Ema Stokholma si è raccontata al settimanale Chi e, come spesso succede con lei, non ha scelto la strada più comoda. Ha parlato di amore, libertà, figli, ferite personali e anche di Achille Lauro, con una frase che ovviamente ha già fatto il giro del web: “Io e Lauro abbiamo dormito insieme, ma non è successo niente”. Una dichiarazione perfetta per accendere la curiosità, sì, ma l’intervista dice molto di più.
Ema oggi è una delle presenze più riconoscibili della radio e della tv. Ha vinto Pechino Express nel 2017, è arrivata a Radio 2 Social Club con Luca Barbarossa, ha seguito Sanremo su Radio 2 con Gino Castaldo ed è stata anche tra i volti del PrimaFestival. Ha quella parlantina un po’ francese, un modo di stare davanti alla telecamera che sembra sempre spontaneo e una leggerezza che, vista da fuori, potrebbe far pensare a una vita semplice.
Poi la ascolti parlare della sua storia e capisci che semplice non lo è stata per niente.
Nell’intervista, Ema racconta di aver dovuto lavorare molto su rabbia e insicurezza. Usa un’immagine forte, quasi brutale: all’inizio si sentiva “un pacchetto da lasciare, non da prendere”. Una frase che fa male perché non sembra costruita per impressionare. Sembra proprio una di quelle cose che una persona arriva a dire dopo anni passati a guardarsi male.
Un passaggio importante, per lei, è stato l’incontro con Andrea Delogu. Ema racconta che è stata una delle prime persone a chiederle davvero della sua vita. Non per curiosità superficiale, ma con attenzione. Da lì è arrivato anche il coraggio di raccontarsi nel libro Per il mio bene, dove ha parlato dell’infanzia in Francia con una madre violenta e un padre assente.
Ema sa che certi argomenti danno fastidio. Parlare di una madre violenta non è facile, perché culturalmente siamo abituati a proteggere l’idea della madre sempre buona, sempre rifugio, sempre amore. Però lei lo dice chiaramente: raccontarlo può essere utile a qualcuno. Non per restare fermi nel dolore, ma per capire che si può reagire.
La sua posizione sulla fragilità è interessante perché non è la solita frase morbida da social. Dice, in sostanza, che non tutti possono permettersi di essere fragili. Alcune persone devono diventare forti per sopravvivere. Però questa forza, secondo lei, non può diventare una scusa per fare male agli altri. Se hai avuto un’infanzia difficile, ci lavori. Non basta dirlo e usarlo come giustificazione per ogni cosa.
Poi c’è il tema dei figli. Sui social Ema aveva già scritto di stare bene senza figli e nell’intervista ribadisce il concetto. Non parla di rifiuto cattivo o di chiusura. Parla di libertà. Ha fatto fatica a trovare un equilibrio, a costruirsi uno spazio suo, e non vuole rimettere tutto in discussione. Dice anche una cosa molto onesta: sa che sarebbe una brava madre, forse persino troppo dedita. Però non si sente pronta per quella scelta e non vuole sentirsi in colpa.
E anche questa, nel 2026, dovrebbe essere una frase normale. Invece ogni volta che una donna dice di non volere figli sembra ancora partire il tribunale popolare. Come se la maternità fosse un modulo obbligatorio da compilare entro una certa età.
Sull’amore, Ema è altrettanto diretta. Dice di essere innamorata, e lo dice con una dolcezza che sorprende un po’, soprattutto perché ammette di non essere abituata agli abbracci nemmeno con le amiche. Con il suo ragazzo, invece, è espansiva. Le sta succedendo qualcosa che non le capitava da tempo.
Allo stesso tempo, però, non si vede invecchiare con un uomo accanto. Non ha quel progetto. E questa è forse la parte più Ema Stokholma dell’intervista: vivere un amore senza trasformarlo per forza in una sceneggiatura già scritta. Si può essere innamorati senza immaginare il matrimonio, la casa, il divano beige e la vecchiaia mano nella mano? Per lei sì.
Poi arriva la parte più leggera, quella su Sanremo e sui cantanti. Ema racconta che con Francesco Renga andrebbe a cena, perché lo trova simpatico, autoironico e molto profumato. Cita anche Sal Da Vinci e Raf, sempre parlando di profumi, sua vera fissazione. Su Achille Lauro, invece, sgancia la frase destinata a diventare titolo ovunque: hanno dormito insieme, ma non è successo niente. Con Samuray Jay, invece, chiarisce che non c’è nulla di romantico, anche se lo definisce una persona adorabile.
Alla fine resta il ritratto di una donna che non vuole farsi chiudere in una sola definizione. Conduttrice, dj, artista, donna innamorata, donna senza desiderio di maternità, persona che ha attraversato ferite pesanti e oggi prova a stare bene. Il suo sogno, tra l’altro, è fare la pittrice. Intanto si dice felice della radio e firmerebbe per continuare così.
E forse è proprio questo il punto più bello del suo racconto: Ema Stokholma non sembra interessata a sembrare perfetta. Vuole solo essere libera di essere se stessa, anche se questo significa non piacere a tutti.
Tu cosa ne pensi delle parole di Ema Stokholma sull’amore, sui figli e sulla libertà di non seguire un copione già scritto? Scrivilo nei commenti.


