originale e Alexander Gusev in italiano), un giovane alieno pacifico che non vuole seguire le orme paterne.
Tre registi per una formula già vista
Il fatto che ci siano voluti tre registi (Madeline Sharafian, Domee Shi di “Red” e Adrian Molinato) per portare in vita questa storia dice già qualcosa sulla complessità produttiva del progetto. Il risultato finale sembra più un collage di riferimenti che un’opera originale: ci sono omaggi a “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “Venerdì 13” e ovviamente ai precedenti capolavori Pixar.
Per noi adulti è fin troppo facile prevedere dove andrà a parare la storia. I meccanismi narrativi sono così collaudati che praticamente ogni svolta emotiva arriva puntuale come un orologio svizzero.
Il cuore non mente, anche se la testa già sa tutto
Eppure, e qui sta il paradosso di “Elio”, funziona comunque a livello emotivo. La sceneggiatura di Julia Cho, Mark Hammer e Mike Jones riesce a costruire un’amicizia genuina tra Elio e Glordon, due anime solitarie che si riconoscono a vicenda.
Il film comprende perfettamente perché l’idea dell’esistenza aliena affascini così tanto: rappresenta la speranza che da qualche parte nell’universo ci sia qualcuno disposto ad ascoltarci, a comprenderci, a non farci sentire soli. È un messaggio potente, anche se confezionato in modo prevedibile.
Troppa spiegazione, poca fiducia nel pubblico
Uno dei limiti più evidenti del film è la tendenza a verbalizzare troppo ogni tema ed emozione invece di lasciare che siano le immagini, la colonna sonora e la costruzione del mondo a comunicarli. È come se i registi non si fidassero abbastanza del pubblico – inclusi i bambini – per capire la caratterizzazione e la storia attraverso mezzi più sottili.
La palette cromatica verde e blu è bellissima, il mondo galattico ben costruito, ma tutto viene poi spiegato a parole invece di essere semplicemente mostrato.
Il finale che commuove nonostante tutto
Devo essere onesto: durante il terzo atto mi sono commosso. Forse perché anche io ho vissuto perdite recenti, o forse perché il film non prende mai in giro chi crede davvero che qualcuno là fuori ci stia aspettando. Nei momenti finali, quando le relazioni si ricompongono e l’amore viene espresso, “Elio” riesce a toccare corde profonde.
Non sarà originale, ma questo non significa che non riesca a penetrare nel cuore con la stessa efficacia di sempre.
Il verdetto finale
“Elio” è il classico film Pixar che sa perfettamente come funzionare anche se non reinventa nulla. È prevedibile quanto può esserlo una storia del genere, ma anche tenero quanto sanno essere i migliori prodotti dello studio.
Se cerchi innovazione narrativa, probabilmente rimarrai deluso. Se invece vuoi passare 99 minuti in compagnia di personaggi credibili alle prese con emozioni universali, “Elio” farà il suo dovere egregiamente.
È un film che ti ricorda perché continuiamo a guardare verso le stelle: non solo per scoprire cosa c’è là fuori, ma per capire meglio chi siamo qui dentro.
La Recensione
Elio
Elio è un film d'animazione Pixar che combina elementi familiari dello studio con un'avventura spaziale prevedibile ma emotivamente efficace. Nonostante la mancanza di originalità narrativa e la tendenza a spiegare troppo ogni tema, il film riesce comunque a commuovere grazie a personaggi credibili e un messaggio universale sulla solitudine e l'appartenenza.
PRO
- Il film esplora con sincerità il bisogno umano di sentirsi compresi e accettati
- La costruzione del mondo galattico e la palette visiva sono all'altezza degli standard dello studio
- Nonostante la prevedibilità, il terzo atto riesce genuinamente a commuovere
CONTRO
- La trama ricalca pedissequamente schemi narrativi ultra-collaudati di Pixar
- Il film spiega a parole ogni emozione invece di mostrarle visivamente


